Wired ha contattato 14 grandi piattaforme per capire se fossero pronte. Quello che ha trovato racconta molto su come funziona davvero la compliance quando le leggi cambiano: dichiarazioni di sostegno rilasciate rapidamente, form di segnalazione aggiornati all’ultimo minuto, qualcuno che non ha risposto affatto. Come avevamo anticipato qualche giorno fa nel nostro articolo sul Take It Down Act e le scadenze per le piattaforme, il 19 maggio 2026 era la data cerchiata sul calendario di tutti.
Come funziona la richiesta di rimozione
Il Take It Down Act costruisce un meccanismo in tre fasi che, almeno sulla carta, è lineare. La vittima, o chi agisce per suo conto, presenta una richiesta scritta alla piattaforma: deve includere una firma fisica o digitale, informazioni sufficienti a localizzare il contenuto (tipicamente un link), una dichiarazione in buona fede che il materiale è stato pubblicato senza consenso e i propri recapiti. La piattaforma riceve la segnalazione e ha 48 ore per valutarla: se la ritiene valida, deve rimuovere sia il contenuto segnalato sia le copie identiche che riesce a individuare. Diversi operatori, tra cui Reddit, TikTok, Snap e i servizi di Meta, partecipano già a StopNCII, uno strumento gestito da una no-profit britannica che utilizza algoritmi di corrispondenza per riconoscere automaticamente materiale già segnalato e impedirne la ricondivisione su piattaforme aderenti. La Federal Trade Commission raccomanda l’uso di tecnologie di hashing con la stessa finalità, e suggerisce alle piattaforme di condividere i propri database con il National Center for Missing and Exploited Children per i contenuti che ritraggono minori.
La legge copre un perimetro ampio: social media, app di messaggistica, piattaforme di gaming, servizi di condivisione immagini e video. Sono esclusi i provider di accesso a internet, la posta elettronica e i servizi con contenuti prevalentemente selezionati dall’editore. Il termine “digital forgeries” usato nel testo indica i deepfake generati con software o intelligenza artificiale che, agli occhi di un osservatore comune, risultino indistinguibili da immagini autentiche.
Un aspetto che gli esperti sottolineano con insistenza riguarda la qualità dei form di segnalazione. Jennifer King, ricercatrice allo Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, ha osservato che molte delle persone che potrebbero volersi avvalere della legge sono adolescenti: spesso ignari dei propri diritti, raramente in grado di orientarsi nel linguaggio tecnico-legale dei moduli di compliance redatti dagli uffici legali aziendali. Alejandro Cuevas, studioso di Princeton che ha analizzato l’impatto della legge sulle comunità deepfake, ha aggiunto un’altra preoccupazione: un form mal progettato o volutamente complesso rischia di diventare uno scudo per la piattaforma. Una richiesta incompleta perché manca una firma, manca un link preciso, può fornire un appiglio formale per non agire o per ritardare la rimozione oltre le 48 ore prescritte.
Chi è pronto e chi no
Le risposte raccolte da Wired dalle 14 aziende interpellate disegnano un panorama disomogeneo. Meta ha dichiarato di essere già in conformità da mesi, attraverso procedure attive su Facebook, Instagram, Threads e Meta AI. Google ha un form dedicato che consente di inviare fino a dieci link per volta, con un percorso separato per YouTube. TikTok ha integrato la segnalazione direttamente nell’app, accessibile da ogni post tramite il tasto di condivisione. LinkedIn garantisce revisione umana per ogni segnalazione, anche da chi non ha un account sulla piattaforma.
Alcune piattaforme hanno invece atteso fino all’ultimo. Reddit ha aggiornato il proprio centro assistenza con un form dedicato proprio il 19 maggio, lo stesso giorno dell’entrata in vigore. Snap ha pubblicato aggiornamenti alla propria pagina di supporto dopo essere stato contattato da Wired, anche se un portavoce ha specificato che l’aggiornamento era indipendente da quella comunicazione. Epic Games ha annunciato che il proprio form per i contenuti illegali sarà arricchito di campi specifici per il Take It Down Act. Roblox ha confermato di stare introducendo funzionalità di segnalazione dedicate, pur ammettendo che al momento dell’uscita dell’articolo la pagina di supporto non era ancora stata aggiornata con riferimenti alla nuova legge. Almeno due operatori ospitano i propri form su siti di terze parti, rendendo la ricerca del canale di segnalazione più difficile per l’utente medio. X Corp., la piattaforma di Elon Musk, non ha risposto ad alcuna richiesta di Wired. Il silenzio è significativo: X era già finita sotto i riflettori a inizio anno per i contenuti generati da Grok, il chatbot proprietario che aveva prodotto e pubblicato automaticamente migliaia di immagini sessualmente esplicite di donne reali, suscitando polemiche a livello internazionale. T-Mobile ha invece precisato di non rientrare nel perimetro della legge in quanto operatore di reti, categoria espressamente esclusa dal testo.
Le zone d’ombra della norma e le critiche
La legge ha incassato il sostegno di oltre 120 organizzazioni, un consenso bipartisan raro nel Congresso americano recente: 409 voti favorevoli e soli 2 contrari alla Camera, unanimità al Senato. Sul fronte penale, in vigore già dal maggio 2025, la pubblicazione consapevole di immagini intime non consensuali è reato federale: fino a due anni di reclusione per contenuti che coinvolgono adulti, fino a tre anni se le vittime sono minorenni. Ad aprile 2026 è arrivata la prima condanna in applicazione della norma, a carico di un uomo dell’Ohio che aveva usato strumenti di intelligenza artificiale per produrre materiale esplicito raffigurante vicini di casa adulti e minori, distribuendolo su una piattaforma specializzata in abusi sessuali su bambini. Sul fronte dell’enforcement civile, la Federal Trade Commission può irrogare sanzioni fino a 53.088 dollari per singola violazione, un importo che per piattaforme con milioni di utenti e migliaia di segnalazioni potenziali può tradursi in esposizioni finanziarie considerevoli. L’agenzia ha già comunicato di stare costruendo un sistema dedicato per raccogliere segnalazioni di non conformità e di aver avviato procedure di assunzione di personale specializzato.
Le obiezioni al testo non mancano. L’Electronic Frontier Foundation, assieme al Center for Democracy and Technology e a Fight for the Future, ha segnalato che le definizioni adottate nella legge sono abbastanza ampie da colpire, in potenza, contenuti del tutto legittimi: satira, giornalismo, materiale pornografico prodotto consensualmente, contenuti della comunità LGBTQ+. Il meccanismo di segnalazione, in assenza di protezioni adeguate contro le richieste in malafede, rischia di replicare le distorsioni già osservate con il sistema di takedown del Digital Millennium Copyright Act, storicamente usato anche per rimuovere contenuti scomodi anziché illegali. A questo si aggiunge la dichiarazione di Trump stesso, che aveva affermato di volersi avvalere della legge per far rimuovere contenuti critici nei suoi confronti, alimentando il dibattito sul potenziale uso strumentale dello strumento. Aperta rimane anche la questione del rapporto con la Section 230 del Communications Decency Act, la norma che tradizionalmente esclude la responsabilità delle piattaforme per i contenuti degli utenti: il Take It Down Act non disciplina esplicitamente questa interazione, e i confini reali si definiranno attraverso i primi casi di enforcement e il prevedibile contenzioso giudiziario.
