L’Irlanda sfida le Big Tech: se vuoi costruire un data center devi portarti la corrente da casa

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L'Irlanda ha revocato il blocco triennale sui nuovi data center ma ha imposto una condizione precisa: gli operatori devono coprire almeno l'80% del fabbisogno energetico attraverso fonti rinnovabili aggiuntive entro sei anni dall'avvio. Il piano LEAP (Large Energy User Action Plan), approvato a gennaio 2026, prevede la creazione di Green Energy Parks in aree regionali collegati a impianti eolici offshore, spostando il baricentro degli investimenti fuori dal congestionato cluster di Dublino.

L’Irlanda ha scelto di riaprire le porte ai data center, ma ha fissato una condizione precisa che cambia il rapporto tra Stato e giganti tecnologici. Chi vuole costruire un nuovo impianto deve portare con sé la propria capacità di generazione elettrica: centrali on-site oppure contratti diretti con produttori di energia rinnovabile nelle vicinanze. La regola è contenuta nel Large Energy User Action Plan, noto come LEAP, approvato dal governo di Dublino il 13 gennaio 2026. Con lo stesso provvedimento, l’esecutivo ha chiuso formalmente un moratorio de facto sulle connessioni alla rete nazionale che durava dal 2021, dopo che la pressione energetica del settore aveva raggiunto livelli difficilmente sostenibili per il sistema elettrico pubblico.

Una crisi energetica che viene da lontano

I data center consumano oggi il 32% dell’intera elettricità irlandese, quota che secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia potrebbe avvicinarsi al 33% già nel corso dell’anno. Nella sola area metropolitana di Dublino la percentuale supera il 50% del totale locale.

Questi impianti servono prevalentemente le esigenze di multinazionali come Google, Microsoft, Meta e Amazon, che hanno fatto dell’Irlanda uno dei principali hub digitali del continente grazie a condizioni fiscali favorevoli e a una posizione geografica strategica sull’Atlantico. Il settore vale il 13% del PIL irlandese e alimenta una quota rilevante delle entrate da corporation tax. Dublino ospita il secondo cluster europeo per capacità installata, con 1.150 megawatt in operazione, appena sotto Londra e davanti a tutti gli altri mercati del continente. La capacità pianificata supera 1.300 megawatt aggiuntivi, oltre tre volte quella attuale, con investimenti attesi fino a 4,45 miliardi di euro entro il 2030. La tensione sociale attorno al tema è concreta: secondo analisi politiche pubblicate a febbraio 2026, le famiglie irlandesi pagano circa 0,36 euro per kilowattora contro i 0,19 corrisposti dai grandi operatori industriali, con oneri di rete pari a 7,6 centesimi per i privati contro 0,7 per i data center. EirGrid, il gestore della rete nazionale, ha avvertito di una situazione potenzialmente critica per la sicurezza dell’approvvigionamento fino al 2028.

La Commissione per la Regolamentazione delle Utilities ha stabilito che i nuovi data center dovranno coprire almeno l’80% del proprio fabbisogno energetico con rinnovabili aggiuntive entro sei anni dall’entrata in operatività, con obblighi annuali di rendicontazione su emissioni e utilizzo di energia verde.

Green Energy Parks e la prima microgrid europea

Il LEAP promuove la creazione di Green Energy Parks in aree regionali lontane dal congestionato cluster dublinese, collocati vicino agli impianti eolici offshore della costa occidentale irlandese. L’obiettivo è duplice: sfruttare porzioni di rete a bassa congestione e distribuire i benefici economici del settore al di fuori della capitale. Il governo irlandese intende legiferare nel corso del 2026 per abilitare le connessioni private dirette tra impianti industriali e fonti energetiche, aggirando le strozzature croniche della rete pubblica. Maurice Mortell, presidente di Digital Infrastructure Ireland, ha definito il paese il “canarino nella miniera di carbone” per questa crisi energetica, ricordando che Amsterdam aveva imposto un blocco totale ai data center nel 2019 e Francoforte restrizioni analoghe nel 2022. L’Irlanda punta a portare l’80% della produzione elettrica nazionale da rinnovabili entro il 2030, ma nel 2024 il gas naturale copriva ancora il 42% del mix energetico, un divario che rende il percorso impegnativo.

A marzo 2026, a Dublino ha aperto il primo data center europeo alimentato da una microgrid off-grid indipendente dalla rete pubblica, realizzato da Pure Data Centers in collaborazione con AVK-SEG. L’impianto rappresenta il primo modello operativo concreto di quanto il LEAP si propone di replicare su scala, dimostrando che è possibile alimentare infrastrutture digitali intensive senza gravare ulteriormente sulla rete nazionale.