Il set di icone pubblicato dalla Commissione europea si compone di tre elementi grafici pensati per rendere immediatamente riconoscibile la presenza dell’intelligenza artificiale in un contenuto. Ogni icona risponde a una situazione diversa e il codice di buone pratiche ne specifica l’uso in base al grado di intervento dell’AI nella creazione del materiale.
Le tre varianti dell’icona di base
L’icona di base mostra il simbolo AI su sfondo scuro e si applica quando l’intelligenza artificiale ha contribuito alla creazione di un deepfake o di un testo, oppure quando viene affiancata da un’etichetta testuale personalizzata.
| Icona | Quando si usa | Esempi d’uso |
|---|---|---|
![]() Icona di base | Quando l’AI è intervenuta nella creazione di un deepfake (immagine, audio, video) o di un testo pubblicato, oppure quando è presente un’etichetta testuale personalizzata o un secondo livello interattivo | Video deepfake con la dicitura “voci generate con” seguita dall’icona di base |
Fully AI-Generated | Quando l’intero contenuto deepfake (immagine, audio, video) o testo è generato dall’AI, senza elementi creati da una persona né controllo editoriale umano, salvo la fase di prompting | Video deepfake con politici coinvolti in eventi mai accaduti; musica o arte interamente composte dall’AI; sintesi giornalistiche generate dall’AI |
![]() Partially AI-Modified | Quando un contenuto preesistente e autentico viene parzialmente modificato con l’AI trasformandolo in un deepfake o in un testo su questioni di interesse pubblico | Il volto di una persona in una fotografia autentica sostituito con quello di un politico tramite AI; una fotografia autentica di un appartamento vuoto arredato con l’AI |
Le altre due varianti si rivolgono a situazioni più specifiche. L’etichetta AI Generated segnala un contenuto interamente prodotto dall’intelligenza artificiale, senza elementi creati da una persona né controllo editoriale, se non nella fase di prompting. Rientrano in questa categoria i video con politici coinvolti in eventi mai accaduti, insieme ai brani musicali composti integralmente da un sistema generativo. Anche le sintesi giornalistiche scritte senza alcun intervento umano seguono la stessa logica di etichettatura. L’etichetta AI Modified riguarda invece un contenuto autentico che viene alterato con strumenti di intelligenza artificiale, come il volto di una persona sostituito con quello di un politico in una fotografia reale, oppure un appartamento vuoto arredato virtualmente attraverso un generatore di immagini.
L’uso pratico delle etichette nei contenuti
Le icone sono state sottoposte a test con utenti reali prima della pubblicazione. Le prestazioni migliorano quando l’icona di base viene accompagnata da un’etichetta testuale come modified.
Il codice specifica che l’etichetta deve risultare percepibile fin dal primo contatto con il contenuto, in un punto dove non ci siano elementi sovrapposti che ne compromettano la visibilità. L’icona va incorporata direttamente nel deepfake o nel testo pubblicato, salvo per le opere creative, e deve rimanere visibile anche quando il contenuto viene ricondiviso o scaricato.
Chi applica le etichette viene incoraggiato a seguire alcune misure di accessibilità aggiuntive. Il simbolo deve avere una dimensione chiaramente visibile e l’eventuale testo di accompagnamento deve usare un linguaggio semplice, senza sigle diverse da AI né termini tecnici che possano confondere chi legge. Se possibile l’icona deve poter essere letta dalle tecnologie assistive tramite testo alternativo o etichette ARIA che indichino la natura artificiale del contenuto, e quando la divulgazione compare solo per un tempo limitato deve restare visibile abbastanza a lungo da poter essere letta anche da chi ha difficoltà cognitive o di elaborazione.
Formati liberi e limiti di conformità
Le icone sono scaricabili gratuitamente in formato SVG e PNG, in quattro varianti cromatiche (nero, bianco e le rispettive versioni con trasparenza al 50%), e il loro utilizzo non richiede alcuna attribuzione alla Commissione o all’AI Office.
L’adozione del simbolo grafico resta facoltativa, mentre gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act sono vincolanti indipendentemente dallo strumento scelto per rispettarli. Chi firma il codice di buone pratiche si impegna a seguire le specifiche di posizionamento indicate nel documento, mentre chi non aderisce può comunque usare le icone senza che questo implichi un’adesione formale al codice. La responsabilità di garantire che la divulgazione rispetti i requisiti normativi resta in capo ai deployer, anche quando decidono di affidarsi a soluzioni diverse dalle icone ufficiali.


