Centoquaranta milioni. E’ la cifra che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha messo a disposizione per rafforzare le tecnologie strategiche e le infrastrutture digitali del Paese.
Le risorse arrivano da un decreto ministeriale firmato dal ministro Adolfo Urso il 22 luglio 2026 e reso pubblico soltanto il 18 settembre, e attingono al Piano Sviluppo e Coesione 2014-2020, area tematica “Digitalizzazione”. Il provvedimento, però, ha una natura precisa: si tratta di un pacchetto suddiviso in più linee di intervento, senza un unico bando da 140 milioni a cui le imprese possano presentare domanda, e ogni voce segue un percorso proprio, con destinatari e tempi differenti.
Il ministro ha spiegato che il decreto incrementa gli investimenti nelle tecnologie strategiche e nell’innovazione, dagli Accordi per l’innovazione alle tecnologie quantistiche e biomedicali, fino al potenziamento delle infrastrutture e dei servizi digitali, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la competitività del sistema produttivo italiano.
A cosa servono i fondi degli Accordi per l’innovazione
La quota più consistente, pari a 87,7 milioni di euro, viene assegnata agli Accordi per l’innovazione. Sono risorse aggiuntive che permetteranno di portare a termine l’iter delle domande già ammesse alla fase istruttoria nello sportello aperto con il decreto del 4 settembre 2025, quindi finanziano pratiche già avviate. Altri 30 milioni sono riservati a ricerca industriale e sviluppo sperimentale in quattro ambiti: tecnologie quantistiche, bio-elettronica, radiofarmaci e farmaceutica avanzata. Con queste stesse risorse potranno essere sostenute anche iniziative legate al quantum e alla partecipazione italiana a bandi congiunti europei e internazionali, un canale che consente ai gruppi di ricerca nazionali di collaborare con partner esteri su progetti condivisi.
Lo stanziamento è distribuito tra imprese e centri di ricerca.
Quanto vale lo spettro radio e cosa cambia per i data center
Sul versante delle comunicazioni elettroniche il decreto prevede 17,5 milioni di euro a partire dal 2027, destinati a programmi sulla gestione dello spettro radioelettrico. La somma è ripartita in tre interventi: 5 milioni per risolvere le interferenze transfrontaliere, 5 milioni per sperimentare sistemi Wireless Broadband pensati per l’automazione evoluta dei data center nazionali e 7,5 milioni per sviluppare e mettere alla prova un modello nazionale di gestione del patrimonio di frequenze. La presenza dei data center nel testo ha un motivo pratico: la diffusione dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud sta portando capacità di calcolo, connettività e reti al centro della competizione tecnologica tra Paesi.
Il capitolo dedicato ai data center coincide con la parte del decreto che riguarda direttamente chi lavora nelle infrastrutture di rete.
Cavi sottomarini e numero unico 112, i fondi per SINFI e Next Generation eCall
Tra le voci meno visibili compare quella sui cavi sottomarini, cioè le infrastrutture attraverso cui passa buona parte della circolazione internazionale dei dati. Al Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture, il SINFI, vengono assegnati 3,2 milioni di euro per estendere le funzioni di mappatura, monitoraggio e gestione delle informazioni sulle infrastrutture sottomarine e sui cavi subacquei, in modo da conoscerne con maggiore precisione presenza e caratteristiche.
Gli ultimi 1,8 milioni di euro vanno alle attività legate al Numero Unico Europeo 112.
Il capitolo riguarda in particolare il servizio Next Generation eCall, un sistema che consente ai veicoli coinvolti in un incidente grave di contattare in automatico il 112, trasmettendo la posizione e le informazioni essenziali sull’emergenza, così da accorciare i tempi con cui i soccorritori vengono allertati sul luogo dell’evento.
