Chiunque abbia un computer e una connessione può oggi trasformarsi in un truffatore digitale. Non serve saper programmare, non serve conoscere le vulnerabilità dei sistemi, non serve appartenere a un gruppo criminale strutturato. Bastano strumenti che si trovano online, spesso a costo zero o quasi, per avviare campagne di frode capaci di colpire migliaia di persone in simultanea. È questo il quadro che Neal Jetton, direttore dell’unità cybercrime di Interpol, ha tracciato in una recente intervista a Politico, e la sua valutazione merita attenzione ben oltre i circoli specialistici.
Quando la tecnologia abbassa le barriere anche per i criminali
Per anni il cybercrime ha richiesto competenze precise: scrivere codice malevolo, costruire infrastrutture per campagne di phishing, falsificare identità in modo convincente. Quella soglia tecnica funzionava, di fatto, come un filtro naturale. Oggi quel filtro è saltato. Chatbot generativi producono email credibili in qualsiasi lingua, senza errori grammaticali e con un tono calibrato sul destinatario. I kit di phishing-as-a-service, pacchetti preconfezionati acquistabili su mercati criminali online, consentono di lanciare campagne fraudolente senza scrivere una riga di codice. Gli strumenti per generare voci sintetiche o video deepfake, nati per usi creativi e professionali, vengono reimpiegati per simulare dirigenti aziendali, funzionari pubblici o familiari delle vittime. “Questi strumenti permettono praticamente anche ai principianti di commettere frodi su larga scala”, ha spiegato Jetton, usando una formula che sintetizza con precisione chirurgica il cambiamento in atto.
Le cifre aiutano a capire la dimensione concreta del problema. Secondo le stime dell’Unione europea, il costo globale annuo del cybercrime ha raggiunto i 5.500 miliardi di euro, una cifra che supera il PIL di molti paesi europei messi insieme. A marzo 2026, Interpol aveva già documentato che le frodi condotte con il supporto dell’intelligenza artificiale risultano fino a quattro volte e mezzo più redditizie rispetto ai metodi tradizionali. Un dato che spiega perché la criminalità organizzata, storicamente presente in settori come il traffico di sostanze stupefacenti o il riciclaggio, abbia spostato parte delle proprie risorse verso le frodi digitali, perché i margini sono più alti, i rischi operativi più bassi, la scala raggiungibile molto più ampia.
A questo quadro si aggiunge un elemento che riguarda direttamente le imprese. I cosiddetti compound delle truffe, strutture fisiche in cui operatori coordinati gestiscono inganni su larga scala, spesso attivi nel Sud-Est asiatico, usano oggi i chatbot per rendere le conversazioni con le vittime più fluide e personalizzate. Le frodi sentimentali, i raggiri finanziari e le false comunicazioni aziendali diventano più difficili da smascherare perché il livello linguistico e contestuale dei messaggi è migliorato sensibilmente. Per un imprenditore che riceve una email apparentemente firmata da un suo fornitore storico, o una videochiamata con il volto sintetico di un collaboratore fidato, la distinzione tra reale e artificiale richiede oggi strumenti e procedure che la maggior parte delle organizzazioni non ha ancora adottato.
L’AI non inventa i reati, li scala
Jetton ha tenuto a precisare un punto che spesso viene frainteso nel dibattito pubblico sull’intelligenza artificiale e la criminalità: i reati sono gli stessi di sempre. Phishing, frodi finanziarie, furti di identità, truffe romantiche, esistevano prima dei modelli generativi e continuerebbero a esistere senza di loro. Quello che cambia con l’AI è la velocità di esecuzione, il costo di accesso e, soprattutto, la scala. Un singolo soggetto con strumenti adeguati può oggi gestire campagne che in passato avrebbero richiesto decine di persone coordinate. La criminalità organizzata, dal canto suo, usa questa leva per esternalizzare la componente tecnica delle operazioni, abbattere i costi fissi e aumentare il volume degli attacchi in modo che nessuna risposta locale possa risultare sufficiente.
Il ragionamento di Jetton apre una questione che riguarda anche i modelli AI più avanzati sviluppati con finalità difensive. Strumenti come Mythos di Anthropic e GPT-5.5-Cyber di OpenAI vengono presentati come risorse per rafforzare la sicurezza informatica, capaci, secondo i rispettivi sviluppatori, di identificare vulnerabilità software con un’efficacia superiore alla maggior parte degli analisti umani. La preoccupazione, discussa apertamente nei recenti incontri tra i principali responsabili della sicurezza di grandi organizzazioni, è che gli stessi strumenti possano essere reimpiegati in chiave offensiva. Trovare e sfruttare una falla in un sistema richiede oggi meno tempo e meno risorse umane di quanto ne richiedesse anche solo tre anni fa.
La risposta internazionale e i limiti strutturali
Interpol non è rimasta ferma. L’operazione Synergia III, condotta tra luglio 2025 e gennaio 2026 con la partecipazione di 72 paesi, ha portato alla rimozione di oltre 45.000 indirizzi IP malevoli associati a campagne di phishing, ransomware e malware, con 94 arresti e oltre 110 indagini in corso. In Africa, un’operazione separata aveva portato all’arresto di 1.209 persone coinvolte in frodi digitali, al recupero di circa 97 milioni di dollari e allo smantellamento di oltre 11.000 infrastrutture malevole. Sono risultati concreti, che dimostrano come la cooperazione internazionale possa produrre effetti misurabili anche contro reti criminali distribuite su più giurisdizioni.
Restano però limiti strutturali difficili da ignorare. I criminali si riorganizzano rapidamente dopo ogni operazione di abbattimento delle infrastrutture, spostano le attività su nuovi server e in nuove giurisdizioni, adattano gli strumenti alle contromisure adottate. La strategia di Interpol, descritta da Jetton in altri interventi pubblici, punta sempre più a colpire le piattaforme che abilitano il crimine su scala, i mercati di phishing-as-a-service, i fornitori di deepfake, i canali di reclutamento degli operatori, piuttosto che i singoli esecutori. Un approccio che rispecchia la logica industriale con cui il cybercrime si è organizzato: per smontare una filiera, bisogna intervenire sui nodi, non sulle singole pedine.
Alcuni gruppi terroristici attivi in Africa userebbero le frodi online per finanziare le proprie operazioni, secondo quanto segnalato da Interpol, aggiungendo una dimensione ulteriore alla questione che va oltre la criminalità comune.
