Deputata britannica in tribunale contro Musk per le immagini sessuali create da Grok

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La deputata laburista Jess Asato ha depositato una causa presso l'Alta Corte di Londra contro xAI, la società di Elon Musk che sviluppa il chatbot Grok, per la creazione di immagini sessualizzate non consensuali che la ritraggono. La richiesta include un'ordinanza che obblighi l'azienda a introdurre misure tecniche permanenti contro la generazione di questi contenuti.

Jess Asato, parlamentare laburista alla Camera dei Comuni, ha portato xAI davanti all’Alta Corte di Londra. La deputata chiede un provvedimento che impedisca al chatbot Grok di generare immagini sessualizzate che la ritraggono senza il suo consenso, un episodio che segue mesi di critiche pubbliche rivolte a Elon Musk e alla sua società.

Le accuse contro il chatbot Grok

Il mese scorso alcuni utenti avevano creato contenuti falsi nei suoi confronti, tra cui un video in cui veniva “cloroformizzata e preparata per un’aggressione sessuale”.

L’episodio è arrivato dopo che Asato aveva criticato pubblicamente Musk e il funzionamento di Grok. La causa depositata presso l’Alta Corte contesta l’uso improprio di informazioni private e la violazione delle leggi britanniche sulla protezione dei dati, sostenendo che la progettazione e l’addestramento del sistema abbiano reso possibile la generazione di questi contenuti. Gli avvocati della parlamentare chiedono un’ordinanza che obblighi xAI ad adottare misure tecniche efficaci e permanenti contro la creazione di immagini manipolate che la riguardano, definendo il caso privo di precedenti nell’applicazione della normativa sulla privacy a uno sviluppatore di intelligenza artificiale.

Le istruzioni interne di Grok e la posizione di xAI

Dai documenti depositati in tribunale emergono le istruzioni interne fornite a Grok.

Il chatbot doveva evitare assistenza a chi cercasse chiaramente di commettere reati, ma restava libero sui contenuti sessuali per adulti con temi oscuri o violenti, secondo quanto riportato dagli avvocati di Asato.

L’avvocato della parlamentare, Ravi Naik, ha dichiarato che il comportamento del sistema deriva da scelte precise dei suoi progettisti, scelte che a suo avviso dovrebbero comportare conseguenze legali, aggiungendo che il rimedio richiesto dalla sua cliente prevede un’ordinanza del tribunale capace di imporre l’adeguamento dei sistemi alle normative qualora xAI si rifiuti di farlo spontaneamente. xAI, controllata da SpaceX, non ha risposto alle richieste di commento sulle accuse né ha ancora presentato una difesa formale davanti al tribunale. Musk, dal canto suo, ha più volte criticato l’approccio normativo britannico, sostenendo che regimi come l’Online Safety Act rischiano di limitare la libertà di espressione online.

I precedenti di gennaio e le altre cause legali

A metà gennaio xAI aveva annunciato limiti alla modifica delle immagini all’interno di Grok, impedendo la generazione di contenuti con persone in abiti succinti nei casi previsti dalla legge. Un’indagine di Reuters realizzata a inizio febbraio ha però mostrato che il chatbot continuava a produrre immagini sessualizzate anche quando gli utenti segnalavano esplicitamente l’assenza di consenso dei soggetti coinvolti, mettendo in dubbio l’efficacia reale delle restrizioni annunciate dall’azienda.

A marzo la città di Baltimora ha intentato causa contro xAI per gli stessi motivi, mentre cause analoghe restano aperte negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi.