L’Istituto Nazionale Tributaristi ha partecipato alla consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea per rivedere il Quadro europeo di interoperabilità dei servizi pubblici digitali transfrontalieri e intersettoriali.
Il presidente dell’istituto, Riccardo Alemanno, ha portato all’attenzione di Bruxelles il punto di vista di una categoria professionale che opera ogni giorno da tramite tra piccole e medie imprese e Pubblica amministrazione. Secondo Alemanno i limiti strutturali dell’attuale impianto di digitalizzazione ricadono direttamente sull’operatività quotidiana dei tributaristi e, di riflesso, sulla competitività delle aziende che assistono. La consultazione arriva in un momento in cui la Commissione sta ridefinendo l’intero impianto regolatorio della digitalizzazione pubblica europea, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le barriere che ancora separano i sistemi informativi dei diversi Stati membri. Per una categoria che gestisce quotidianamente pratiche fiscali con implicazioni transfrontaliere, il tema dell’interoperabilità non riguarda un aspetto tecnico marginale ma incide sui tempi e sui costi effettivi del lavoro professionale.
Frammentazione tra enti locali, che cosa cambia per i professionisti
L’analisi dell’istituto individua nella frammentazione locale il primo ostacolo da superare. La diffusione disomogenea dell’interoperabilità tra le amministrazioni pubbliche genera inefficienza e costi procedurali che si sommano nel tempo.
Un tributarista che segue la fiscalità locale di più clienti sparsi sul territorio si confronta spesso con piattaforme digitali costruite secondo standard differenti da comune a comune, e questo comporta un dispendio di tempo che finisce per pesare sui costi del servizio offerto alle imprese. Il divario riguarda sia le amministrazioni centrali sia quelle territoriali, e produce un effetto a cascata su chi deve interfacciarsi con più enti nello stesso periodo.
Per l’istituto è prioritario che il nuovo quadro europeo trasformi l’interoperabilità in una caratteristica strutturale dei sistemi pubblici, superando la logica delle iniziative tecniche isolate portate avanti da singole amministrazioni senza un coordinamento comune. La proposta punta al riutilizzo di soluzioni e modelli digitali condivisi tra livello europeo, nazionale, regionale e locale, in modo che un professionista non debba imparare da capo il funzionamento di ogni singola piattaforma territoriale. Questo approccio, se attuato, ridurrebbe il tempo dedicato agli aspetti puramente tecnici delle pratiche a favore di un lavoro più orientato alla sostanza fiscale delle questioni trattate.
Intelligenza artificiale e sovranità dei dati fiscali
Il secondo terreno di intervento riguarda l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di interoperabilità. Un sistema pensato per funzionare con strumenti di intelligenza artificiale renderebbe più fluidi la precompilazione e il controllo automatizzato dei dati fiscali e finanziari a livello transfrontaliero, con una riduzione degli errori nella gestione delle pratiche che oggi ricadono spesso sul professionista incaricato.
L’istituto collega questo tema alla protezione della riservatezza dei clienti, che per i professionisti regolati dalla legge 4 del 2013 discende da obblighi normativi precisi e non da una scelta discrezionale.
I risparmi stimati per le imprese europee
Il terzo aspetto messo in evidenza riguarda l’impatto economico della riforma. Le stime citate dall’istituto indicano un risparmio potenziale per le imprese compreso tra 5,7 e 19,2 miliardi di euro, derivante dalla riduzione degli oneri amministrativi e gestionali legati all’interoperabilità transfrontaliera.
Alemanno osserva che questi risparmi permetterebbero al tributarista di dedicare più tempo alla consulenza strategica e alla pianificazione fiscale dei propri clienti.
Nella dichiarazione conclusiva, il presidente dell’istituto chiede che il futuro quadro europeo fornisca orientamenti operativi chiari, con canali standardizzati per la trasmissione dei dati fiscali e finanziari e un coinvolgimento stabile delle associazioni di rappresentanza dei professionisti nella governance dei progetti di interoperabilità, in quanto utenti intermediari reali dei servizi digitali. Il passaggio da un approccio volontario basato su singoli progetti a un ecosistema europeo integrato, pensato come interoperabile fin dalla progettazione, rappresenta secondo l’istituto la condizione per liberare la competitività e la capacità di innovazione delle imprese assistite.
