La Commissione europea ha inflitto a Google la sanzione più alta mai comminata ai sensi del Digital Markets Act, un totale di 890 milioni di euro ripartito in due decisioni separate. La prima riguarda il trattamento riservato ai propri servizi nei risultati di Google Search, sanzionato con 460 milioni di euro. La seconda colpisce le restrizioni imposte agli sviluppatori di app nel comunicare agli utenti offerte alternative al Play Store, punita con 430 milioni di euro. Il provvedimento arriva al termine di un’indagine per non conformità aperta nel marzo 2024.
Perché la multa non convince il Parlamento europeo
La reazione degli eurodeputati ha smorzato in fretta l’effetto annuncio della cifra record. Andreas Schwab, relatore per il DMA, ha giudicato l’importo contenuto rispetto ai danni economici che Google avrebbe causato in Europa nell’arco di quindici anni, richiamando la posizione dominante del gruppo nella ricerca online e chiedendo un monitoraggio serrato dell’attuazione della decisione.
Alexandra Geese, eurodeputata dei Verdi con delega alle politiche digitali, ha usato toni simili, definendo deludente l’ammontare della sanzione perché sproporzionato rispetto al danno arrecato all’economia europea. Per Geese la vera leva di pressione dovrebbe arrivare dalle penalità periodiche giornaliere, applicate fino a quando Google non garantirà condizioni di concorrenza leale nello spazio digitale, uno strumento che il DMA prevede proprio per i casi di inadempienza prolungata e che diventerebbe centrale se l’azienda non rispettasse la finestra di 60 giorni concessa per l’adeguamento.
Sul fronte opposto si è collocato il portavoce della Commissione per il digitale Thomas Regnier, secondo cui la sanzione corrisponde allo 0,22% del fatturato annuo di Google.
Il nodo geopolitico dietro la sanzione
La vicenda si intreccia con le tensioni commerciali tra Bruxelles e Washington. Bernd Lange, eurodeputato responsabile per il commercio, ha avvertito che l’Unione europea non deve lasciarsi condizionare da eventuali ritorsioni statunitensi legate al caso Google, e ha aggiunto che l’applicazione delle regole tecnologiche europee non può dipendere da minacce tariffarie provenienti da Washington. Lange ha comunque valutato positivamente la fermezza mostrata dalla Commissione nell’annunciare le decisioni.
Google ha reso noto di stare valutando la sanzione e l’eventualità di un ricorso davanti alla Corte generale dell’Unione europea, un percorso che secondo diversi osservatori richiederebbe tra i due e i tre anni.
