In Grecia chi toglie l’etichetta a un contenuto creato con l’AI adesso rischia il carcere

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Il parlamento greco ha approvato il 16 luglio 2026 la legge nazionale di attuazione dell'AI Act, che punisce con la reclusione e una pena pecuniaria chi rimuove o falsifica le etichette di trasparenza dai contenuti generati con l'intelligenza artificiale. Il nuovo quadro affida la vigilanza all'autorità per la protezione dei dati e alla commissione per le telecomunicazioni.

Rimuovere l’etichetta che segnala un contenuto creato con l’intelligenza artificiale può costare il carcere. In Grecia è già legge dello Stato.

Il parlamento di Atene ha approvato il quadro nazionale di attuazione dell’AI Act europeo, un provvedimento presentato dal ministero della governance digitale guidato da Dimitris Papastergiou che rende il Paese uno dei primi membri dell’Unione ad aver completato il proprio meccanismo interno di applicazione del regolamento. Il testo stabilisce chi vigila sui sistemi di intelligenza artificiale, come si presentano i reclami, quali sanzioni si applicano in caso di violazione e in quali spazi protetti le imprese potranno sperimentare le loro applicazioni prima di portarle sul mercato.

Cosa rischia chi rimuove le etichette dai deepfake

La disposizione di maggiore impatto riguarda i contenuti sintetici: diventa penalmente rilevante la condotta di chi cancella o altera le marcature di trasparenza che accompagnano un materiale generato dall’intelligenza artificiale, oppure nasconde il fatto che un video o una voce siano stati prodotti artificialmente. La sanzione combina la pena detentiva con quella pecuniaria, salvo che il fatto integri un reato più grave punito da un’altra norma, una scelta che al momento distingue Atene dagli altri Paesi europei impegnati nella costruzione dei rispettivi quadri nazionali, dove la manomissione delle etichette resta confinata al piano delle sanzioni amministrative. Il testo utilizza il termine tecnico che nel codice penale greco indica la detenzione da dieci giorni a cinque anni, senza fissare una forbice specifica per questa fattispecie.

Il percorso è stato rapido. La bozza era finita in consultazione pubblica il 23 giugno, con osservazioni raccolte fino al 6 luglio, mentre il voto in aula è arrivato il 16 luglio.

Nelle commissioni parlamentari il provvedimento ha incassato le critiche delle opposizioni, che hanno contestato i tempi ristretti e l’impianto della vigilanza. Il governo ha tirato dritto, anche perché le sanzioni previste dal nuovo quadro si applicheranno pure agli enti del settore pubblico.

Come funziona la vigilanza greca sull’intelligenza artificiale

L’autorità ellenica per la protezione dei dati personali assume il ruolo di organo centrale di sorveglianza del mercato. Alla commissione nazionale per le telecomunicazioni e le poste spetta invece la funzione di autorità di notifica, con il compito di gestire un nuovo centro di coordinamento e competenza sull’intelligenza artificiale.

Il pacchetto istituisce inoltre un sistema unificato per i reclami e un sandbox normativo, cioè un ambiente controllato in cui imprese e organismi di ricerca potranno testare le proprie applicazioni sotto la supervisione delle autorità competenti. La tempistica scelta da Atene segue da vicino il calendario europeo: gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act, quelli che impongono di marcare in formato leggibile dalle macchine i contenuti sintetici e di dichiarare i deepfake, diventano applicabili in tutta l’Unione dal 2 agosto 2026, con sanzioni amministrative che possono arrivare a 15 milioni di euro o al 3 per cento del fatturato mondiale annuo, se superiore.