La Francia ha chiuso il percorso parlamentare che vieta ai minori di 15 anni l’iscrizione ai social media, diventando il primo paese dell’Unione Europea ad approvare un divieto generalizzato di questo tipo. Il voto, arrivato da entrambe le camere del parlamento francese, chiude un iter durato mesi e segnato da un confronto diretto con Bruxelles sulla compatibilità del testo con le regole già in vigore a livello comunitario.
Come funzionerà il divieto per gli under 15
Il meccanismo previsto dalla legge è semplice nella formulazione: chi non ha ancora compiuto 15 anni vedrà chiuso automaticamente il proprio account social.
Il controllo sull’applicazione della norma spetta all’Arcom, l’autorità francese competente per l’audiovisivo e le comunicazioni digitali, che dovrà verificare che le piattaforme rispettino l’obbligo di chiusura degli account minorenni. La ministra per il digitale Anne Le Henanff ha precisato che i dati personali degli utenti coinvolti resteranno protetti durante questo processo, un dettaglio che punta a rassicurare chi teme un uso improprio delle informazioni raccolte per verificare l’età. Dal perimetro del divieto restano escluse le enciclopedie online e i portali a carattere educativo o scientifico, una scelta che distingue la norma francese da un blocco indiscriminato dell’accesso ai contenuti digitali. Il testo introduce anche lo stop all’uso dei telefoni cellulari nelle scuole superiori, misura pensata per limitare le distrazioni durante l’orario scolastico e per ridurre l’esposizione quotidiana degli adolescenti agli schermi. Diverse famiglie francesi hanno già intentato cause legali contro TikTok, sostenendo un legame tra i contenuti della piattaforma e casi di suicidio tra adolescenti, un contesto che ha alimentato il sostegno pubblico alla misura. Il presidente Emmanuel Macron, che ha promosso il provvedimento come iniziativa distintiva del suo secondo mandato, ha parlato di un passo avanti importante per la protezione di bambini e adolescenti.
Non tutte le forze politiche condividono questa lettura. I parlamentari di France Insoumise hanno votato contro il testo, sollevando dubbi sulla sua costituzionalità e sulla concreta possibilità di applicarlo su larga scala.
Il nodo del Digital Services Act
La prima versione del testo aveva incontrato un ostacolo specifico: la Commissione europea aveva rilevato sovrapposizioni con il Digital Services Act, il regolamento che disciplina la sicurezza online per l’intera Unione. Deputati e senatori hanno condotto un negoziato serrato, concluso lunedì con un accordo su una versione emendata poi sottoposta al voto finale delle due camere. Resta ancora da verificare l’esito di un possibile controllo di costituzionalità, che potrebbe incidere sui tempi di entrata in vigore della legge, fissata per l’inizio del prossimo anno scolastico.
Il caso francese si inserisce in un quadro internazionale già in movimento, con l’Australia che aveva introdotto per prima un limite d’età per l’accesso ai social media e con Regno Unito, Grecia, Slovenia e Svezia che stanno valutando restrizioni analoghe.
