Shein si prepara ad affrontare un passaggio decisivo nel suo tentativo di quotarsi in borsa. Giovedì l’azienda cinese di moda a basso costo comparirà davanti al comitato che decide quali società possono essere ammesse alla Borsa di Hong Kong, un esame che precede di poco l’inizio della fase più concreta dell’operazione. L’appuntamento arriva dopo che il regolatore finanziario cinese ha dato il proprio assenso al progetto, rimuovendo uno degli ostacoli più delicati rimasti sul percorso verso la quotazione.
Cosa succede giovedì alla Borsa di Hong Kong
Durante l’udienza i responsabili di Shein risponderanno alle domande del comitato di quotazione della Borsa di Hong Kong. È un passaggio previsto per qualsiasi società che intende quotarsi nella piazza finanziaria asiatica.
Superata questa fase l’azienda potrà avviare gli incontri con gli investitori istituzionali, il cosiddetto roadshow, e la raccolta degli ordini che serve a definire il prezzo delle azioni al momento del debutto. Una fonte vicina all’operazione ha indicato una finestra temporale compresa tra settembre e ottobre come ipotesi più probabile per lo sbarco in borsa, con una valutazione della società stimata tra 40 e 50 miliardi di dollari. Si tratterebbe di una delle quotazioni più rilevanti degli ultimi anni per il settore della moda online, in un momento in cui Hong Kong sta tornando a essere una delle piazze finanziarie più attive al mondo per le nuove ammissioni in borsa.
Perché Shein aveva già provato a quotarsi altrove
Shein è stata fondata nel 2012 dall’imprenditore cinese Sky Xu e ha costruito la propria fortuna vendendo abbigliamento a prezzi molto bassi attraverso un catalogo che si rinnova ogni giorno con migliaia di nuovi articoli. Prima di puntare su Hong Kong l’azienda aveva tentato la strada di New York e di Londra, senza riuscire a completare l’operazione in nessuna delle due piazze. I due tentativi precedenti si sono fermati per le resistenze politiche e regolatorie legate all’origine cinese della società.
La domanda di quotazione a Hong Kong era stata presentata in forma riservata già lo scorso luglio, ma Shein ha dovuto attendere un anno prima di ricevere il via libera definitivo da Pechino. La decisione della China Securities Regulatory Commission, comunicata il 10 luglio, ha richiesto il coinvolgimento dei vertici del Partito Comunista cinese, secondo quanto riferito da una fonte diretta a conoscenza del dossier. Scegliere Hong Kong invece di una piazza occidentale viene letto da alcuni osservatori come un segnale di avvicinamento dell’azienda alla propria identità cinese, dopo anni in cui aveva spostato la sede legale a Singapore proprio per allontanarsi da quell’immagine.
Cosa contesta la Commissione europea a Shein
Mentre a Hong Kong si lavora alla quotazione, in Europa Shein deve rispondere a un’indagine aperta dalla Commissione europea. Il procedimento, avviato a febbraio ai sensi del Digital Services Act, riguarda soprattutto la presenza sulla piattaforma di prodotti illegali, incluso materiale che potrebbe costituire abuso sessuale su minori come le bambole dall’aspetto infantile già segnalate in Francia. L’indagine guarda anche al design dell’app, che secondo Bruxelles potrebbe spingere gli utenti verso acquisti compulsivi attraverso meccanismi di punti e ricompense, mentre la scarsa trasparenza dei sistemi che suggeriscono prodotti resta un ulteriore nodo aperto, dato che il regolamento europeo impone di spiegare i criteri utilizzati e di offrire almeno un’alternativa non basata sulla profilazione. La procedura è condotta con il coordinamento della Coimisiún na Meán, l’autorità irlandese competente perché la sede europea di Shein si trova a Dublino. Se l’indagine dovesse accertare violazioni, Shein rischia una sanzione fino al 6% del proprio fatturato globale annuo. L’azienda ha dichiarato di aver rafforzato negli ultimi mesi gli strumenti di conformità e le tutele dedicate agli utenti più giovani.
