Dopo gli Stati Uniti anche la Cina attacca il Digital Services Act a seguito della multa ad Aliexpress

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La Commissione europea ha inflitto ad AliExpress una sanzione da 550 milioni di euro per violazioni del Digital Services Act legate alla vendita di prodotti illegali, contraffatti e non sicuri. Il ministero del Commercio cinese ha definito la misura discriminatoria, riprendendo argomentazioni già usate dall'amministrazione statunitense contro la normativa europea.

Il ministero del Commercio cinese ha risposto alla maxi multa da 550 milioni di euro inflitta dalla Commissione europea ad AliExpress, definendo la misura una barriera digitale mascherata da regolamentazione delle piattaforme. La sanzione, la più alta mai comminata sotto il Digital Services Act, riguarda le contestazioni mosse dagli uffici di Bruxelles ad AliExpress per la gestione carente dei rischi legati a prodotti illegali e contraffatti sulla piattaforma.

Le accuse del ministero del commercio cinese

Un portavoce del dicastero ha parlato di forte insoddisfazione e serio timore, sottolineando che Pechino si oppone fermamente a quelle che definisce misure discriminatorie contro le aziende cinesi attive in Europa. Nella nota, diffusa venerdì, il ministero accusa la Commissione di sfruttare la vaghezza delle norme per colpire selettivamente gli operatori cinesi e chiede a Bruxelles di applicare le regole in modo equo e giusto verso le imprese coinvolte. Il governo cinese ha inoltre promesso sostegno legale ad AliExpress e alle altre aziende del settore, impegnandosi a proteggerne gli interessi attraverso strumenti giuridici, mentre l’esecutivo comunitario continua a sostenere che la propria linea applicativa resta identica per tutti gli operatori del mercato unico, a prescindere dalla nazionalità.

Il parallelo con le critiche di Washington

La retorica usata da Pechino ricalca da vicino gli argomenti già impiegati dall’amministrazione statunitense guidata da Trump contro il Digital Services Act negli ultimi anni. Le tensioni transatlantiche sull’enforcement digitale europeo si sono intensificate soprattutto dopo la multa da 120 milioni di euro inflitta a X, decisione che aveva spinto il segretario di Stato americano a definire l’azione di Bruxelles un attacco alle aziende tecnologiche statunitensi. Proprio per questo motivo, e mentre lo scontro geopolitico attorno alle regole digitali europee continua ad allargarsi, cresce il numero di voci favorevoli alla creazione di un’agenzia indipendente incaricata di applicare la normativa tecnologica dell’Unione, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione politica delle decisioni sanzionatorie.

La posizione della commissione europea

La Commissione ha respinto ogni accusa di discriminazione, ribadendo che l’applicazione del regolamento sui servizi digitali segue criteri agnostici rispetto all’origine delle imprese e si basa esclusivamente sulle violazioni riscontrate durante l’istruttoria. AliExpress, dal canto suo, ha dichiarato di non condividere la decisione e di considerarla sproporzionata rispetto agli sforzi di conformità già avviati, annunciando l’intenzione di valutare tutte le opzioni disponibili prima della scadenza fissata al 20 ottobre per la presentazione del piano correttivo. Il caso arriva pochi mesi dopo la sanzione da 200 milioni di euro imposta a Temu per violazioni analoghe, mentre Shein resta sotto indagine per motivi simili.