Al Money 20/20 Europe di Amsterdam Google ha annunciato che entro l’estate 2026 Google Wallet consentirà agli utenti di alcuni Paesi dell’Unione Europea di conservare passaporti e carte d’identità digitali direttamente sullo smartphone, dopo una procedura di scansione e validazione tramite fotocamera. L’Italia potrebbe rientrare tra i primi mercati coinvolti insieme a Estonia, Irlanda, Spagna e Francia, anche se l’azienda non ha ancora reso pubblico l’elenco definitivo degli Stati interessati.
Come funziona la verifica dell’identità senza rivelare i propri dati
La novità più discussa riguarda la verifica dell’età. Attraverso la collaborazione con Sparkasse Bank, gruppo bancario tedesco che riunisce oltre 340 istituti regionali e circa 50 milioni di clienti, gli utenti potranno dimostrare di aver superato una determinata soglia anagrafica senza trasmettere al soggetto richiedente informazioni personali come nome, indirizzo o data di nascita. Lo strumento tecnico alla base è la zero-knowledge proof, una tecnologia crittografica che consente di confermare la veridicità di un dato senza esporre i dati sottostanti. Il principio è già previsto dal regolamento eIDAS 2.0 per il futuro portafoglio digitale europeo, noto come EUDI Wallet.
Il modello funziona così: una banca privata attesta l’età, Google conserva la credenziale nel wallet e la mette a disposizione di siti e applicazioni che richiedono la verifica. La catena è tecnicamente efficiente, ma genera una concentrazione di funzioni che ha attirato le critiche di diversi esperti del settore.
Viktoras Kamarevcevas, responsabile dell’implementazione di eIDAS 2.0 in Lituania, ha commentato pubblicamente la mossa descrivendo il rischio che un attore privato assuma il ruolo di identity broker su scala europea prima che il sistema pubblico raggiunga una diffusione sufficiente. In questa architettura Google controlla il wallet, fornisce le interfacce di programmazione agli sviluppatori, gestisce Android come sistema operativo dominante e Chrome come browser più diffuso: quattro punti di contatto lungo la stessa catena dell’identità digitale che l’Unione Europea punta invece a distribuire tra soggetti indipendenti e certificati.
Il nodo della sovranità digitale europea e la corsa contro il tempo di eIDAS 2.0
L’Unione Europea ha fissato la scadenza di fine 2026 per obbligare ogni Stato membro a rendere disponibile almeno un portafoglio di identità digitale compatibile con eIDAS 2.0, mentre entro dicembre 2027 banche, provider di pagamento e altri operatori regolamentati dovranno accettarlo come metodo di identificazione valido. Alcuni Paesi sono già in fase avanzata: la Germania sta sviluppando la propria implementazione nazionale, l’Irlanda ha completato un pilota con 500 dipendenti pubblici, Malta ha avviato la costruzione di un’app dedicata. Tuttavia la scadenza ravvicinata spinge molti governi verso soluzioni rapide che si appoggiano alle infrastrutture di Google, con il rischio concreto che quella che viene presentata come integrazione temporanea si trasformi in architettura permanente, rendendo progressivamente più difficile qualsiasi percorso di migrazione verso sistemi indipendenti.
Sul fronte dei pagamenti, Google ha annunciato in parallelo Google Pay Direct Checkout, già disponibile per i commercianti che usano Airwallex e in arrivo su Adyen, oltre a una funzione di autenticazione aggiornata che riduce del 50% i tempi di verifica e aumenta il tasso di conversione del 3%, con rollout previsto nel Regno Unito e in Polonia.
