L’industria dei videogiochi risponde a Bruxelles “I nostri giochi hanno già un rating d’età”

Tempo di lettura: 3 minuti

L'EGDF replica al rapporto del panel di esperti consegnato a von der Leyen, ricordando che il sistema PEGI classifica i videogiochi per età da oltre due decenni. L'associazione avverte che eventuali obblighi di consenso parentale rischiano di limitare l'accesso dei minori a contenuti digitali anche fuori casa e da scuola.

Il confronto sulla sicurezza dei minori online si allarga oltre i social network e tocca ora anche il comparto videoludico. Lunedì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ricevuto il rapporto finale dello Special Panel on child safety online, che propone di estendere a un ventaglio più ampio di servizi digitali le future restrizioni d’età previste a livello UE. Tra i settori chiamati in causa figura quello dei videogiochi, da sempre dotato di un proprio sistema di classificazione.

Il rapporto del panel e la reazione dell’industria

A rispondere alle raccomandazioni del panel è stata la European Games Developer Federation, che rappresenta gli sviluppatori europei di videogiochi. Il direttore dell’EGDF, Jari-Pekka Kaleva, ha dichiarato che il sistema PEGI esiste nell’Unione europea da oltre vent’anni e che il suo scopo è segnalare l’idoneità dei titoli videoludici a specifiche fasce d’età, offrendo uno strumento concreto di supporto alla supervisione dei genitori. Secondo Kaleva, questo meccanismo di autoregolamentazione ha già dimostrato di funzionare su larga scala, coprendo migliaia di titoli distribuiti in decine di paesi europei e coinvolgendo l’intera filiera degli editori, dai grandi gruppi alle case indipendenti.

La distinzione tra videogiochi e social network

Nel suo intervento, Kaleva ha insistito su un aspetto preciso, ovvero la necessità di non equiparare i videogiochi ai social media. L’esempio citato riguarda i dispositivi pubblici, dove i giochi vengono utilizzati anche al di fuori dell’ambiente domestico, in contesti che secondo l’EGDF richiedono un approccio diverso rispetto a quello pensato per un profilo social personale. Biblioteche e musei dedicati al videogioco rappresentano, in questo senso, spazi in cui i minori accedono a contenuti videoludici senza che sia sempre possibile applicare gli stessi meccanismi di consenso parentale previsti per un dispositivo di proprietà individuale.

Per questo motivo l’associazione chiede che eventuali nuovi obblighi tengano conto della varietà dei contesti di fruizione, evitando che un impianto pensato per i social network venga trasferito senza adattamenti al comparto videoludico.

Cosa prevede la prossima proposta legislativa

Il rapporto consegnato a von der Leyen arriva pochi giorni dopo le conclusioni preliminari della Commissione secondo cui Facebook e Instagram avrebbero violato il Digital Services Act attraverso funzionalità di design che favoriscono un uso compulsivo delle piattaforme da parte dei più giovani. Il documento del panel, frutto di tre incontri tenuti tra marzo e giugno con esperti di neuroscienze, psicologia, informatica e tutela dei minori, getterà le basi per la proposta legislativa che l’esecutivo comunitario prevede di presentare dopo la pausa estiva.

Al momento 23 Stati membri su 27 stanno già valutando misure nazionali sull’accesso dei minori ai servizi digitali.