Blackout sventato in Polonia, spionaggio scoperto in Francia. La Russia nel mirino delle sanzioni cyber europee

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Regno Unito e Unione Europea sanzionano 24 individui ed entità legati a GRU e FSB, attribuendo al 16° Centro FSB l'attacco alla rete energetica polacca del dicembre 2025. La Francia rende pubblica una campagna di spionaggio informatico del FSB attiva dal 2017 contro Ministero della Difesa, Esteri e ricerca sulla difesa nazionale

Un pacchetto sanzionatorio senza precedenti colpisce le reti cyber riconducibili allo Stato russo, frutto della prima azione congiunta mai adottata da Regno Unito e Unione Europea su questo terreno. Londra sanziona 24 tra individui ed entità, mentre Bruxelles aggiunge nove nominativi e quattro società, in quella che l’Alta Rappresentante UE Kaja Kallas ha definito la più ampia serie di designazioni individuali dall’invasione russa dell’Ucraina e il pacchetto di sanzioni cyber più esteso mai varato dall’Unione.

Tra i nomi compaiono figure di vertice del GRU come Vyacheslav Stafeyev, Ivan Senin e Ivan Kasyanenko, accusati di dirigere operazioni cibernetiche e ibride per conto dei servizi segreti militari russi. Le autorità occidentali collegano a questo network anche la società IMPULS, che secondo la ricostruzione avrebbe collaborato con l’Unità 29155 del GRU, il servizio di intelligence militare russo, per reclutare hacker e specialisti informatici direttamente da università e accademie russe.

Attacco alla rete energetica polacca attribuito all’FSB

Il nucleo dell’azione riguarda l’attribuzione, condivisa tra i governi britannico ed europei, di un attacco alla rete energetica polacca al 16° Centro del Servizio federale di sicurezza russo. L’operazione risale al dicembre 2025 e puntava, secondo la ricostruzione ufficiale, anche al sistema di trattamento delle acque del Paese. Il ministro dell’Energia polacco Milosz Motyka aveva confermato l’episodio già a gennaio.

Gli esperti ipotizzano un tentativo di interrompere la comunicazione tra gli impianti a energie rinnovabili e gli operatori di distribuzione, un’operazione che se fosse riuscita avrebbe potuto lasciare senza corrente 500.000 cittadini in pieno inverno. Le sanzioni si estendono agli operatori del malware Lumma Stealer, strumento per il furto di credenziali che secondo la National Crime Agency britannica ha prodotto oltre 2.100 vittime nel Regno Unito negli ultimi sei mesi, e a dieci figure legate a Rybar LLC, testata online vicina al Cremlino accusata di diffondere narrazioni anti-ucraine e di interferire nei processi elettorali di Moldova e Armenia.

Il rapporto francese su una campagna di spionaggio pluriennale

Parigi ha reso pubblica nella stessa giornata un’attribuzione distinta ma collegata alla medesima unità russa. Da anni, secondo il rapporto del Centro di coordinamento delle crisi cyber francese, il territorio nazionale sarebbe bersaglio dell’Unità 61240 del FSB, ex KGB per intendersi, che opera con il modus operandi d’attacco noto come TURLA. Con la sigla TURLA gli esperti di sicurezza informatica indicano un insieme di tecniche e strumenti che caratterizza le operazioni del 16° Centro dell’FSB fin dal 2004, capace di restare nascosto nelle reti compromesse per anni prima di essere individuato.

Gli obiettivi includono sistemi ministeriali colpiti dal 2014, la rete dell’ambasciata francese a Mosca nel 2018 e, nel febbraio 2025, un istituto di ricerca su tecnologie sensibili per l’industria della difesa, da cui sarebbe stato esfiltrato un volume rilevante di dati. Il rapporto indica due società russe, AO AST e NPP Gamma, quali presunti sostenitori tecnici delle operazioni offensive dell’unità.

Le autorità francesi collegano inoltre uno dei gruppi appena sanzionati a rivendicazioni di destabilizzazione contro i Giochi Olimpici di Parigi 2024. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore russo Aleksey Meshkov, riferendo di attacchi informatici condotti a fini di spionaggio e sabotaggio in circa dieci Paesi europei, con obiettivi che comprendono anche infrastrutture ferroviarie, come già accaduto in Polonia.

Una risposta coordinata a livello europeo

Il Consiglio dell’Unione Europea colloca l’episodio polacco in una serie più ampia di campagne condotte dal 16° Centro FSB contro reti governative e infrastrutture critiche in Germania, Cipro, Paesi Bassi, Austria, Slovacchia, Romania e Finlandia, oltre che in Francia e Polonia. Il National Cyber Security Centre britannico ha diffuso, insieme ad agenzie di dodici Paesi tra cui Italia, Francia, Stati Uniti e Polonia, un avviso congiunto sulle vulnerabilità dei router obsoleti sfruttate dal Centro 16 per colpire infrastrutture nazionali critiche a livello globale. I settori indicati come più esposti comprendono comunicazioni, difesa, energia, servizi finanziari e sanità.

La Germania ha convocato l’ambasciatore russo per protestare formalmente contro le attività attribuite a Mosca, un gesto diplomatico che accompagna diversi Stati membri dell’Unione nella medesima direzione. Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un ecosistema cibernetico statale russo che intreccia agenzie di intelligence, aziende private e gruppi criminali, ricorrendo a questi ultimi per condurre operazioni di raccolta informativa e sabotaggio a supporto degli obiettivi militari e di politica estera del Cremlino. Si capisce, quindi, come il livello di tensione geopolitica stia salendo alle stelle e che le politiche europee sulla cyberiscurezza abbiano bisogno di essere messe al passo con i tempi.