La Commissione europea stanga Temu con 200 milioni di multa. Dietro i prezzi bassi rischi enormi per prodotti e giocattoli difettosi

Tempo di lettura: 7 minuti

La Commissione europea ha sanzionato Temu con 200 milioni di euro per non aver valutato adeguatamente i rischi sistemici legati alla vendita di prodotti illegali sulla piattaforma, in violazione del Digital Services Act. Le operazioni di mystery shopping condotte dagli investigatori dell'UE hanno rilevato caricabatterie non conformi agli standard di sicurezza e giocattoli per bambini contenenti sostanze chimiche oltre i limiti di legge. Si tratta della sanziona più alta mai comminata ai sensi del DSA

La Commissione europea ha inflitto a Temu una sanzione da 200 milioni di euro, la più alta mai comminata ai sensi del Digital Services Act e quasi il doppio dei 120 milioni irrogati a X di Elon Musk nel dicembre 2025. La piattaforma cinese di e-commerce, controllata da PDD Holdings e quotata al Nasdaq, non ha identificato né valutato con la dovuta diligenza i rischi sistemici derivanti dall’offerta di prodotti illegali o pericolosi ai consumatori dell’Unione europea. Per Bruxelles quella lacuna configura una violazione grave di uno degli obblighi centrali del regolamento.
Il procedimento formale era stato aperto il 31 ottobre 2024, dopo la designazione di Temu come piattaforma online di grandi dimensioni ai sensi della normativa europea. Le conclusioni preliminari erano arrivate nel luglio 2025, al termine di mesi di raccolta prove, richieste formali di informazioni e analisi dei documenti prodotti dalla piattaforma. La decisione di non conformità adottata oggi chiude quella fase istruttoria e ne apre una nuova. Temu avrà tempo fino al 28 agosto 2026 per presentare un piano d’azione correttivo con le misure concrete per rimediare alle carenze contestate. Il Comitato europeo per i servizi digitali disporrà di un mese per esaminarlo e formulare un parere, dopo il quale la Commissione avrà un ulteriore mese per adottare la decisione finale e definire il calendario di attuazione. Se la piattaforma non dovesse adeguarsi nei tempi e nei modi previsti, si aprirebbe la strada a sanzioni periodiche aggiuntive. L’importo della multa, ha precisato un alto funzionario di Bruxelles, resta comunque ben al di sotto del tetto massimo fissato al 6% del fatturato globale del gruppo PDD Holdings – una soglia che, nel caso di uno dei gruppi tecnologici cinesi più capitalizzati al mondo, avrebbe prodotto una cifra ben più elevata.

Mystery shopping, caricabatterie e giocattoli, ecco le prove raccolte dall’UE

La contestazione si fonda su elementi concreti e verificabili. La Commissione ha commissionato a un organismo indipendente una serie di operazioni di mystery shopping, uno strumento di verifica sotto copertura che simula gli acquisti reali di un consumatore ordinario, per testare direttamente la qualità e la conformità dei prodotti disponibili sulla piattaforma. I risultati sono stati presentati come prova diretta della fondatezza dell’accusa. Un’altissima percentuale dei caricabatterie acquistati su Temu non ha superato i test di sicurezza di base, fallendo criteri standard che qualsiasi prodotto immesso sul mercato europeo è tenuto a rispettare. La situazione rilevata tra i giocattoli per bambini è risultata altrettanto critica: una quota rilevante dei prodotti testati presentava rischi di sicurezza di gravità medio-alta, con sostanze chimiche presenti in concentrazioni superiori ai limiti fissati dalla legge o con parti staccabili in grado di causare soffocamento nei bambini piccoli. A questi elementi si aggiungono le segnalazioni ricevute da terzi, i dati forniti dalle autorità doganali e dagli organismi di vigilanza del mercato dei vari Stati membri dell’Unione, oltre alle relazioni di valutazione del rischio prodotte dalla stessa Temu per il 2024 e per il 2025, che la Commissione ha analizzato e ritenuto inadeguate.

Il cuore della disputa riguarda proprio quelle valutazioni del rischio. Secondo Bruxelles, i documenti presentati da Temu si basavano su informazioni generali riferite all’intero comparto dell’e-commerce, senza alcuna specificità rispetto al modello di business della piattaforma, alla sua architettura tecnologica, alla tipologia dei venditori terzi presenti nel marketplace o alle categorie di prodotti maggiormente a rischio. Una scelta metodologica che ha portato a sottostimare gravemente, questo il termine usato dalla Commissione, la frequenza con cui un consumatore europeo avrebbe potuto imbattersi in articoli non conformi semplicemente navigando sulla piattaforma. Il DSA impone alle Very Large Online Platforms di misurare i propri rischi specifici, non quelli del settore considerato in astratto.

La Commissione ha contestato anche un secondo fronte, connesso alla struttura stessa del servizio. Temu non ha valutato in che misura i propri sistemi di raccomandazione algoritmica e i programmi di promozione tramite influencer affiliati potessero amplificare la visibilità e quindi la diffusione di prodotti illegali o non conformi. Quella valutazione, ha sottolineato Bruxelles, avrebbe dovuto essere parte integrante dell’analisi del rischio sistemico. La sua assenza ha lasciato senza risposta una delle domande più rilevanti sull’impatto reale del servizio: in che misura i meccanismi di amplificazione della piattaforma contribuissero a far circolare articoli pericolosi tra i consumatori europei.

Virkkunen: “Le valutazioni del rischio sono la spina dorsale del DSA”

La vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, ha commentato la decisione con parole che non lasciano spazio a interpretazioni ambigue. “Le valutazioni del rischio non sono un mero esercizio burocratico, ma la spina dorsale del DSA”, ha dichiarato Virkkunen, sottolineando come la valutazione prodotta da Temu “sottovaluti i rischi concreti, manchi di specificità, non si basi su prove solide e non sia esaustiva”. Il giudizio della vicepresidente è andato oltre la dimensione tecnica: quella valutazione, ha aggiunto, “lascia all’oscuro le autorità di regolamentazione, gli utenti e il pubblico sulla reale portata dei potenziali danni causati dai prodotti illegali venduti su Temu”. La chiusura è stata netta: “È giunto il momento che Temu si conformi alla legge”.

Le parole di Virkkunen inquadrano la sanzione in una cornice più ampia di quella del singolo caso. La Commissione sta costruendo, attraverso le decisioni di non conformità adottate ai sensi del DSA, una giurisprudenza applicativa che chiarisce cosa significhi concretamente rispettare gli obblighi imposti alle grandi piattaforme. La multa a X del dicembre 2025 era stata la prima di questo tipo. Quella a Temu è la seconda, ma è anche la più alta per importo assoluto e quella che introduce con maggiore precisione il tema della qualità metodologica delle valutazioni del rischio. Bruxelles non contesta solo l’assenza di misure di mitigazione: contesta il modo in cui la piattaforma ha costruito la propria analisi, ritenendola strutturalmente inadeguata a fotografare i rischi reali del servizio. Un passaggio che avrà implicazioni dirette per tutte le altre VLOP designate, chiamate a produrre valutazioni analoghe.

La risposta di Temu e le prossime tappe

Temu ha definito la sanzione sproporzionata rispetto alle violazioni contestate.

In una nota ufficiale, la piattaforma ha dichiarato di rispettare gli obiettivi del Digital Services Act e di condividere la necessità di norme chiare per il comparto dell’economia digitale, precisando però di non condividere la decisione della Commissione. L’argomento principale riguarda il riferimento temporale della sanzione: la decisione si baserebbe sulla prima valutazione del rischio condotta nel 2024, che non rifletterebbe lo stato attuale dei sistemi della piattaforma, nel frattempo aggiornati con nuove misure di sicurezza a tutela dei consumatori. La Commissione, da parte sua, ha chiarito che il calcolo dell’importo ha tenuto conto del periodo intercorso tra l’entrata in vigore degli obblighi per Temu e l’adozione di quella valutazione del rischio, considerando la brevità di quell’intervallo come un elemento che ha contribuito a contenere la cifra finale al di sotto del massimo consentito.
Nei prossimi mesi il dossier resterà aperto su più livelli. Temu dovrà presentare entro il 28 agosto il piano d’azione correttivo, che verrà esaminato dal Comitato europeo per i servizi digitali prima di tornare alla Commissione per la decisione finale. Nel frattempo prosegue la collaborazione tra la piattaforma e le autorità europee per verificare il rispetto progressivo degli obblighi. La multa da 200 milioni chiude una fase istruttoria durata oltre un anno e mezzo, ma il percorso verso la conformità effettiva di Temu al quadro normativo europeo è ancora aperto.