Il decreto legislativo che dovrebbe adattare l’ordinamento italiano al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è finito sul tavolo delle commissioni riunite Attività produttive e Trasporti della Camera, in un’audizione informale che ha messo a confronto le due autorità più coinvolte nella partita: l’Agcom e il Garante per la protezione dei dati personali. Il testo dovrà essere approvato prima del 2 agosto, data in cui il regolamento Ue 2024/1689 diventerà pienamente applicabile in tutti gli Stati membri, ma il percorso parlamentare resta aperto, e le due autorità hanno colto l’occasione per segnalare le lacune che, a loro giudizio, rischiano di complicare la governance dell’intelligenza artificiale in Italia.
Il nodo del comitato di coordinamento secondo Agcom
Il presidente dell’Agcom, Giacomo Lasorella, ha indicato nell’articolo 12 del decreto il punto più delicato del provvedimento. Riguarda il comitato che dovrà coordinare le autorità nazionali competenti in materia di intelligenza artificiale.
Lasorella ha spiegato che l’Autorità non rivendica competenze primarie sull’intelligenza artificiale, una scelta già compiuta dal legislatore con la legge 132. Ha però sottolineato come la natura trasversale della tecnologia finisca per intrecciarsi con le competenze che l’Agcom esercita sui servizi digitali, e come il rischio concreto sia quello di restare titolare sulla carta di alcune attribuzioni senza partecipare ai tavoli in cui si stabiliscono le modalità di cooperazione tra le diverse istituzioni. Ha citato, come esempio concreto, il caso di Google Ai Overview e Ai Mode, segnalato all’Unione europea per verificare l’eventuale impatto sul pluralismo dell’informazione. Ha aggiunto che la materia si lega anche al diritto d’autore, che richiede un raccordo tra i sistemi di intelligenza artificiale e i servizi digitali già regolati. Sulla tutela dei minori, infine, ha ricordato che le norme sui servizi di media audiovisivi assegnano all’Agcom competenze sia mediatiche sia digitali.
Le richieste del Garante Privacy e degli esperti auditi
Pasquale Stanzione, presidente del Garante Privacy, ha chiesto che all’Autorità venga riconosciuto, nell’ambito dell’articolo 74 del regolamento europeo, il potere di adottare linee guida e raccomandazioni. Ha segnalato inoltre l’assenza di un richiamo esplicito al sistema sanzionatorio già previsto per le altre autorità coinvolte.
Stanzione ha aggiunto un tema economico, definendo insufficienti le risorse assegnate al Garante rispetto alla complessità della governance richiesta da un fenomeno come l’intelligenza artificiale, e chiedendo una revisione organica degli stanziamenti. Su questo punto è intervenuto anche Guido Scorza, avvocato e docente di diritto delle nuove tecnologie, che in passato ha fatto parte del collegio dell’Autorità: ha ricordato che l’AI Act impone agli Stati membri di dotare adeguatamente le autorità di controllo, perché la loro attività resta lo strumento concreto per orientare l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società.
Teresa Numerico, professoressa di Filosofia della Tecnologia all’Università Roma Tre, ha spostato l’attenzione sulla scuola, osservando che la didattica attuale non tiene il passo con i nuovi strumenti di intelligenza artificiale e che la struttura stessa dell’istruzione va ripensata. Antongiulio Lombardi, esperto di diritto e tecnologia, ha chiesto tempestività nell’approvazione delle norme e uno strumento capace di aggiornare nel tempo il quadro normativo, in modo da tenerlo allineato alle esigenze di formazione e di governance che la materia impone. Il decreto, una volta approvato, dovrà comunque misurarsi con l’entrata in vigore del regolamento europeo il 2 agosto, quando le nuove regole sull’intelligenza artificiale diventeranno applicabili a prescindere dallo stato di avanzamento del provvedimento nazionale.
