Google avverte che i criminali informatici usano l’IA per trovare vulnerabilità zero-day

Tempo di lettura: 3 minuti

Google ha documentato il primo caso in cui un gruppo di criminalità informatica ha impiegato l'intelligenza artificiale per individuare una vulnerabilità zero-day in uno strumento open-source usato da milioni di sistemi. L'attacco è stato bloccato nella fase preparatoria, prima che l'exploit potesse essere distribuito su larga scala

Un gruppo di criminalità informatica ha impiegato l’intelligenza artificiale per individuare una vulnerabilità zero-day in uno strumento di amministrazione di sistema open-source e per costruire un exploit funzionante capace di sfruttarla. Lo ha documentato Google attraverso il suo Threat Intelligence Group in un rapporto pubblicato l’11 maggio 2026. Si tratta del primo caso accertato in cui un attore criminale organizzato utilizza sistemi di IA per compiere questa specifica fase del ciclo di attacco, quella che richiede normalmente le competenze più elevate e i tempi più lunghi.

Le vulnerabilità zero-day sono falle software ancora sconosciute ai produttori e quindi prive di correzioni disponibili: chi le trova per primo può colpire sistemi che non hanno ancora alcuna difesa attiva. Trovarle richiede di solito ricercatori altamente specializzati, accesso a risorse considerevoli e un lavoro di analisi che può richiedere settimane o mesi. Il fatto che un gruppo criminale abbia oggi la capacità di delegare almeno una parte di questo processo a un sistema automatizzato comprime entrambe le variabili in modo significativo, rendendo accessibile un tipo di operazione che fino a poco tempo fa era appannaggio di attori con risorse paragonabili a quelle di uno stato.

Un attacco pianificato su larga scala, fermato prima dell’esecuzione

Secondo il rapporto di Google, l’obiettivo dei criminali era innescare un evento di sfruttamento di massa, colpendo simultaneamente un numero elevato di sistemi esposti attraverso lo strumento open-source preso di mira.

Il piano è stato bloccato nella fase preparatoria. Google non ha divulgato né il nome del gruppo coinvolto né il software bersaglio, ma ha precisato che si tratta di un attore già noto nel panorama della criminalità informatica organizzata, con una storia operativa documentata. La scelta di non rendere pubblici questi dettagli rientra in una prassi consolidata nel settore, pensata per non fornire ulteriori indicazioni agli stessi attori o a gruppi analoghi.

Il Threat Intelligence Group ha deciso di rendere pubblica la scoperta con un obiettivo preciso: segnalare al settore un cambiamento qualitativo nelle capacità offensive disponibili sul mercato criminale. Fino a oggi l’IA veniva impiegata da questi attori principalmente per rendere più efficaci le campagne di phishing, automatizzare attacchi già codificati o accelerare la produzione di malware su modelli esistenti. La ricerca autonoma di vulnerabilità inedite rappresenta un salto ulteriore, perché sposta il contributo dell’IA dalla fase esecutiva a quella esplorativa.

Il confine tra difesa e attacco si assottiglia

Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa sono stati sviluppati anche con l’obiettivo esplicito di supportare i ricercatori di sicurezza nella ricerca di falle software, nell’analisi del codice e nella simulazione di scenari di attacco. Questa funzione difensiva, legittima e ampiamente praticata, convive ora con la possibilità concreta che gli stessi strumenti, o versioni modificate, vengano adottati da attori ostili per finalità opposte. Il rapporto di Google non attribuisce l’attacco a un modello specifico di IA, ma il punto sollevato rimane: la tecnologia disponibile sul mercato abbassa la soglia di ingresso per operazioni offensive sofisticate, indipendentemente da chi la produce o da quale uso ne era stato previsto in origine.

Il software open-source preso di mira nel caso documentato è uno strumento di amministrazione di sistema largamente diffuso in ambienti aziendali e infrastrutturali, il che rende il potenziale impatto di uno sfruttamento riuscito particolarmente ampio.