Apple porta di nuovo Londra in tribunale per difendere i backup cifrati degli iPhone

Tempo di lettura: 4 minuti

Apple ha depositato a luglio 2026 un ricorso all'Investigatory Powers Tribunal contro il technical capability notice con cui il Home Office chiede l'accesso ai backup iCloud cifrati degli utenti britannici.

Apple ha depositato un ricorso davanti all’Investigatory Powers Tribunal per contestare l’ordine con cui il governo britannico chiede di poter accedere ai backup cifrati che gli utenti del Regno Unito conservano su iCloud. Il deposito, avvenuto a luglio, è emerso da un provvedimento dello stesso tribunale, l’organo giudiziario indipendente che in Gran Bretagna valuta la legittimità dell’operato dei servizi di intelligence e dei poteri investigativi esercitati dallo Stato. L’azienda di Cupertino ha confermato l’esistenza del procedimento rifiutando ogni commento ulteriore, mentre un portavoce dell’esecutivo britannico ha replicato che il governo non conferma né smentisce l’esistenza di singoli provvedimenti.

Come funziona un technical capability notice

Al centro della causa c’è un documento che la legge britannica circonda di segretezza quasi totale. Si chiama technical capability notice ed è uno strumento previsto dall’Investigatory Powers Act del 2016, la legge che i suoi oppositori hanno ribattezzato Snoopers’ Charter. Con quelle notifiche le autorità possono imporre a una società tecnologica di predisporre le capacità tecniche necessarie perché polizia e servizi di sicurezza riescano a leggere i dati dei clienti, compresi quelli protetti da sistemi di cifratura robusti. La stessa norma vieta al destinatario di ammettere pubblicamente di aver ricevuto l’ordine o di discuterne il contenuto, con un vincolo di riservatezza che gli avvocati britannici paragonano a quello di una super-injunction. Il ricorso presentato da Apple punta al potere di emettere quel tipo di provvedimenti, prima ancora che al singolo ordine ricevuto.

Perché Apple ha spento la crittografia avanzata nel Regno Unito

La partita era cominciata all’inizio del 2025, quando il Ministero dell’Interno britannico aveva notificato all’azienda un primo ordine che copriva sia i clienti del Regno Unito sia quelli statunitensi. La risposta di Cupertino era arrivata nel giro di poche settimane con il ritiro di Advanced Data Protection dal mercato britannico, la funzione opzionale che estende la cifratura end-to-end ai backup dei dispositivi e alle immagini archiviate su iCloud, rendendo quei contenuti illeggibili perfino per l’azienda che li ospita sui propri server. Chi in Gran Bretagna aveva attivato quella protezione se l’è vista sparire dalle impostazioni, senza alcun guasto tecnico dietro.

La reazione di Washington era stata durissima, con Donald Trump che aveva accostato la richiesta britannica a pratiche associate di solito alla Cina.

Dopo mesi di trattative con l’amministrazione americana, Londra aveva ritirato l’ordine originario nell’agosto del 2025. Nella seconda metà dello stesso anno, però, le autorità britanniche hanno emesso una nuova notifica, questa volta circoscritta ai soli utenti del Regno Unito. È quel provvedimento a essere finito davanti ai giudici.

Cosa succede ora davanti all’Investigatory Powers Tribunal

Il tribunale ha comunicato il ricorso anche a Privacy International, che insieme a Liberty aveva già promosso un procedimento autonomo contro l’uso dei technical capability notice. L’organizzazione ha accolto con favore la mossa di Apple, descrivendo le due cause parallele come determinanti per la tutela della riservatezza e della sicurezza di chiunque usi servizi cloud.

Un’udienza di case management è fissata per il mese prossimo e servirà a decidere come coordinare i procedimenti collegati. Il portavoce governativo ha ricordato il sostegno britannico alla cifratura forte e alla protezione della privacy, aggiungendo che le forze dell’ordine devono poter accedere alle comunicazioni quando ciò risulti necessario e proporzionato per contrastare il terrorismo e gli abusi sessuali sui minori, e ha sostenuto che l’Investigatory Powers Act prevede garanzie solide insieme a un controllo giudiziario indipendente. Apple, dal canto suo, mantiene la posizione già espressa quando disattivò la funzione nel Regno Unito, ribadendo che nessuna backdoor e nessuna chiave universale è mai stata costruita nei suoi prodotti e che nessuna verrà costruita in futuro. L’argomento tecnico dell’azienda ruota attorno a un effetto collaterale che gli specialisti di sicurezza conoscono da decenni, perché un accesso privilegiato progettato per un’autorità statale resta, evidentemente, una porta disponibile anche per chi riesca a forzarla dall’esterno.