L’UE blocca la legge francese sul divieto dei social ai minori, Parigi costretta al dietrofront

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La Commissione europea ha comunicato al governo francese che la proposta di legge sul divieto dei social media per gli under 15 rischia di entrare in conflitto con il Digital Services Act. La versione approvata dal Senato introduce un sistema a due livelli che secondo Bruxelles non risulta compatibile con la normativa Ue, mentre il testo dell'Assemblea nazionale viene considerato conforme.

La Commissione europea ha inviato al governo francese un parere legale con richieste di modifica alla proposta di legge sul divieto dei social media per i minori di 15 anni. Il testo, così come approvato dal Senato, rischia secondo Bruxelles di entrare in conflitto con il Digital Services Act, il regolamento che disciplina gli obblighi delle piattaforme online in tutta l’Unione europea.

Cosa prevede la legge francese sul divieto dei social

Il provvedimento francese punta a impedire l’accesso ai social network a chi ha meno di 15 anni a partire dal prossimo anno scolastico. La proposta era stata notificata a Bruxelles a inizio giugno, come previsto dalle procedure europee per le normative digitali nazionali.

Nella versione originaria, votata dall’Assemblea nazionale, il divieto si applicava in modo ampio a qualsiasi servizio di social networking online fornito da una piattaforma, senza distinzioni interne. Il Senato ha successivamente modificato l’impianto del testo, introducendo un sistema a due livelli che separa le piattaforme sottoposte a un divieto integrale da quelle che restano accessibili a determinate condizioni, per esempio previo consenso dei genitori o attraverso strumenti di verifica dell’età. Questa distinzione, pensata per rendere la norma più flessibile, ha finito per complicare l’analisi di conformità condotta dagli uffici della Commissione, che devono verificare la compatibilità di ogni misura nazionale con le regole europee già in vigore sulle piattaforme digitali.

Perché la Commissione ha bloccato la versione del Senato

Secondo fonti vicine al dossier, l’esecutivo comunitario considera la versione del Senato non pienamente compatibile con la legislazione europea.

Il portavoce della Commissione per gli affari digitali, Thomas Regnier, ha dichiarato che l’obiettivo delle autorità francesi di proteggere meglio i minori online viene condiviso pienamente da Bruxelles. Ha aggiunto però che ogni misura nazionale deve ridurre al minimo la frammentazione dei sistemi tra Stati membri, perché regole troppo diverse tra loro possono generare incertezza giuridica e indebolire l’applicazione pratica delle norme sulle piattaforme.

Il nodo principale riguarda il rapporto tra la legge francese e il ruolo che il Digital Services Act assegna alla Commissione stessa nella vigilanza sulle piattaforme di dimensioni molto grandi, le cosiddette VLOP. Attribuire margini troppo ampi al regolatore nazionale francese, l’Arcom, rischierebbe di sovrapporsi alle competenze che il regolamento europeo riserva a Bruxelles per queste piattaforme, creando una duplicazione di poteri che il DSA ha cercato di evitare fin dalla sua approvazione. Una prima versione della legge, basata sul consenso dei genitori, era già stata approvata dal Senato in una fase precedente dell’iter parlamentare, poi superata dalle modifiche successive.

Quali sono i prossimi passi e le scadenze

Il testo non potrà essere adottato in via definitiva prima del 10 agosto, termine imposto dalla procedura di notifica prevista dal diritto europeo per le norme digitali nazionali.

Prima di quella data, Assemblea nazionale e Senato dovranno trovare un compromesso all’interno di una commissione mista paritaria, la cui convocazione non ha ancora una data definita. Se l’accordo verrà raggiunto, il testo tornerà all’Assemblea nazionale per un voto finale previsto per il 21 luglio, prima di passare al Senato per l’approvazione conclusiva nella stessa settimana. Il governo di Emmanuel Macron mantiene l’obiettivo di far entrare in vigore il divieto dal primo settembre, mentre altri Paesi europei, tra cui Spagna, Danimarca, Grecia, Slovenia e Repubblica Ceca, valutano misure simili per l’accesso dei minori ai social network.