La Commissione europea ha quasi completato l’iter per comminare a Google la sanzione più elevata mai adottata nell’ambito del Digital Markets Act. Secondo fonti interne citate dal quotidiano tedesco Handelsblatt, la multa si collocherebbe nella fascia alta delle tre cifre milionarie, con stime che la posizionano tra 700 milioni e 1 miliardo di euro, e verrebbe resa pubblica prima della pausa estiva del Parlamento europeo. La società nel mirino è Alphabet, la holding americana che controlla il motore di ricerca più utilizzato al mondo.
Favorire se stessi in un mercato che appartiene a tutti
Al centro del procedimento c’è il cosiddetto self-preferencing: Google avrebbe strutturato i propri risultati di ricerca in modo da rendere i servizi proprietari come Google Flights, Google Shopping, Google Maps sistematicamente più visibili rispetto alle piattaforme concorrenti. Il Digital Markets Act, entrato pienamente in vigore nel maggio 2023 e divenuto vincolante per i “gatekeeper” designati a partire dal marzo 2024, vieta espressamente questo tipo di condotta. L’indagine formale era stata avviata nel marzo 2025, dopo che le prime proposte di adeguamento presentate da Mountain View erano state giudicate insufficienti dagli uffici di Bruxelles.
Per calibrare il peso della sanzione attesa occorre qualche riferimento. Le multe già comminate nell’ambito dello stesso regolamento ad Apple (500 milioni di euro) e a Meta (200 milioni di euro) verrebbero entrambe superate dalla nuova decisione. Il limite teorico consentito dal DMA sarebbe tuttavia di un ordine di grandezza superiore: il 10% del fatturato annuo globale di Alphabet, che nel 2024 si è attestato intorno ai 350 miliardi di dollari, permetterebbe una sanzione fino a circa 35 miliardi di euro. Se la cifra finale resterà ampiamente al di sotto di quel tetto, è perché Google ha operato alcune concessioni nel corso del procedimento, alleggerendo parzialmente la propria posizione agli occhi della Commissione.
Oltre al tema classico del self-preferencing, la Commissione ha aperto un secondo fronte che riguarda l’intelligenza artificiale. La funzione AI Overviews, il sistema di sintesi generativa basato sul modello linguistico Gemini di Google, compare stabilmente in cima alle pagine di ricerca europee con riepiloghi costruiti automaticamente. Secondo Bruxelles, questo meccanismo privilegia l’infrastruttura proprietaria di Google a scapito di fonti terze e servizi rivali, configurando una nuova variante dello stesso problema strutturale. Google ha presentato proposte di modifica, ma le autorità europee le hanno ritenute ancora insufficienti a risolvere la questione.
Geopolitica, commercio e il peso di una firma rinviata
Quello che colpisce di questa vicenda, al di là degli importi, è la tempistica. Secondo Der Standard, i procedimenti interni alla Commissione sarebbero stati completati da tempo, ma l’annuncio sarebbe stato deliberatamente posticipato per non incrinare i rapporti diplomatici con Washington in una fase delicata delle trattative commerciali transatlantiche. Il precedente è preciso: quando nel settembre 2025 Bruxelles aveva inflitto a Google una multa da 2,95 miliardi di euro per abusi nel settore della pubblicità digitale, il presidente americano Donald Trump aveva reagito pubblicamente definendo la sanzione “molto ingiusta” e paventando misure di ritorsione, inquadrando le penalità europee verso le aziende tecnologiche statunitensi come forme mascherate di dazio commerciale.
La nuova decisione matura quindi in un contesto diplomatico tutt’altro che neutro, a pochi giorni dalla conclusione di un accordo commerciale transatlantico definito dalle cronache come faticosamente conquistato. Il portavoce della Commissione Thomas Regnier ha dichiarato a Reuters che l’obiettivo primario dell’istituzione resta la conformità alle regole, precisando che Bruxelles non esiterà a procedere con ulteriori misure non appena le condizioni lo consentiranno. Süleyman Zorba, portavoce per le politiche digitali dei Verdi austriaci, ha commentato la situazione con toni più diretti, sostenendo che le sanzioni devono raggiungere una soglia realmente deterrente, altrimenti le aziende come Google non avranno motivo di cambiare in modo sostanziale il proprio comportamento.
Quando la multa da sola non basta a cambiare il mercato
Il dibattito sull’efficacia delle sole misure pecuniarie come leva di cambiamento strutturale accompagna da anni ogni nuovo atto di enforcement europeo verso le grandi piattaforme. Angela Mills Wade, direttrice esecutiva del Consiglio europeo degli editori, lo aveva detto esplicitamente già dopo la multa adtech del settembre 2025: una sanzione finanziaria, per quanto consistente, non modifica le architetture di mercato che generano il problema. Il DMA prevede tuttavia strumenti più incisivi rispetto al semplice pagamento di una penalità. L’articolo 24 consente misure provvisorie durante i procedimenti in corso, mentre l’articolo 31 permette penalità giornaliere calcolate sul fatturato. Le violazioni reiterate possono portare a sanzioni fino al 20% del giro d’affari globale e, nei casi di non conformità sistematica, la Commissione ha la facoltà di imporre rimedi strutturali, inclusa la potenziale cessione di rami d’azienda o il divieto di determinate acquisizioni.
Le ricadute concrete su chi opera nel mercato digitale europeo sono già misurabili. Una ricerca condotta dalla società di tecnologia per l’hospitality Mirai aveva documentato, nei mercati interessati dal DMA, un calo del 30% nei clic verso i siti degli hotel e una riduzione del 36% nelle prenotazioni dirette rispetto alle aree geografiche non soggette al regolamento. Parallelamente, Google Flights aveva raggiunto in Germania una quota di mercato del 22,2% nello stesso periodo, rendendo evidente la correlazione tra posizionamento nei risultati e risultati commerciali per i settori che dipendono dalla ricerca online come canale di acquisizione. La questione di come viene costruito il layer di AI search, quali fonti vengono selezionate, sintetizzate e presentate al di sopra dei risultati organici, è destinata a diventare il nuovo terreno di confronto tra regolatori e piattaforme, con effetti diretti su visibilità, traffico e fatturato per chiunque abbia un’attività digitale esposta al mercato europeo.
Google ha confermato di essere in contatto con la Commissione per cercare una soluzione negoziale, ribadendo al tempo stesso che le modifiche già introdotte in ottemperanza al DMA hanno comportato il peggioramento più significativo nella storia del prodotto, con effetti negativi, secondo le stime interne dell’azienda, per oltre 114 miliardi di euro di valore per le imprese europee. Il ricorso al Tribunale dell’Unione Europea, in caso di multa definitiva, è considerato pressoché certo.
