Bologna ospita la chiusura del WMF – We Make Future 2026, e il Mainstage si trasforma per qualche ora in una vetrina delle priorità europee sulla tecnologia. Salgono sul palco, in sequenza, due figure che rappresentano l’anima istituzionale e quella industriale dell’innovazione continentale, Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, e Michiel Scheffer, presidente del board dell’European Innovation Council, l’agenzia che a Bruxelles si occupa di finanziare le tecnologie più avanzate del continente.
Cosa ha detto Virkkunen sulle priorità tecnologiche europee
Virkkunen ha aperto la giornata elencando i temi su cui la Commissione europea concentra l’attenzione nei prossimi mesi: capacità di calcolo nel cloud, semiconduttori, software open source, sostegno alle startup e infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Tra i passaggi più seguiti dell’intervento c’è stato il riferimento a Bologna, indicata da Virkkunen come uno dei nodi strategici su cui l’Europa può contare per il supercalcolo, un tema che nella città emiliana ha radici concrete grazie agli investimenti già concentrati attorno al Cineca e al sistema della ricerca pubblica. La vicepresidente ha collegato questo riconoscimento a un disegno più ampio, quello di un’infrastruttura digitale europea capace di sostenere lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale senza dipendere in modo eccessivo da fornitori extraeuropei. Per chi segue da vicino le politiche di sovranità tecnologica l’indicazione non arriva inattesa, perché negli ultimi anni Bologna ha accumulato investimenti pubblici significativi nel calcolo ad alte prestazioni, diventando un riferimento per ricercatori e aziende che lavorano su modelli linguistici, simulazioni scientifiche e applicazioni di calcolo intensivo.
Quanti fondi ha investito l’European Innovation Council nelle startup europee
Sale quindi sul palco Michiel Scheffer, presidente del board dell’European Innovation Council, l’organismo che da quasi sette anni finanzia le tecnologie più avanzate nate nei laboratori europei. Scheffer ha usato un’immagine diventata familiare tra chi lavora nel settore, la valle della morte, il momento in cui un’idea validata dalla ricerca rischia di restare bloccata perché manca il capitale per trasformarla in un prodotto vendibile sul mercato.
Il problema, ha spiegato Scheffer, nasce dalla scarsità di capitale disponibile per finanziare la fase di scale up, quella in cui un’azienda deve crescere rapidamente per restare competitiva, e da una combinazione meno visibile ma altrettanto pesante, fatta di una domanda di mercato ancora debole per le tecnologie più dirompenti e di un panorama nazionale e regionale frammentato, incapace di generare la massa critica necessaria a competere con Stati Uniti e Cina. Per affrontare questi nodi il Consiglio ha messo in campo strumenti finanziari pensati per accelerare il passaggio dal laboratorio al mercato: 840 aziende finanziate attraverso il programma Accelerator, a fronte di 12.000 richieste ricevute, un rapporto che resta minimo se confrontato con le circa 45.000 startup che nascono ogni anno in Europa. Gli investimenti si concentrano su tecnologie giudicate strategiche, dai modelli di intelligenza artificiale applicati alla diagnosi medica e alla cybersecurity ai semiconduttori e al calcolo quantistico, fino al settore alimentare e allo stoccaggio energetico.
Scheffer ha aggiunto che il modello del Consiglio va oltre il semplice finanziamento, perché unisce le aziende in portfoli tematici e offre servizi di consulenza e accesso ai brevetti, mentre per il futuro ha indicato nel risparmio privato una risorsa da attivare per sostenere i lavori che dovranno finanziare le pensioni delle prossime generazioni.
