I magistrati italiani iniziano a usare l’intelligenza artificiale di Copilot sugli atti processuali

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Decisione storica del Consiglio Superiore della Magistratura che aggiornando le raccomandazioni sull'uso dell'intelligenza artificiale negli uffici giudiziari, acconsente all'uso di Microsoft 365 Copilot anche su atti processuali. La delibera del 22 luglio 2026 mantiene il divieto di impiego dello strumento per la valutazione delle prove e per la redazione dei provvedimenti giurisdizionali.

Il Consiglio superiore della magistratura ha allargato il perimetro degli usi consentiti a Microsoft 365 Copilot negli uffici giudiziari, includendo per la prima volta attività che toccano direttamente gli atti processuali. La delibera arriva dopo mesi di sperimentazione avviata dal Ministero della giustizia e aggiorna un testo che risaliva all’ottobre del 2025. Il plenum ha approvato il provvedimento con una sola astensione, segno di un consenso ampio attorno alla proposta della Settima Commissione. I principi di fondo restano gli stessi di prima, cambia però lo spazio operativo concesso allo strumento.

Cosa cambia per gli atti giudiziari

Fino a questo aggiornamento gli atti processuali erano rimasti quasi del tutto esclusi dagli impieghi ammessi.

Ora il Csm consente attività di classificazione e catalogazione dei documenti, sintesi utile all’archiviazione tematica, confronto tra le posizioni delle parti per individuare il thema decidendum e il thema probandum, oltre alla compilazione assistita di moduli standardizzati, compresi quelli relativi all’arresto. Si tratta di operazioni che riducono il tempo necessario per orientarsi in un fascicolo complesso, senza però intaccare il momento in cui il magistrato interpreta la legge o valuta le prove raccolte. Una sintesi che riporta domande, allegazioni e documenti citati resta un supporto tecnico; una sintesi che seleziona ciò che conta o suggerisce una soluzione entra invece in un territorio riservato al giudice. Il confine, secondo il documento, passa proprio da qui, più che dalla semplice presenza dello strumento generativo.

Quali garanzie tecniche hanno convinto il Csm

L’apertura poggia su rassicurazioni ottenute dal Ministero direttamente da Microsoft.

I dati restano custoditi in data center collocati in Italia grazie all’Advanced Data Residency, mentre il tenant riservato alla giustizia risulta isolato da quello degli altri clienti del fornitore. Prompt, risposte e documenti giudiziari non vengono utilizzati per addestrare o migliorare i modelli linguistici, e i documenti più delicati possono essere classificati per limitare le funzioni disponibili all’interno del sistema. Su questa base il Csm considera l’ambiente istituzionale diverso da una piattaforma consumer aperta al pubblico, pur riconoscendo che il rischio di errore non scompare del tutto.

L’anonimizzazione preventiva, prima trattata quasi come condizione automatica, diventa una buona pratica raccomandata, da applicare soprattutto quando l’identificazione dei soggetti non serve allo scopo perseguito.

I limiti che restano e il problema degli errori

Il documento richiama, presumibilmente non per caso, un episodio avvenuto il 29 aprile 2026, quando Copilot ha inserito il riferimento a un Comune inesistente durante un’attività di catalogazione di elenchi di beni immobili condotta in ambiente protetto.

Il caso viene citato come esempio delle criticità strutturali dei modelli generativi, che tendono a fornire risposte assertive anche quando mancano le informazioni necessarie, colmando le lacune con inferenze non sempre sostenute dai documenti disponibili. Per questo il Csm chiede prompt strutturati, istruzioni restrittive e verifiche puntuali su ogni output prodotto, insieme a una tracciabilità delle operazioni che conservi informazioni su sistema utilizzato, materiale impiegato e controlli effettuati. Alla formazione dei magistrati viene affidato un ruolo di primo piano, perché solo chi conosce i limiti dello strumento può individuarne un uso improprio prima che produca conseguenze concrete. Il documento segnala infine che Microsoft 365 Copilot resta un prodotto generalista, non costruito fin dall’origine per il dominio giuridico, e indica la necessità di una suite dedicata alla funzione giudiziaria, da sviluppare anche attraverso sandbox regolatorie e sperimentazioni condivise tra gli uffici. La responsabilità di ogni utilizzo, chiarisce la delibera, resta comunque personale e riconducibile a chi ha deciso se e come impiegare il risultato ottenuto dalla macchina.