Per la Commissione europea AWS e Azure potrebbero diventare gatekeeper ai sensi del Digital Markets Act

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La Commissione europea ha comunicato ad Amazon e a Microsoft la posizione preliminare per designare i servizi cloud AWS e Azure come gatekeeper ai sensi del Digital Markets Act, nonostante i due servizi non raggiungano le soglie quantitative previste dalla normativa. Se la designazione sarà confermata, le due aziende avranno sei mesi di tempo per garantire portabilità dei dati e interoperabilità, con il rischio di sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale in caso di mancato adeguamento.

La Commissione europea ha messo nel mirino i servizi cloud di Amazon e Microsoft. Bruxelles ha comunicato alle due aziende la propria posizione preliminare, secondo cui AWS e Azure dovrebbero rientrare tra i gatekeeper del Digital Markets Act, il regolamento che impone obblighi stringenti alle grandi piattaforme digitali considerate punti di accesso decisivi tra imprese e utenti finali.

Cosa significa essere designati gatekeeper secondo il Digital Markets Act

Il Digital Markets Act è la normativa con cui l’Unione europea individua le grandi piattaforme digitali che funzionano da gateway imprescindibili tra imprese e utenti, imponendo loro regole su interoperabilità, portabilità dei dati, trasparenza contrattuale e divieto di autopreferenza. Fino a oggi la designazione aveva riguardato sei aziende, Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta e Microsoft, ma sempre per servizi pensati per il pubblico finale come gli app store, i motori di ricerca, i social network o i sistemi operativi. La soglia prevista dal regolamento richiede un fatturato annuo nell’Unione di almeno 7,5 miliardi di euro, una capitalizzazione superiore a 75 miliardi e una base di utenti che superi i 45 milioni di utenti finali mensili oltre a 10.000 utenti aziendali ogni anno.

Né AWS né Azure raggiungono queste soglie. La Commissione ha però fatto leva sulla possibilità, prevista dal DMA, di procedere con una designazione qualitativa quando un servizio mostra comunque una posizione di mercato radicata e durevole, come nel caso dei due maggiori fornitori cloud dell’Unione.

Perché la Commissione europea ha aperto le indagini su AWS e Azure

L’istruttoria su AWS e Azure è partita il 18 novembre 2025, con il supporto dell’Autorità olandese per i consumatori e i mercati nell’ambito di un gruppo investigativo congiunto previsto dalle regole di cooperazione del DMA.

Tra i fattori che hanno spinto Bruxelles ad aprire l’indagine ci sono anche i due blackout dell’ottobre 2025. Un’interruzione di AWS durata circa quindici ore ha bloccato servizi terzi critici, mentre un fermo successivo di Azure ha impedito il check-in dei passeggeri in alcuni aeroporti e ha fermato una votazione del Parlamento scozzese, mostrando quanto l’economia europea dipenda oggi da due soli fornitori.

Sul piano del mercato i numeri raccontano una concentrazione difficile da ignorare: insieme AWS e Azure controllano oltre il 65% dei ricavi da infrastruttura cloud nell’Unione europea secondo i dati di Synergy Research Group relativi al primo trimestre 2026. La Commissione ha anche osservato come i portafogli di strumenti di intelligenza artificiale dei due fornitori stiano diventando un fattore sempre più determinante nelle scelte di acquisto dei clienti aziendali, rafforzando il legame con i servizi cloud già in uso. Più dell’80% delle imprese che utilizzano gli strumenti di intelligenza artificiale di Azure si appoggia anche ad altri servizi della stessa piattaforma, mentre per i clienti di SageMaker e Bedrock su AWS la sovrapposizione con i prodotti di calcolo e storage di base sale al 90%. In parallelo, Bruxelles ha aperto una terza indagine per verificare se gli obblighi già previsti dal DMA bastino ad affrontare le pratiche che limitano la concorrenza nel settore cloud.

Cosa cambierebbe per le aziende che usano cloud Amazon e Microsoft

Se la designazione sarà confermata, Amazon e Microsoft avranno sei mesi di tempo per garantire portabilità dei dati senza costi aggiuntivi e interfacce interoperabili con i fornitori concorrenti. Le aziende che oggi gestiscono workload critici su AWS o Azure potrebbero quindi trovarsi con margini più ampi per adottare strategie multi cloud, riducendo i costi di switching che finora hanno reso difficile cambiare provider.

In caso di mancato adeguamento le sanzioni possono arrivare al 10% del fatturato mondiale, percentuale che sale al 20% per le violazioni reiterate.

Le reazioni delle due aziende restano distanti da quelle dei concorrenti europei. Microsoft ha definito il settore cloud europeo competitivo e ha sostenuto che la sovrapposizione con il Data Act rischia di complicare l’accesso delle imprese alle tecnologie più avanzate, mentre Amazon ha richiamato uno studio commissionato a Copenhagen Economics che individua oltre duecento fornitori cloud attivi in Europa. La Open Cloud Coalition ha invece accolto con favore la posizione preliminare della Commissione, sottolineando come il lock-in dei clienti possa alimentare anche le dinamiche dell’intelligenza artificiale enterprise. Il tema della sovranità tecnologica europea, del resto, era già al centro del confronto ospitato proprio in questi giorni al WMF di Bologna, dove l’eurodeputato Brando Benifei e l’avvocato Guido Scorza hanno discusso il modello regolatorio europeo per dati e intelligenza artificiale.