La principale associazione europea del commercio elettronico ha preso posizione ufficialmente a favore di una revisione profonda del Regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori. La mossa di Ecommerce Europe arriva in coincidenza con il dialogo di attuazione promosso dalla Commissione europea a Bruxelles, durante il quale il Commissario Michael McGrath ha riunito imprese, autorità nazionali di enforcement e parti sociali per discutere il funzionamento del sistema vigente e le possibili direzioni di riforma. Al centro del confronto c’è il Regolamento CPC (EU 2017/2394), il quadro normativo che coordina la cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell’applicazione delle norme a tutela dei consumatori nel mercato unico.
L’enforcement frammentato e i suoi limiti concreti
Il quadro che emerge dall’analisi di Ecommerce Europe descrive un meccanismo di applicazione delle norme oggi strutturalmente inadeguato rispetto alle dimensioni e alla velocità del mercato digitale europeo.
Il modello che affida a ciascuna autorità nazionale il compito di intervenire sulle violazioni rilevate nel proprio territorio ha mostrato nel tempo una serie di criticità difficili da ignorare. Le autorità operano con risorse finanziarie, umane e tecnologiche spesso insufficienti, gestiscono carichi di lavoro elevati e devono rispettare tempi stretti, con il risultato che solo pochi Stati membri riescono concretamente a perseguire i soggetti non conformi di maggiori dimensioni. Anche quando ci riescono, i risultati ottenuti sono stati finora parziali. A questo si aggiunge una disomogeneità di fondo: le interpretazioni delle stesse norme di tutela dei consumatori divergono tra uno Stato membro e l’altro, rendendo ancora più difficile coordinare azioni efficaci contro operatori che agiscono su scala transnazionale. Il problema si aggrava ulteriormente quando gli operatori responsabile delle violazioni sono stabiliti fuori dall’Unione europea, dove il potere delle singole autorità nazionali si riduce sensibilmente.
A rendere il quadro ancora più pressante sono i dati sui volumi di importazione: nel solo 2025 sono entrati nell’Unione europea circa 5,8 miliardi di articoli, con un rischio crescente che prodotti non conformi o pericolosi raggiungano i consumatori senza essere intercettati. Su questa scala, le azioni di enforcement nazionali, anche quando coordinate, non generano un effetto deterrente sufficiente.
La proposta di Ecommerce Europe per un mercato equo
Per rispondere a queste criticità, Ecommerce Europe chiede che la Commissione europea riceva un mandato esplicito e rafforzato per agire direttamente come autorità di enforcement nei casi di violazioni diffuse del diritto dei consumatori che coinvolgono milioni di cittadini europei, a prescindere dalla localizzazione geografica dell’operatore responsabile. L’associazione propone inoltre di ampliare la gamma degli strumenti sanzionatori disponibili: accanto alle sanzioni pecuniarie già previste dall’attuale impianto normativo, andrebbero introdotte misure più incisive come il delisting delle piattaforme non conformi e il takedown dei contenuti irregolari, da applicare nei casi di maggiore gravità. Un arsenale più ampio renderebbe il sistema europeo più credibile come deterrente nei confronti degli attori più grandi, soprattutto quelli stabiliti al di fuori dell’Unione. Ecommerce Europe riconosce che un cambiamento di questa portata richiederebbe modifiche significative all’impianto normativo esistente e un’attenta riflessione sulle interazioni con altre parti del diritto dei consumatori già vigente, in particolare per quanto riguarda le competenze degli Stati membri e la struttura del cosiddetto consumer acquis.
L’associazione sottolinea che le imprese e i consumatori non possono attendere indefinitamente i tempi della legislazione: l’applicazione effettiva delle norme già in vigore resta indispensabile per contrastare almeno in parte la concorrenza sleale e garantire parità di condizioni nel mercato unico. La revisione del Regolamento CPC è attesa per il quarto trimestre del 2026, nell’ambito della più ampia agenda europea per i consumatori 2025-2030.
