Dopo la guerra fredda arriva la linea diretta per l’IA, e sul tavolo di Trump e Xi c’è già la proposta

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Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha proposto alla Cina un meccanismo di notifica per gli incidenti di intelligenza artificiale che incidono sulla sicurezza nazionale, da valutare nel vertice tra Trump e Xi Jinping a Washington giovedì e venerdì. Pechino ha confermato di aver parlato di IA ma non ha detto se accetta, e i chip restano fuori dal confronto.

Una linea diretta per avvertirsi quando un sistema di intelligenza artificiale, un attacco informatico o un guasto rischia di passare per un atto ostile: è la proposta che il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha portato a New York al vicepremier cinese He Lifeng. I due si sono confrontati per circa otto ore nella sede di JPMorgan Chase e, a incontro concluso, Bessent ha spiegato ai giornalisti che sul tavolo c’è un dialogo bilaterale sull’IA con un meccanismo di notifica riservato agli incidenti che raggiungono il livello della sicurezza nazionale.

Che cosa hanno concordato Stati Uniti e Cina sull’IA

Nessun accordo è stato firmato. Si tratta di una proposta americana.

Il testo sarà sottoposto a Donald Trump e a Xi Jinping nel vertice di Washington in programma giovedì e venerdì. L’agenzia di stampa cinese Xinhua ha riferito che con Bessent si è parlato di temi legati all’intelligenza artificiale, oltre a scambi definiti franchi, approfonditi e costruttivi su economia e commercio, senza precisare se Pechino accetti il meccanismo. Il rappresentante al Commercio Jamieson Greer ha chiarito che i controlli sulle esportazioni di chip avanzati e dei macchinari per produrli sono rimasti fuori da questo confronto. Bessent ha descritto l’obiettivo come il passaggio dall’opacità a una maggiore trasparenza tra la prima e la seconda potenza mondiale nel settore.

Esistono già linee dirette tra Washington e Pechino?

Sì, ma nessuna riguarda l’intelligenza artificiale.

Nel 1997 Bill Clinton e Jiang Zemin concordarono un collegamento telefonico sicuro tra i due leader, mentre dal 2008 è attiva una linea militare pensata per gli alti ufficiali della difesa. Trump e Xi avevano già parlato di possibili consultazioni sull’IA a maggio a Pechino, ma quel forum non è mai stato formalizzato. Un canale dedicato servirebbe a evitare che un modello, un attacco informatico o un incidente venga interpretato come un’azione dello Stato avversario, in un settore dove i tempi di reazione sono spesso troppo brevi per un chiarimento diplomatico tradizionale.

I dossier commerciali sullo sfondo del vertice

Sull’incontro di New York pesano anche altri temi.

Bessent e Greer hanno detto che le parti hanno concordato di rendere operativo il Board of Trade discusso a maggio e che si valuta una riduzione dei dazi sui prodotti non sensibili, con energia, prodotti agricoli e dispositivi medici tra i settori citati dal lato americano. Non sono arrivati invece aggiornamenti sui minerali critici, né sugli impegni cinesi relativi agli acquisti agricoli e agli aerei Boeing, dossier rimasti aperti fin dall’incontro di maggio tra Trump e Xi.

Cosa cambia per Europa e Italia

L’Unione europea non compare tra i partecipanti a questo confronto bilaterale, pur avendo già costruito un proprio sistema di regole sull’IA attraverso l’AI Act, che prevede obblighi di segnalazione per gli incidenti gravi legati ai sistemi ad alto rischio.

Resta da capire come un eventuale meccanismo di notifica tra Washington e Pechino potrebbe intersecarsi con gli obblighi europei, soprattutto quando un incidente coinvolge infrastrutture o cittadini dell’Unione. Trump, dal canto suo, ha finora resistito alle richieste di rallentare lo sviluppo dell’IA, sostenendo che un freno unilaterale finirebbe per favorire la Cina nella corsa tecnologica.

La proposta arriva in un momento in cui le raccomandazioni di esperti americani e cinesi sulla gestione dei rischi dell’IA circolano da mesi senza aver mai trovato una sede istituzionale di alto livello: il fatto che se ne discuta ora tra un segretario al Tesoro e un vicepremier, in vista di un vertice tra capi di Stato, segna un cambio di passo rispetto alle sole dichiarazioni di principio. Il nodo resta però quello della verifica: un sistema di allerta reciproca funziona se copre incidenti definiti in modo chiaro, se le informazioni scambiate restano riservate quanto serve e se include, oltre agli Stati, anche i laboratori privati che sviluppano i modelli più avanzati. Su questi punti, per ora, non ci sono dettagli pubblici, e la differenza tra un annuncio diplomatico e un meccanismo operativo si misurerà nelle prossime settimane, a partire da quanto uscirà dal vertice di Washington.