Il collettivo Autistici/Inventati ha chiuso i propri servizi, ma la vicenda nata dalla designazione statunitense prosegue davanti a un giudice italiano. L’associazione AI ODV, titolare del conto corrente del gruppo, ha depositato al Tribunale di Pisa un ricorso d’urgenza contro Banca Popolare Etica, l’istituto presso cui sono ferme alcune decine di migliaia di euro raccolte con le donazioni di utenti e sostenitori.
Come è nato il blocco del conto di Autistici/Inventati
Il 26 agosto l’Office of Foreign Assets Control, l’ufficio del Dipartimento del Tesoro americano che amministra le sanzioni economiche, ha inserito A/I nella lista dei Specially Designated Nationals sulla base dell’ordine esecutivo 13224, lo strumento con cui Washington colpisce i soggetti che considera coinvolti nel sostegno al terrorismo. L’iscrizione congela i beni che si trovano sotto giurisdizione statunitense e vieta a cittadini e aziende americane di avere rapporti economici con il soggetto designato. Gli effetti si allargano anche fuori dagli Stati Uniti per via del rischio di sanzioni secondarie, cioè le misure che l’amministrazione americana può adottare contro banche e imprese straniere che continuano a lavorare con chi compare nella lista.
Sei giorni più tardi, il 1° settembre, Banca Etica ha sospeso ogni operazione sul conto dell’associazione.
Secondo il comunicato diffuso da AI ODV l’8 settembre, la limitazione è stata disposta senza richiamare una norma di riferimento e senza fissare un termine. Nella riunione del 4 settembre l’istituto ha poi annunciato il recesso unilaterale dal contratto e ha precisato che i fondi presenti sul conto non sarebbero rimasti nella disponibilità dell’associazione.
Cosa chiede Autistici/Inventati nel ricorso contro Banca Etica
Il ricorso segue il procedimento d’urgenza previsto dall’articolo 700 del codice di procedura civile, che permette di ottenere dal giudice un provvedimento rapido quando l’attesa di una causa ordinaria rischia di produrre un danno imminente e irreparabile.
L’associazione chiede la piena riattivazione del conto oppure, in via subordinata, il trasferimento del saldo su un rapporto di sua indicazione. Nell’atto ricorda di non essere sottoposta ad alcun procedimento in Italia e di non figurare nelle liste di sanzioni dell’Onu o dell’Unione europea. Per AI ODV nessuna norma in vigore nell’ordinamento italiano obbliga una banca a congelare fondi in seguito a una designazione decisa negli Stati Uniti. Il collettivo contesta anche i tempi della misura, perché insieme alla designazione l’Ofac ha rilasciato la licenza generale n. 36, un’autorizzazione che consente di chiudere in modo ordinato i rapporti in corso con A/I fino al 25 settembre, mentre il conto è stato bloccato più di tre settimane prima di quella data. Nel comunicato l’associazione mette inoltre a confronto due versioni fornite dall’istituto: al collettivo la banca avrebbe parlato di approfondimenti istruttori, mentre nella nota pubblica dello stesso giorno ha descritto un conto con operatività regolare e profilo antiriciclaggio medio e ha indicato nel timore di sanzioni secondarie la ragione della sospensione.
L’avvocato del collettivo, Fausto Gianelli, ha definito il ricorso una questione di principio. Il legale ha riferito che, secondo gli avvocati statunitensi consultati, fino al 25 settembre restano consentite le operazioni necessarie a liquidare il rapporto, come il pagamento di forniture e imposte. Ha sostenuto inoltre che non risultano precedenti in cui le sanzioni secondarie abbiano compromesso l’attività di una banca.
La posizione di Banca Etica sulle sanzioni Ofac
Banca Etica, di cui A/I è cliente dal 2018, aveva spiegato il 1° settembre che mantenere il rapporto con un soggetto iscritto nelle liste Ofac potrebbe esporla a sanzioni secondarie, con la perdita dei servizi degli intermediari statunitensi da cui dipendono i pagamenti con carta e le transazioni fuori dall’area euro dei suoi 130mila clienti e soci. Nella stessa nota l’istituto ha condannato l’uso delle liste per finalità politiche e ha riferito di aver contattato le associazioni di categoria del settore bancario e il ministero dell’Economia, alla ricerca di una soluzione che consentisse di tenere aperto il conto. La banca ha ricordato di chiedere da mesi risposte alle istituzioni italiane ed europee, da quando nelle stesse liste sono finiti la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese e i giudici della Corte penale internazionale. Al manifesto l’istituto ha poi detto di auspicare che sia la magistratura a fare chiarezza, mentre Banca d’Italia, interpellata da Valori.it, ha fatto sapere che la decisione spetta al singolo istituto di credito. Il tribunale non ha ancora fissato la data della prima udienza.
