Oggi entra in vigore il dazio UE di 3 € sui pacchi di valore inferiore a 150 €. L’Italia continua a rinviare

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Dal 1° luglio 2026 l'Unione Europea applica un dazio forfettario di 3 euro per articolo su tutte le spedizioni extra-UE di valore inferiore a 150 euro, abolendo la franchigia de minimis vigente dal 1992. Il contributo grava formalmente su piattaforme e venditori ed è calcolato per categoria merceologica, non per volume di pezzi nel pacco.

La franchigia doganale che dal 1992 permetteva alle spedizioni di valore contenuto di attraversare i confini europei senza alcun prelievo non esiste più. Il Regolamento di esecuzione UE 2026/1200, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale europea l’8 giugno scorso, ha fissato al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore di un dazio forfettario di 3 euro per articolo su tutte le spedizioni provenienti da Paesi terzi con un valore dichiarato inferiore a 150 euro. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dell’UE l’11 febbraio attraverso il Regolamento UE 2026/382, interviene su un fenomeno di proporzioni rilevanti: nel 2025 sono entrati nell’Unione circa 5,9 miliardi di articoli di basso valore da Paesi extra-UE, oltre 16 milioni di pacchi sdoganati ogni giorno, per più del 90% di provenienza cinese. In termini di valore economico, però, queste spedizioni rappresentano appena il 2% del totale delle importazioni europee, pur costituendo il 97% dei colli fisici che le dogane si trovano a gestire.

Chi paga davvero il dazio e come si calcola l’importo

L’obbligo di versamento ricade sul soggetto che dichiara la merce in dogana, nella maggior parte dei casi la piattaforma di e-commerce o l’operatore logistico. I consumatori che acquistano online non sono legalmente responsabili del pagamento.

Il dazio si calcola per categoria merceologica, non per numero di pezzi né per valore del singolo articolo. Cinque magliette identiche nella stessa spedizione sono soggette a un solo prelievo di 3 euro, perché ricadono sotto un’unica voce doganale; una maglietta abbinata a un orologio ne paga 6, perché le due categorie sono distinte. Su un ordine con quattro tipologie di prodotto differenti l’onere sale a 12 euro, indipendentemente dai prezzi di acquisto. La Commissione europea ha chiarito nelle proprie linee guida operative (pubblicate a giugno) che il costo deve ricadere sul venditore, senza però vietare esplicitamente che venga trasferito al consumatore finale attraverso le spese di spedizione o variazioni di prezzo: nella pratica, soprattutto per i venditori esteri di piccole dimensioni, il ribaltamento sul cliente è uno scenario tutt’altro che remoto. A partire dal 1° novembre 2026 diventerà inoltre obbligatorio comunicare in dogana i Product Identifier per ogni articolo, codici che identificano la merce e consentono alle autorità di verificarne la conformità agli standard europei di sicurezza. L’applicazione volontaria è già in corso; l’obbligo entrerà in vigore in autunno, in coincidenza con l’adozione prevista del nuovo codice doganale UE.

La posizione italiana e la roadmap verso il 2028

Il governo italiano aveva già previsto un contributo nazionale di 2 euro sulle spedizioni di basso valore, una misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 e più volte rinviata (una vicenda che Byte.it aveva già raccontato nelle settimane precedenti). Con il decreto PNRR approvato il 22 giugno 2026, l’entrata in vigore del contributo è stata posticipata al 1° ottobre, per evitare che la sovrapposizione con il dazio europeo portasse il carico complessivo a 5 euro per articolo. L’obiettivo è allineare il prelievo nazionale alla Union Handling Fee europea, una commissione di gestione doganale già concordata in sede UE il cui importo non è ancora stato definito, attesa anch’essa per l’autunno. La Commissione ha nel frattempo avvertito che tutte le misure nazionali dovranno cessare entro novembre 2026, lasciando il dazio europeo come unico prelievo applicabile: il portavoce per il Commercio Olof Gill ha spiegato che sistemi differenti tra Stati membri aprirebbero la strada al border shopping, con spedizioni dirottate verso i Paesi con aliquote più basse, compromettendo l’integrità del mercato unico.

Il quadro europeo varia da Paese a Paese. La Francia applica la sua “Taxe sur les petits colis” di 2 euro per articolo dal 1° marzo 2026; la Romania ha introdotto una tassa logistica di circa 5 euro dal 1° gennaio, in attesa di allinearsi al regime comunitario.

Le ragioni della riforma vanno oltre la sola equità competitiva. I controlli coordinati condotti nel 2025 nei 27 Stati membri hanno rilevato irregolarità in oltre il 60% dei prodotti esaminati nelle spedizioni di basso valore, con criticità concentrate su giocattoli, dispositivi di protezione individuale, cosmetici ed elettronica di consumo. Il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič ha descritto il nuovo sistema come uno strumento per garantire “equità per tutte le imprese” che operano nel mercato UE, colmando un vantaggio strutturale consolidato nel tempo a favore dei grandi operatori dell’e-commerce extraeuropeo. Il regime è transitorio: resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando l’EU Customs Data Hub dovrebbe entrare pienamente a regime e le spedizioni passeranno al sistema ordinario dei dazi, calcolati per singola tipologia di prodotto.