Shein si avvicina al debutto di Hong Kong con una richiesta di valutazione compresa tra 40 e 50 miliardi di dollari, lontana dai 100 miliardi raggiunti in un round di finanziamento nel 2022. Il gruppo ha superato l’udienza decisiva davanti al comitato di quotazione di Hong Kong e punta a un listing entro settembre, mentre il nuovo prelievo europeo sui pacchi extra UE comincia già a incidere sui ricavi generati in Europa.
Perché gli investitori guardano con cautela alla valutazione
Eddie Tam, chief investment officer di Central Asset Investments a Hong Kong, ritiene che 40 miliardi restino una cifra elevata e che un valore vicino ai 30 miliardi risulterebbe più realistico. Secondo Tam la società affronta una traiettoria discendente in un mercato dell’ecommerce dove la concorrenza si è fatta durissima, sia in Cina sia sui mercati esteri, con Temu impegnata sugli stessi segmenti di prezzo e sugli stessi bacini di consumatori. Alcuni azionisti, secondo fonti citate da diverse testate finanziarie, spingerebbero per una valutazione ancora più bassa, vicina ai 30 miliardi di dollari, ben lontana dai 66 miliardi indicati nel 2023 e dai 100 miliardi del 2022. Fonti a conoscenza dei conti riservati riferiscono che nel 2025 Shein ha comunque generato oltre 40 miliardi di dollari di ricavi globali e quasi 2 miliardi di utile netto, in crescita rispetto ai 37 miliardi di ricavi e 1,29 miliardi di utile registrati nel 2024, un dato che l’azienda userà per convincere gli investitori a sostenere un prezzo più alto.
Come il dazio UE sui pacchi extra UE pesa sui conti
Da questo mese l’Unione Europea applica un dazio forfettario di 3 euro per ogni collo proveniente da Paesi terzi con valore dichiarato inferiore a 150 euro, calcolato per categoria merceologica e non per numero di pezzi. Un ordine con cinque articoli diversi può quindi arrivare a costare 15 euro solo di prelievo doganale, un costo che prima semplicemente non esisteva per le spedizioni di basso valore.
L’Europa rappresenta circa un terzo dei ricavi complessivi di Shein, secondo dati Euromonitor.
La misura sta già raffreddando la domanda e riducendo i tassi di conversione degli acquisti online, spingendo Shein a tagliare la spesa pubblicitaria insieme al rivale Temu, come mostra un’analisi di Smarter Ecommerce basata sui dati delle aste pubblicitarie di Google. L’azienda ha reagito ampliando gli spazi di magazzino a Breslavia, in Polonia, e spedendo in blocco verso l’Unione Europea i prodotti più venduti, nel tentativo di attutire l’impatto dei nuovi costi doganali sui tempi di consegna e sui margini. Negli Stati Uniti Shein era riuscita a scaricare gran parte dei costi aggiuntivi sui prezzi finali: in Europa i consumatori si mostrano molto più sensibili alle variazioni di prezzo, quindi la stessa strategia risulta più rischiosa sul mercato continentale.
