Il Parlamento europeo ha chiuso la seconda lettura sul dossier che quasi tutti chiamano Chat Control, approvando una versione modificata della posizione che il Consiglio dell’Unione europea aveva adottato il 2 luglio. Al centro del voto c’è la deroga alle norme ePrivacy che permette alle piattaforme digitali di scansionare volontariamente le comunicazioni degli utenti per individuare e segnalare materiale pedopornografico, una misura scaduta lo scorso aprile e ora prorogata fino al 3 aprile 2028.
Cosa cambia per whatsapp e le chat cifrate
L’emendamento numero 30, approvato con 369 voti favorevoli, esclude dall’ambito di applicazione della norma le comunicazioni alle quali è stata, è o sarà applicata la crittografia end-to-end. Restano quindi fuori dal perimetro del monitoraggio i messaggi scambiati su WhatsApp e su altri servizi che adottano lo stesso standard di cifratura.
Rientrano invece nella deroga i messaggi diretti su piattaforme come Instagram, Discord, Snapchat, Skype e Xbox, oltre alle email gestite tramite Gmail e iCloud, servizi su cui le aziende tecnologiche statunitensi tornano autorizzate a effettuare scansioni senza mandato né sospetto preventivo su un singolo utente. I post pubblici sui social media e i file ospitati sui servizi di cloud storage restano scansionabili come già avveniva prima di questa norma, mentre i messaggi privati continuano a poter essere segnalati dagli utenti stessi o monitorati dalle autorità attraverso intercettazioni autorizzate da un tribunale, uno scenario diverso rispetto alla scansione automatica e generalizzata che il regolamento consente ai fornitori di servizi.
Cosa prevede l’iter tra parlamento e consiglio
La procedura ha imposto all’Eurocamera una soglia particolarmente alta per intervenire sul testo del Consiglio, la maggioranza assoluta dei 720 deputati, fissata a 361 voti favorevoli. In un primo passaggio una maggioranza semplice si è espressa per il respingimento della posizione del Consiglio con 314 voti a favore, 276 contrari e 17 astenuti, senza raggiungere la soglia richiesta. Nel secondo voto, sulla posizione modificata dal Parlamento, i favorevoli sono scesi a 276 contro 286 contrari e 30 astenuti, un esito che ha concluso la seconda lettura lasciando in vigore il testo emendato dall’Eurocamera.
Il gruppo popolare ha giocato un ruolo determinante in questo esito, ricorrendo a una procedura parlamentare usata raramente per rimettere in moto un iter che a marzo era stato bloccato dagli stessi gruppi di centrodestra, allora contrari ad alcuni emendamenti proposti dalla relatrice socialista Birgit Sippel. Il gruppo popolare ha motivato la scelta richiamando il vuoto legale apertosi con la scadenza della deroga lo scorso aprile, mentre la riapertura dell’iter è partita su iniziativa della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, esponente dello stesso gruppo politico, un passaggio che fonti diplomatiche citate da Politico hanno definito senza precedenti nella prassi parlamentare. Il testo emendato passa ora al Consiglio dell’Unione europea, che avrà tre mesi di tempo per accettare le modifiche parlamentari o respingerle, mentre un mancato accordo aprirebbe la fase di conciliazione tra le due istituzioni necessaria per arrivare a un testo condiviso. Sullo sfondo restano i negoziati sul regolamento permanente per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online, quello che gli oppositori chiamano Chat Control 2.0, per cui buona parte degli aspetti tecnici risulterebbe già concordata sotto la presidenza cipriota del Consiglio nella prima metà del 2026, seppure pare evidente che alcuni nodi rimangano ancora da sciogliere.
