L’AI Act cambia prima di entrare in vigore. Il Consiglio UE dà il via libera definitivo al compromesso che ridisegna tempi e obblighi

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Bruxelles ha impresso una correzione di rotta su uno dei suoi provvedimenti più ambiziosi degli ultimi anni. Il Comitato dei Rappresentanti Permanenti del Consiglio dell’Unione Europea ha confermato il 13 maggio 2026 il testo di compromesso del Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale, aprendo la strada all’adozione formale da parte del Parlamento europeo. L’accordo, che modifica parti rilevanti dell’AI Act approvato nel 2024, era stato raggiunto politicamente nella notte del 7 maggio dopo un negoziato durato mesi e concluso in extremis, con un primo trilogo fallito il 28 aprile e una ripresa delle trattative che molti osservatori ritenevano improbabile nei tempi stretti imposti dal calendario istituzionale.

Perché l’Europa ha deciso di cambiare le regole prima ancora di applicarle

La ragione ufficiale è tecnica: gli standard armonizzati necessari per applicare gli obblighi sui sistemi ad alto rischio non sono pronti, le autorità nazionali competenti non sono state istituite in modo uniforme nei ventisette stati membri, e le linee guida operative restano incomplete in punti decisivi. Chiedere alle imprese di conformarsi a regole prive degli strumenti necessari per farlo avrebbe prodotto un contenzioso diffuso e risultati opposti a quelli attesi. Dietro questa motivazione tecnica, però, emerge anche una pressione politica che negli ultimi mesi si è fatta sempre più esplicita, quella esercitata dalle grandi aziende tecnologiche europee e americane attive nel mercato UE hanno intensificato le richieste di flessibilità, e la Commissione ha scelto di recepirle attraverso lo strumento dell’Omnibus, una serie di pacchetti legislativi di semplificazione avviati a partire dal 2025. Il Digital Omnibus sull’AI è il settimo di questa serie.

Il passaggio del Coreper del 13 maggio non è una mera formalità. Rappresenta il momento in cui il Consiglio autorizza la propria Presidenza a comunicare al Parlamento europeo che, se l’assemblea adotterà il testo in prima lettura, il Consiglio lo approverà senza modifiche, chiudendo così la procedura legislativa ordinaria. L’obiettivo dichiarato da entrambe le istituzioni è completare l’adozione formale prima del 2 agosto 2026, data dalla quale, in assenza di modifiche, sarebbero entrati in vigore gli obblighi originari dell’AI Act per i sistemi ad alto rischio.

Cosa cambia per le imprese che sviluppano o usano sistemi di intelligenza artificiale

Le modifiche più attese riguardano le scadenze. Per i sistemi classificati ad alto rischio ai sensi dell’Allegato III dell’AI Act, come quelli impiegati in ambito biometrico, nell’istruzione, nel lavoro e nella gestione delle frontiere, gli obblighi slittano al 2 dicembre 2027. Per i sistemi integrati in prodotti regolamentati da legislazione settoriale europea, previsti dall’Allegato I, la scadenza si sposta invece al 2 agosto 2028. Il rinvio è motivato dalla necessità di allineare le scadenze alla disponibilità effettiva degli standard tecnici e degli strumenti di conformità, che la Commissione dovrà confermare prima che le regole diventino esigibili. Sul fronte dell’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, il compromesso alleggerisce in modo significativo l’obbligo originario. In pratica le organizzazioni non dovranno più garantire un livello specifico di competenza per ogni singolo individuo coinvolto nell’uso dei sistemi, ma adottare misure adeguate a supportare la formazione del personale. Lo spostamento dall’obbligo di risultato all’obbligo di mezzi ha conseguenze dirette sul piano delle responsabilità, riducendo l’esposizione di aziende e pubbliche amministrazioni a contestazioni difficili da gestire sul piano probatorio.

Le sandbox regolatorie, gli ambienti controllati in cui le imprese possono sperimentare sistemi di IA sotto supervisione pubblica, beneficiano anch’esse di un adeguamento: il termine per la loro istituzione da parte delle autorità nazionali viene prorogato al 2 agosto 2027, con procedure di accesso semplificate rispetto al testo originario.

Il divieto sui deepfake sessuali e la stretta sui contenuti sintetici non consensuali

Il compromesso introduce anche misure che vanno nella direzione opposta all’alleggerimento. Viene vietata in modo esplicito l’immissione sul mercato, la messa in servizio e l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale capaci di generare immagini, video o audio sessuali realistici raffiguranti persone identificabili senza il loro consenso. Il divieto copre anche i sistemi utilizzabili per produrre materiale relativo ad abusi sessuali su minori, con limitatissime eccezioni previste dalla legge. L’architettura normativa scelta è rilevante e prevede che la responsabilità venga collocata a monte, sul produttore e sul distributore, prima ancora che sull’utente finale. Chi immette sul mercato un sistema privo di misure tecniche adeguate a impedirne l’uso improprio risponde già nella fase di distribuzione, indipendentemente dall’uso che ne verrà fatto.

Queste disposizioni, che includono i cosiddetti nudifier, entreranno in vigore dal 2 dicembre 2026. Sul watermarking, l’obbligo di marcare in modo leggibile i contenuti generati da sistemi di IA già presenti sul mercato prima del 2 agosto 2026 resta fermo nella scadenza principale, con una finestra tecnica di adeguamento ridotta a tre mesi, fino al 2 dicembre 2026, più stretta rispetto ai sei mesi inizialmente proposti dalla Commissione europea. Le esenzioni amministrative vengono estese anche alle piccole imprese a media capitalizzazione, categoria introdotta nel corso del processo Omnibus, mentre il ruolo dell’AI Office viene rafforzato nella supervisione dei sistemi basati su modelli di intelligenza artificiale a uso generale, con precisazioni sulle competenze che rimangono in capo alle autorità nazionali in settori come forze dell’ordine e istituzioni finanziarie.

Il testo consolidato dell’accordo è atteso nelle prossime settimane, prima della revisione giuridico-linguistica e dell’adozione formale da parte dei due colegislatori.