L’AI Act è in vigore ma in due Paesi europei su tre manca ancora chi deve farlo rispettare

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Solo nove Stati membri, fra cui l'Italia, hanno designato le autorità nazionali che devono vigilare sull'applicazione dell'AI Act, scadenza fissata al 2 agosto 2025. Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi attendono ancora l'approvazione definitiva delle rispettive leggi, mentre alcuni Stati non hanno comunicato alla Commissione il punto di contatto unico

Soltanto nove Stati membri dell’Unione europea hanno completato la designazione delle autorità nazionali incaricate di applicare l’AI Act, il regolamento che disciplina lo sviluppo e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale. L’Italia fa parte di questo gruppo.

Nel resto dell’Unione il quadro appare molto più frammentato. Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi attendono ancora l’adozione definitiva delle leggi nazionali che dovrebbero completare l’assetto della vigilanza, mentre alcuni governi non hanno comunicato alla Commissione europea neppure il nominativo del punto di contatto unico, cioè l’ufficio che fa da tramite tra la capitale e Bruxelles. Secondo il monitoraggio curato dal Future of Life Institute, dodici Paesi si trovano a metà strada, con proposte di legge ancora in discussione o con una sola delle autorità richieste già nominata, mentre sei Stati non ne hanno individuata alcuna. La Commissione ha confermato che l’applicazione del regolamento spetta all’AI Office, la struttura europea dedicata all’intelligenza artificiale, insieme alle autorità nazionali, alle quali toccherà gran parte dei controlli sui sistemi immessi sul mercato.

Cosa prevede l’AI Act sulle autorità nazionali

L’obbligo nasce dall’articolo 70 del regolamento. Ogni Stato membro deve istituire o designare almeno un’autorità di notifica, che valuta e controlla gli organismi chiamati a certificare la conformità dei sistemi di intelligenza artificiale, insieme ad almeno un’autorità di vigilanza del mercato, incaricata di verificare che i prodotti in circolazione rispettino le regole. Una delle autorità di vigilanza scelte da ciascun Paese deve svolgere anche il ruolo di punto di contatto unico con le istituzioni europee. Il testo chiede inoltre che questi organismi agiscano in modo indipendente e dispongano di personale con competenze specifiche nell’intelligenza artificiale e nei settori collegati, con una verifica annuale delle risorse a disposizione.

La scadenza per completare le nomine era fissata al 2 agosto 2025.

L’Italia ha rispettato l’impegno con la legge 132 del 2025, che ha attribuito all’Agenzia per l’Italia digitale il ruolo di autorità di notifica e all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale quello di autorità di vigilanza del mercato e di punto di contatto con Bruxelles. Nei rispettivi ambiti di competenza intervengono anche il Garante per la protezione dei dati personali, la Banca d’Italia, la Consob e l’Ivass.

Ritardi nazionali e rinvio degli obblighi per l’IA ad alto rischio

In Germania il governo federale ha approvato l’11 febbraio 2026 il progetto di legge noto come KI-MIG, che affida la vigilanza del mercato alla Bundesnetzagentur, l’agenzia federale delle reti, e le funzioni di notifica all’ente nazionale di accreditamento. Il Bundestag ha svolto la prima lettura il 20 marzo e il Bundesrat ha espresso il proprio parere il 2 aprile, ma fino all’approvazione definitiva e alla pubblicazione della legge la designazione della Bundesnetzagentur resta formalmente incompleta. In Francia le disposizioni sulla nomina delle autorità, inserite in un disegno di legge di adeguamento al diritto europeo, si sono fermate all’Assemblée nationale. Nel frattempo la Cnil, l’autorità francese per la protezione dei dati, continua a occuparsi di intelligenza artificiale senza un ruolo formale riconosciuto dall’AI Act.

La lentezza nella costruzione della rete di vigilanza ha inciso anche sul calendario europeo. Il Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale, entrato in vigore a fine luglio, ha rinviato al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028 una parte degli obblighi per i sistemi ad alto rischio, mentre gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 si applicano dal 2 agosto 2026.