Il progetto da 15 miliardi di dollari di Google in India mette a rischio acqua e fauna selvatica

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A Visakhapatnam, in Andhra Pradesh, il cantiere del data center Google-Adani da 15 miliardi di dollari affronta ricorsi legali per la vicinanza a un'area protetta con leopardi e pangolini. La città riceve 410 milioni di litri d'acqua al giorno a fronte di una richiesta di 480 milioni, mentre lo stato garantisce forniture idriche al progetto per vent'anni.

Una collina intera è stata spianata fino alla terra rossa e trasformata in una sequenza di terrazzamenti per fare spazio al cantiere più ambizioso mai avviato da Google in India. Il progetto vale 15 miliardi di dollari ed è realizzato insieme al gruppo dell’imprenditore Gautam Adani, incaricato della costruzione fisica dell’infrastruttura a Visakhapatnam, città costiera dell’Andhra Pradesh. Lo stato, guidato da un alleato del primo ministro Narendra Modi, parla di un’iniziativa storica capace di generare fino a 188mila posti di lavoro.

Le contestazioni legali contro il progetto

Le autorità respingono le accuse di aver accelerato le procedure senza valutare i rischi ambientali. Un ricorso di interesse pubblico presentato davanti all’Alta Corte dell’Andhra Pradesh solleva dubbi sull’impatto acustico e sui lavori di costruzione nei confronti del Santuario faunistico di Kambalakonda, che si trova a soli 860 metri dal cantiere e ospita leopardi e pangolini. Interpellato sulla distanza tra il sito e l’area protetta, lo stato ha replicato che il progetto rispetta comunque i limiti previsti dalla normativa vigente, respingendo così le contestazioni presentate dai ricorrenti davanti ai giudici. Google, dal canto suo, ha annunciato l’adozione di misure di insonorizzazione e ha dichiarato l’intenzione di essere un vicino silenzioso e poco invasivo per l’ecosistema circostante, un impegno che gli attivisti giudicano ancora insufficiente rispetto alla scala dell’opera in costruzione. Le proteste si sono intensificate nelle ultime settimane: attivisti e bambini hanno sfilato per le strade della città con cartelli che recitano “non possiamo bere DATA” e hanno dipinto manette sul logo di Google, secondo quanto documentato sui social media.

Raja Rama Mohan Roy, fondatore dell’organizzazione ambientalista Green Visakha, ha presentato durante un evento pubblico i dati sullo stress idrico della città, sostenendo che lo sviluppo economico non può avvenire a spese della vita quotidiana delle persone.

Il nodo dell’acqua a Visakhapatnam

La città riceve circa 410 milioni di litri d’acqua al giorno da fiumi e bacini, contro una domanda stimata di 480 milioni, e il razionamento delle forniture è già una pratica comune per una popolazione di 2,5 milioni di abitanti. Il governo locale ha promesso al progetto un approvvigionamento idrico garantito per vent’anni, una scelta che gli oppositori giudicano incompatibile con una città che già fatica a soddisfare i propri bisogni quotidiani. Le autorità statali hanno però precisato che l’acqua destinata a usi residenziali o rurali non verrà utilizzata per il raffreddamento dei server, aggiungendo che il vicino bacino di Mudasarlova non fornirà risorse idriche al sito. La vicenda si inserisce in una tendenza più ampia: negli Stati Uniti le proteste contro l’espansione dei data center sono ormai diffuse in decine di stati, spinte dalle stesse preoccupazioni legate al consumo di acqua e di elettricità necessario per sostenere i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale.