Gli occhiali Meta e il software di sorveglianza militare che spaventa gli esperti di privacy

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Meta ha acquisito una licenza software da Rank One Computing, azienda che fornisce strumenti di riconoscimento facciale a polizia ed esercito statunitensi, per testarla sugli occhiali smart Ray-Ban e Oakley. Il sistema, mai attivato per gli utenti e rimosso il 5 giugno, supportava fino a 10 milioni di modelli facciali e includeva il rilevamento di vitalità.

di Antonino Mallamaci

Gli occhiali smart di Meta si apprestano a diventare ancora più intelligenti, ma anche inquietanti come mai finora. L’azienda di Mark Zuckerberg ha infatti acquisito da Rank One computing, nel cui c.d.a. siedono un ex vicedirettore della CIA e un ex responsabile scientifico dell’FBI, la tecnologia di riconoscimento facciale per realizzare un prototipo di occhiali in possesso di questa caratteristica. Rank One Computing, che vende strumenti di sorveglianza ai dipartimenti di polizia e all’esercito degli Stati Uniti, e Meta, hanno siglato un accordo mediante il quale la prima ha rilasciato alla seconda   una licenza software (della quale è entrata in possesso la rivista Wired), per una versione di prova dell’app Meta AI che alimenta i Ray-Ban e gli Oakley di Meta . Fino ad ora, il sistema di riconoscimento facciale era stato concesso in vendita alla United States Marshals Service (USMS, i cui agenti vengono chiamati semplicemente U.S. Marshals), un’agenzia federale del Dipartimento della giustizia. L’agenzia è alle dipendenze del P. G. degli USA e serve ad assicurare l’esecuzione delle sentenze delle corti federali, confermando l’identità dei detenuti nel loro trasporto senza utilizzare le impronte digitali. Altro committente è il Naval Criminal Investigative Service (NCIS), agenzia che dipende dal dipartimento della Marina e si occupa di criminalità e investigazione nell’ambito di questo ramo militare, compresi Guardia Costiera e Marines. la NCIS ha acquistato lo strumento video dell’azienda, ROC Watch. Inoltre, Rank One ha sviluppato un sistema di riconoscimento facciale a lungo raggio per lo US Special Operations Command (USSOCOM, Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti): si tratta del comando unificato incaricato di gestire le operazioni speciali di esercito, aeronautica, marina (e marines) sotto il controllo del  Dipartimento della difesa (oggi della Guerra).

Il software può identificare un volto a un km di distanza

L’azienda ha dichiarato che il software può identificare un volto lontano anche un chilometro. Negli Stati Uniti, le tecniche di riconoscimento facciale sono usate da qualche anno in maniera costante dalla polizia, mettendo magari insieme software e dispositivi di aziende diverse. Tuttavia, com’è comprensibile, la preoccupazione è data in questo caso dal rapporto instauratosi tra un’entità commerciale, con un target di massa, e una che ha a che fare con la sicurezza. È la conferma che il confine tra la tecnologia di sorveglianza venduta alle forze dell’ordine e all’esercito, e quella destinata al pubblico si è andato sfumando. I timori per la sorveglianza di massa, e per gli errori nei quali la tecnologia può incappare, sono tantissimi. La licenza acquisita da Meta prevede, oltre al riconoscimento facciale, il rilevamento di vitalità: una telecamera verifica se la persona inquadrata è reale e non una foto o una maschera. Supporta fino a 10 milioni di modelli facciali. In ogni caso, Wired ha verificato che alcuni passaggi per rendere il software utilizzabile da tutti gli acquirenti degli occhiali Meta non sono stati compiuti. Quindi,  nessuno dei sistemi di riconoscimento facciale collegati agli occhiali intelligenti di Meta è mai stato attivo per gli utenti. Meta li ha rimossi il 5 giugno, il giorno dopo che WIRED aveva rivelato che l’azienda aveva integrato silenziosamente un sistema di riconoscimento facciale non ancora rilasciato, chiamandolo NameTag, nell’app Meta AI, il software complementare per i suoi occhiali intelligenti, scaricato su oltre 50 milioni di telefoni. Il sistema era inattivo e non era accessibile agli utenti.

Come sempre nessun limite

Meta non ha voluto specificare perché abbia acquisito la licenza, quando sia iniziata la collaborazione o se sia ancora in corso. Il problema serio, messo in evidenza dagli esperti, è che come altri sistemi di riconoscimento facciale, questo non offre prestazioni uniformi tra gruppi etnici o generi diversi. Nei test condotti dal National Institute of Standards and Technology (NIST), ha prodotto falsi positivi con percentuali nettamente diverse a seconda del sesso e del paese di nascita della persona. I tassi di errore erano più bassi per le persone nate nell’Europa orientale e tendevano ad essere più elevati per le donne rispetto agli uomini. Eric Null, direttore del Privacy and Data Project presso il Center for Democracy and Technology lancia l’allarme, l’ennesimo, sull’uso massivo di questa tecnologia: “Le aziende che si rivolgono direttamente ai consumatori vogliono accedere a tecnologie avanzate e. senza controlli adeguati, il rischio che questa diventi un prodotto di consumo comune è significativo e pressoché illimitato”. Anche in questo ambito, gli Stati Uniti di Trump si guardano bene dal mettere limiti alle big tech regolamentando in qualche modo la loro attività.