Dal watermark all’icona UE, ecco come cambierà la trasparenza dei contenuti generati dall’AI

Tempo di lettura: 4 minuti

L'AI Office della Commissione Europea ha completato il terzo ciclo di consultazioni con i gruppi di lavoro incaricati di redigere il Codice di Buone Pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall'IA, previsto dall'articolo 50 dell'AI Act. La bozza finale è attesa per inizio giugno 2026, con le norme su marcatura, etichettatura dei deepfake e icona UE uniforme che diventeranno operative il 2 agosto 2026.

Mancano meno di tre mesi alla data che l’Unione Europea ha fissato come spartiacque per la trasparenza dell’intelligenza artificiale. Il 2 agosto 2026 entreranno in vigore le norme previste dall’articolo 50 dell’AI Act, quelle che obbligheranno fornitori e deployer di sistemi di IA generativa a marcare, rilevare ed etichettare i contenuti sintetici: immagini, video, audio, testi. Per arrivare a quella data con uno strumento operativo, l’AI Office della Commissione Europea ha completato il terzo e ultimo ciclo di riunioni dei gruppi di lavoro incaricati di redigere il Codice di Buone Pratiche sulla Trasparenza dei Contenuti Generati dall’IA. I verbali delle sessioni, tenutesi nel marzo 2026, sono stati resi pubblici il 22 maggio.

Due gruppi di lavoro, due fronti aperti

Il Gruppo di Lavoro 1 (WG1), dedicato ai fornitori di sistemi di IA generativa, si è riunito il 16 marzo per esaminare la sezione del Codice che riguarda gli obblighi di marcatura e rilevamento. Al centro del confronto: l’approccio multilivello al watermarking, che prevede l’uso combinato di metadati, marche leggibili dalle macchine e soluzioni alternative per i contenuti più difficili da marcare, come i testi molto brevi o i file audio. I rappresentanti dell’industria hanno sottolineato i rischi legati ai costi di conformità e all’impatto sulle capacità di innovazione, specialmente per le aziende di piccole dimensioni. La società civile e i ricercatori hanno invece insistito sulla necessità di mantenere un livello di prescrittività adeguato a garantire tutele reali per i cittadini, evitando che la flessibilità si traduca in un meccanismo di elusione degli obblighi.

Il Gruppo di Lavoro 2 (WG2) si è riunito il giorno successivo, il 17 marzo, per affrontare la sezione dedicata ai deployer, cioè ai soggetti che utilizzano sistemi di IA generativa per produrre e distribuire contenuti. Qui il tema più discusso è stato l’etichettatura dei deepfake e dei testi su questioni di interesse pubblico: come rendere visibili le disclosure agli utenti, dove posizionare le etichette, come bilanciare l’obbligo di trasparenza con la fluidità dell’esperienza d’uso. Uno dei punti più dibattuti ha riguardato lo sviluppo di un’icona UE standardizzata, da apporre in modo uniforme su tutti i contenuti artificiali distribuiti nell’Unione. I partecipanti hanno accolto con favore la maggiore flessibilità della seconda bozza rispetto alla prima, pur esprimendo posizioni divergenti sulla soglia minima di dettaglio che il testo definitivo dovrà garantire.

Tra il 23 e il 27 marzo si sono tenuti tre workshop aggiuntivi, aperti a una platea più ampia di partecipanti e osservatori. Il primo ha approfondito i criteri di progettazione e posizionamento delle etichette visibili. Il secondo ha esplorato la fattibilità tecnica delle soluzioni di marcatura multimodale e multilivello. Il terzo, congiunto tra WG1 e WG2, ha esaminato come i diversi strati del sistema, marche leggibili dalle macchine, metadati di provenienza, etichette visibili e icona UE, possano operare in modo coerente lungo tutta la catena del valore dell’IA.

Verso la bozza definitiva, con nodi ancora aperti

Tutta la documentazione raccolta nel corso del terzo ciclo, inclusi i contributi scritti inviati da aziende, associazioni di categoria, organizzazioni della società civile e istituzioni di ricerca, confluirà nella terza e definitiva versione del Codice. La pubblicazione è prevista per l’inizio di giugno 2026. Il Codice avrà natura volontaria, ma chi lo adotta potrà utilizzarlo per dimostrare la conformità agli obblighi dell’AI Act, con la possibilità che le autorità di vigilanza del mercato lo considerino come elemento di valutazione nel corso dei controlli. Il coordinamento con il Digital Services Act è stato indicato tra le priorità, per evitare che le imprese debbano rispettare obblighi sovrapposti con logiche differenti.

Uno dei nodi rimasti aperti riguarda le PMI. Più voci, durante i workshop, hanno segnalato che le soluzioni tecniche richieste dal Codice, in particolare quelle legate al watermarking multilivello, rischiano di tradursi in oneri difficilmente sostenibili per le aziende di dimensioni ridotte. La versione finale dovrà tenere conto di questo equilibrio.