Al WMF la tavola rotonda che racconta come l’Europa sta pianificando la sovranità su AI e spazio

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Al WMF 2026 di Bologna, manager di Thales Alenia Space, 28 Dgtl e Zest Group hanno discusso la strategia europea su intelligenza artificiale, cybersecurity e space economy. Il confronto ha messo a fuoco il ruolo del venture capital, la frammentazione dei finanziamenti UE e la proposta di un regime unico per le startup transfrontaliere.

Il palco del WMF – We Make Future, a Bologna, ospita un confronto sulla sovranità tecnologica europea che intreccia intelligenza artificiale e cybersecurity, con uno sguardo specifico alle tecnologie spaziali e al ruolo del capitale di rischio nella crescita delle startup che lavorano su tecnologie dual use. A discuterne sono Annamaria Nassisi di Thales Alenia Space, Federico Menna di 28 Dgtl e Ivan Cazzol di Zest Group, provenienti da mondi diversi ma convergenti sulla stessa idea. L’Europa deve scegliere dove investire, perché non può permettersi di rincorrere la leadership ovunque.

Perché l’Europa non può puntare su tutto

Per Federico Menna, Chief Executive Officer di 28 Dgtl, l’errore più comune è proprio questo, pensare di poter competere su ogni fronte tecnologico.

La proposta di Menna è una mappatura delle tecnologie considerate davvero strategiche, per poi scegliere quali sviluppare in autonomia, quali acquisire attraverso accordi internazionali e quali condividere con partner che dispongono già delle competenze necessarie. Il quantum computing viene citato come uno dei settori in cui l’Europa conserva ancora margini di leadership, nonostante negli ultimi anni il continente abbia perso terreno su altre tecnologie chiave, dai semiconduttori avanzati ai grandi modelli di intelligenza artificiale. Questo approccio selettivo, secondo Menna, permetterebbe di concentrare risorse limitate sui pochi ambiti in cui un investimento aggiuntivo può davvero fare la differenza, evitando la dispersione che ha caratterizzato molte politiche industriali europee del passato.

La frammentazione che frena le startup

Ivan Cazzol, Partners Growth Lead di Zest Group, individua nella frammentazione il problema più concreto per chi lavora nel settore.

Le regole cambiano da un paese europeo all’altro e i tempi di accesso ai finanziamenti pubblici sono diversi. Una startup che vuole crescere oltre il proprio mercato nazionale si trova spesso ad affrontare procedure burocratiche distinte in ogni stato membro. La soluzione proposta dal panel passa da sandbox regolatorie transfrontaliere, spazi sperimentali in cui testare nuove tecnologie con regole condivise tra più paesi, evitando che ogni mercato richieda un percorso di autorizzazione separato. A questa proposta si aggiunge l’idea di un ventottesimo regime giuridico pensato apposta per le startup, un quadro normativo unico che si sovrapporrebbe alle regole nazionali senza sostituirle, riducendo i costi di adattamento per chi opera in più mercati contemporaneamente.

Alcuni paesi si muovono già in questa direzione. La Francia, per esempio, ha sviluppato fondi nazionali dedicati a sostenere le startup nei settori dual use, accettando anche un livello di rischio più alto rispetto ai criteri tradizionali di investimento.

Il ruolo del capitale pubblico e privato

Annamaria Nassisi porta il discorso sul settore spaziale per spiegare come questo equilibrio tra pubblico e privato si traduca in pratica. Il modello statunitense, fondato su un forte coinvolgimento del venture capital fin dalle prime fasi di sviluppo delle tecnologie spaziali, si confronta in Europa con un ecosistema dove le agenzie spaziali nazionali e le istituzioni pubbliche restano protagoniste, pur lavorando sempre più a stretto contatto con gli investitori privati. La partnership tra Thales Alenia Space e l’Agenzia Spaziale Italiana viene citata come esempio concreto di questa collaborazione, in cui la quota di capitale privato cresce progressivamente senza sostituire l’investimento pubblico destinato alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie.

La protezione delle infrastrutture spaziali, considerate oggi infrastrutture critiche, richiede budget elevati. Per questo il sostegno pubblico resta determinante per la competitività del settore.