La giuria federale del distretto nord della California ha chiuso in meno di due ore una delle cause più attese nel mondo della tecnologia. Verdetto unanime, adottato seduta stante dalla giudice Yvonne Gonzalez Rogers: tutte le pretese di Elon Musk nei confronti di OpenAI, Sam Altman, Greg Brockman e Microsoft sono state archiviate per prescrizione. Il merito della vicenda, ovvero se OpenAI abbia davvero tradito la propria missione originaria, rimasto fuori dall’aula.
Perché la causa è stata respinta senza esaminare il merito
La legge californiana prevede un termine triennale entro cui depositare ricorsi di questo tipo, e la giuria ha stabilito che Musk era a conoscenza dei comportamenti contestati già dal 2021, tre anni prima che decidesse di agire in giudizio. Il ricorso era stato depositato nel febbraio 2024, un anno e mezzo dopo la fondazione di xAI, la sua società di intelligenza artificiale concorrente. Gli avvocati di OpenAI avevano costruito su questo punto gran parte della strategia difensiva, sostenendo che Musk avesse deliberatamente rinviato la causa per usarla come strumento di pressione competitiva. William Savitt, legale di OpenAI, ha sintetizzato il verdetto con parole precise: la causa era “un tentativo ipocrita di sabotare un concorrente”, depositata da qualcuno che accumulava previsioni sbagliate sul futuro della società che aveva contribuito a fondare.
Musk aveva cofondato OpenAI nel 2015 insieme ad Altman e ad altri, investendo 38 milioni di dollari nei primi anni. Nel 2018 aveva lasciato il consiglio di amministrazione dopo non essere riuscito a ottenere il controllo operativo della società, avendo spinto in più occasioni per una fusione con Tesla o per la creazione di una struttura for-profit sotto la sua guida. Dal 2019 OpenAI aveva invece costruito una struttura commerciale autonoma, attirando capitali da Microsoft per oltre 100 miliardi di dollari e raggiungendo una valutazione di 852 miliardi, con una IPO ormai considerata imminente.
Durante le tre settimane di dibattimento erano emerse dinamiche interne fino ad allora sconosciute al pubblico. Centinaia di pagine di email, diari personali di Brockman e scambi di messaggi tra Musk e Mark Zuckerberg avevano ricostruito la storia della rottura tra i cofondatori. Tra i testimoni figuravano Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, Ilya Sutskever, due ex componenti del consiglio Helen Toner e Tasha McCauley – che avevano espresso riserve sulla trasparenza di Altman – e Shivon Zilis, dirigente delle società di Musk. Altman stesso aveva preso la parola, descrivendo la rottura con il cofondatore come “estremamente dolorosa”: aveva detto di avere avuto l’impressione che fosse stato Musk ad abbandonare il progetto, non il contrario.
Cosa chiedeva Musk e cosa succede ora
Le richieste portate in aula da Musk erano di proporzioni considerevoli. Il suo esperto economico aveva stimato i guadagni illeciti dei convenuti in una cifra compresa tra 78,8 e 135 miliardi di dollari, da restituire all’ente nonprofit originario. Musk chiedeva inoltre la rimozione di Altman e Brockman dai rispettivi incarichi e l’annullamento della ristrutturazione societaria del 2025. La giudice Gonzalez Rogers aveva già mostrato durante il processo un certo scetticismo verso queste valutazioni, definendo l’analisi dell’esperto “priva di collegamento con i fatti sottostanti”. Microsoft, convenuta per concorso nell’asserita violazione del trust caritatevole, ha accolto il verdetto dichiarando di rimanere impegnata nella collaborazione con OpenAI per sviluppare e distribuire intelligenza artificiale su scala globale. Il legale di Musk, Marc Toberoff, ha risposto con una sola parola ai giornalisti fuori dall’aula: “Appello.” La strategia punta sulla dottrina della violazione continuata, che in determinati casi consente di estendere il termine di prescrizione quando si configura un comportamento illecito protratto nel tempo. La giudice, durante il processo, aveva respinto la richiesta di includere questa teoria nelle istruzioni alla giuria, e su questo punto si concentrerà verosimilmente il ricorso alla Ninth Circuit.
Sul piano degli effetti immediati, il verdetto rimuove uno degli ostacoli più rilevanti sulla strada dell’IPO di OpenAI, che con una valutazione di 852 miliardi punta a entrare nei mercati pubblici in tempi brevi. Musk, via social, ha definito la decisione una “questione di calendario” e ha ribadito che il merito della causa – l’arricchimento personale di Altman e Brockman a spese di un ente caritatevole – resta a suo avviso dimostrato dai fatti emersi in aula.
