Zuckerberg risponde per la prima volta davanti a un giudice sulla dipendenza dai social. E la nega.
La causa contro Meta e YouTube potrebbe cambiare le regole sulla responsabilità delle piattaforme digitali. Ecco cosa è emerso in aula.
La causa contro Meta e YouTube potrebbe cambiare le regole sulla responsabilità delle piattaforme digitali. Ecco cosa è emerso in aula.
Il Parlamento portoghese approva una legge che obbliga le piattaforme a verificare l’età dei minori tra 13 e 16 anni tramite identità digitale pubblica e consenso dei genitori. Multe fino al 2 per cento del fatturato globale per chi non si adegua. Un segnale forte per il diritto digitale europeo e per le imprese che operano nell’Unione
Il patteggiamento di TikTok evita il processo sulla dipendenza da social media e la relativa discovery, ma Meta e Alphabet restano imputate. La causa californiana porta in tribunale l’algoritmo dell’attenzione e solleva interrogativi giuridici che riguardano anche l’Europa e chi lavora nel digitale.
La Commissione Europea apre un’indagine sul presunto uso improprio dei contenuti editoriali e video per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale di Google. Al centro ci sono Gemini, YouTube e le nuove AI Overviews, accusate di sfruttare dati protetti senza consenso. Gli editori parlano di “rottura del patto originario di Internet”, mentre Google avverte: “Così si blocca l’innovazione”.
In Australia entra in vigore la legge che vieta l’uso dei social ai minori di 16 anni. YouTube, dopo TikTok e Instagram, chiuderà gli account degli adolescenti entro il 10 dicembre. Il provvedimento punta a rendere il web più sicuro, ma divide esperti e piattaforme.
La Commissione Europea ha chiesto a Snap, YouTube, Apple e Google di spiegare in che modo proteggono i minori sui loro servizi. Le richieste rientrano nel quadro del Digital Services Act e anticipano una nuova stagione di controlli sulle piattaforme, con l’obiettivo di garantire sicurezza e trasparenza nell’ecosistema digitale europeo
Google ha accettato di pagare 30 milioni di dollari per risolvere una class action negli Stati Uniti, che lo accusava di aver raccolto dati personali di bambini su YouTube senza il consenso dei genitori. Il caso riguarda contenuti rivolti ai minori visualizzati tra il 2013 e il 2020. L’accordo è ora al vaglio di un giudice federale.