Google nel mirino dei concorrenti, cause per danni fino a 10 miliardi dopo la multa UE

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La Commissione UE ha sanzionato Google per 890 milioni di euro il 23 luglio, prima decisione di non conformità mai adottata in base al Digital Markets Act. Concorrenti minori in almeno sei paesi europei stanno ora preparando cause civili per danni fino a 10 miliardi di dollari, seguendo il precedente del tribunale di Berlino che ha già riconosciuto 465 milioni

La Commissione europea ha adottato il 23 luglio due decisioni distinte di non conformità nei confronti di Google, per un totale di 890 milioni di euro, equivalenti a circa un miliardo di dollari al cambio attuale. Si tratta della prima sanzione mai imposta all’azienda in base al Digital Markets Act, il regolamento che dal 2024 impone obblighi specifici ai grandi gatekeeper digitali attivi in Europa. Google ha sessanta giorni di tempo per adeguarsi alle richieste della Commissione, pena penalità giornaliere calcolate fino al 5% del fatturato mondiale medio di Alphabet. L’azienda ha già dichiarato di stare valutando un ricorso contro entrambe le decisioni.

Le due violazioni sanzionate dalla commissione

La sanzione si divide in due tronconi economici distinti, corrispondenti a due infrazioni separate del regolamento europeo. La quota più consistente, 460 milioni di euro, riguarda il posizionamento privilegiato dei servizi proprietari di Google all’interno dei risultati di ricerca. Nello specifico, la Commissione contesta ad Alphabet di aver favorito sistematicamente i propri risultati verticali dedicati a shopping, hotel, trasporti e sport rispetto alle offerte di piattaforme concorrenti, un meccanismo di self-preferencing che secondo Bruxelles altera la concorrenza nel mercato della ricerca online riducendo la visibilità di operatori terzi che dipendono da Google per raggiungere gli utenti. I restanti 430 milioni sanzionano invece le restrizioni imposte da Google agli sviluppatori di applicazioni presenti sul Play Store, che fino a oggi non potevano indirizzare liberamente gli utenti verso canali di acquisto alternativi e più economici al di fuori dell’ecosistema Google, una pratica nota come anti-steering.

Le due decisioni portano a sei il numero complessivo di sanzioni antitrust inflitte a Google dalle autorità europee, un conteggio che negli ultimi due decenni ha raggiunto circa 10,38 miliardi di euro, includendo la multa da 2,42 miliardi del 2017 per il caso Google Shopping e quella da 4,1 miliardi confermata in appello lo scorso mese per l’abuso di posizione dominante legato ad Android.

Il precedente di idealo e la nuova ondata di cause

La decisione della Commissione arriva mentre il fronte del contenzioso privato contro Google si allarga rapidamente in tutta Europa. Secondo una decina di avvocati e società di litigation financing consultati da Reuters, concorrenti minori dell’azienda americana stanno depositando cause civili per danni in almeno sei paesi, con richieste che nel complesso potrebbero raggiungere i 10 miliardi di dollari.

Thomas Hoppner, partner dello studio legale Geradin Partners, prevede una nuova ondata di azioni legali innescata proprio dalla sanzione DMA. Il precedente più concreto arriva dalla Germania, dove un tribunale di Berlino ha già riconosciuto lo scorso novembre alla piattaforma tedesca di comparazione prezzi Idealo un risarcimento di 465 milioni di euro, il più alto mai assegnato da un giudice tedesco in una causa per abuso di posizione dominante. Marco Pescarmona, presidente di Moltiply Group, tra i soggetti che hanno presentato denunce contro Google, sostiene che la sanzione DMA rafforzerà le richieste di risarcimento già presentate, pur segnalando dubbi sulla reale volontà della Commissione di applicare fino in fondo il regolamento qualora le violazioni dovessero proseguire nel tempo. Le cause civili si trovano attualmente in fasi diverse del percorso giudiziario, con nuove azioni ancora in fase di preparazione secondo gli stessi legali interpellati.

La strategia di Google e il contesto finanziario

Google respinge le richieste di risarcimento definendole un tentativo di alcuni concorrenti di ottenere compensazioni economiche invece di investire nello sviluppo dei propri prodotti. La vicenda si inserisce in un momento delicato per Alphabet, che nel secondo trimestre del 2026 ha registrato per la prima volta da quando è quotata in borsa un flusso di cassa libero negativo, complice la spesa crescente legata agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Gli osservatori legali interpellati da Reuters segnalano che Google punta sui tempi lunghi tipici del contenzioso europeo per attenuare l’impatto delle richieste di danni, una strategia già osservata nel caso Google Shopping, dove sono trascorsi quasi vent’anni tra le presunte violazioni contestate e l’esaurimento di tutti i gradi di ricorso disponibili.

L’azienda può inoltre presentare appello contro la sanzione DMA del 23 luglio davanti alla Corte generale dell’Unione europea, un passaggio che non sospende comunque l’obbligo di adeguarsi alle richieste della Commissione entro la scadenza dei sessanta giorni fissata per settembre.