Un post pubblicato in un caldo mercolediì di luglio riaccende in Francia un dibattito che l’Europa conosce già bene. Elon Musk ha rilanciato su X un sondaggio favorevole a Marine Le Pen, accompagnandolo con un giudizio netto secondo cui la leader del Rassemblement National sarebbe l’ultima speranza della Francia in vista delle presidenziali del 2027. L’endorsment arriva a pochi giorni dalla condanna definitiva di Le Pen, che il 7 luglio ha ricevuto tre anni di carcere, di cui due con sospensione condizionale e uno da scontare con modalità alternative, oltre a un’interdizione dai pubblici uffici di quarantacinque mesi, trenta dei quali sospesi. Il proprietario della piattaforma sceglie proprio questo momento per intervenire, e lo fa attraverso lo strumento che controlla direttamente così come l’algoritmo che lo pilota e che decide chi vede cosa, e con quale priorità, tra centinaia di milioni di utenti europei.
Il post di Musk e il sostegno a Le Pen
Il messaggio di Musk rilancia un contenuto che mostra Le Pen in crescita nei sondaggi, con un consenso stimato attorno al 36%, contro il 23% registrato nel 2022. Non è la prima volta che l’imprenditore prende posizione a favore della leader del Rassemblement National. Già nell’aprile 2025, dopo la condanna di primo grado per l’uso improprio di fondi pubblici legati agli assistenti parlamentari europei del Front National, Musk aveva scritto su X di augurarsi che Le Pen superasse quella persecuzione e si candidasse comunque alle presidenziali. Il linguaggio usato in quell’occasione, come in questa, colloca il procedimento giudiziario francese dentro una cornice di vittimismo politico che richiama schemi retorici già utilizzati per altri leader, dagli Stati Uniti al Brasile. Il post arriva mentre la Francia vive settimane di tensione politica, con il governo Lecornu impegnato su più fronti e l’Eliseo attento a ogni segnale di ingerenza esterna in vista della campagna elettorale.
La reazione di Breton e il fronte politico francese
Thierry Breton, ex ministro dell’economia francese ed ex commissario europeo per il digitale, ha risposto su X con un messaggio diretto: la stagione delle interferenze politiche comincia, ha scritto, riconoscendo a Musk il diritto di sostenere chi vuole ma chiedendo alle autorità europee di vigilare affinché l’algoritmo di X non favorisca alcun candidato nel continente. Breton ha aggiunto che lo stato di diritto si applica a tutti, senza eccezioni. Alle sue parole si sono aggiunte quelle di Nathalie Loiseau, eurodeputata di Renew Europe, che ha invitato a osservare chi sostiene oggi Le Pen: l’uomo più ricco del mondo, secondo la sua ricostruzione incline a schierarsi con le forze più estreme in diversi paesi europei e recentemente riavvicinatosi a Donald Trump. Sul fronte opposto dello spettro politico, anche Antoine Léaument, deputato de La France insoumise, ha parlato di interferenza straniera, chiedendo un intervento di Arcom, l’autorità francese per la comunicazione audiovisiva e digitale, e citando un proprio rapporto parlamentare in cui la manipolazione algoritmica del voto figura già tra i rischi da monitorare.
Il precedente europeo di Musk
Il caso francese si inserisce in una traiettoria che Musk ha già percorso altrove in Europa. A dicembre 2024 aveva sostenuto pubblicamente Alternative für Deutschland in un editoriale sul quotidiano Die Welt, definendola l’unica forza capace di salvare la Germania.
In Romania aveva criticato la Corte costituzionale dopo l’annullamento del primo turno delle presidenziali, definendo i giudici assimilabili a dittatori in relazione ai sospetti di interferenza russa a favore del candidato nazionalista Calin Georgescu. Nel Regno Unito si era invece mostrato vicino a Nigel Farage e al tesoriere di Reform UK, Nick Candy, ipotizzando una donazione al partito, mentre secondo un’inchiesta del Financial Times avrebbe amplificato sulla piattaforma anche voci dell’estrema destra britannica, tra cui l’attivista Tommy Robinson e la cofondatrice di Britain First, Ashlea Simon. A metà giugno era stato criticato da diversi ricercatori britannici per aver amplificato retorica violenta legata alle rivolte anti-immigrazione di Belfast.
Le indagini francesi sull’algoritmo di X
La vicenda si intreccia con un procedimento giudiziario già aperto a Parigi. La procura della capitale sta esaminando due denunce presentate il 12 gennaio, la prima delle quali firmata dal deputato centrista Eric Bothorel, vicino a Emmanuel Macron e attento da tempo ai temi di cybersicurezza. Bothorel aveva messo in guardia contro modifiche recenti all’algoritmo di X e contro quella che definisce un’interferenza nella gestione della piattaforma dopo l’acquisizione da parte di Musk nel 2022. Le denunce parlano genericamente di un uso dell’algoritmo a fini di interferenza straniera, senza che al momento i fatti siano formalmente qualificati come aggravati da questa circostanza secondo la legge francese del 2024. Il direttore francese di X, Laurent Buanec, aveva replicato lo scorso gennaio affermando che la piattaforma dispone di regole chiare e pubbliche contro i contenuti d’odio e la disinformazione, costruite in modo da evitare la promozione di materiale di questo tipo.
Il Digital Services Act e i nodi ancora aperti
Il caso riporta al centro un tema che la Commissione europea aveva già affrontato in passato: la Commissione ha aperto un’istruttoria su X nel dicembre 2023 e ha contestato alla piattaforma una violazione delle norme europee sui servizi digitali nel luglio 2024, proprio in relazione ai commenti di Musk su altre campagne elettorali del continente. Il Digital Services Act nasce con l’obiettivo di imporre trasparenza sul funzionamento degli algoritmi di raccomandazione e responsabilità sulle grandi piattaforme, ma la sua applicazione in tempo reale su un endorsement pubblicato direttamente dal proprietario dell’infrastruttura tecnica resta un terreno poco esplorato. Per chi lavora nel digitale e nel diritto, il nodo riguarda la distinzione tra la libertà di espressione individuale di chi possiede una piattaforma e la responsabilità sistemica che deriva dal controllo diretto sull’algoritmo che distribuisce quei contenuti a centinaia di milioni di persone. La Commissione europea non ha ancora commentato pubblicamente l’ultimo post di Musk, ma la manipolazione del consenso politico tramite l’algoritmo è un tema che richiede massima attenzione e norme che garantiscano la massima trasparenza per gli utenti.
