TikTok ha chiuso in via riservata tre cause promosse da famiglie di adolescenti statunitensi che accusavano la piattaforma di aver progettato il proprio servizio per generare dipendenza comportamentale nei giovani utenti. L’accordo evita alla società l’apertura del processo, fissato per ottobre, ed è stato confermato da Joseph VanZandt, legale dei ricorrenti, secondo cui i termini restano confidenziali e una formalizzazione scritta che deve ancora arrivare. TikTok non ha rilasciato dichiarazioni in merito alla richiesta di commento.
Chi sono le famiglie coinvolte nell’accordo
Le tre ricorrenti erano identificate solo con le iniziali per via della minore età di due di loro al momento dei fatti contestati.S.J., quindicenne dell’Illinois, lamentava autolesionismo, ansia, depressione, dipendenza comportamentale e disturbi alimentari collegati all’uso prolungato della piattaforma. P.M.Y., quindicenne del New Jersey, attribuiva al servizio dipendenza, depressione e episodi di autolesionismo. K.D.B., diciottenne del Mississippi, sosteneva che l’uso eccessivo dei social avesse provocato ansia, depressione, dipendenza, autolesionismo e un disturbo alimentare. I tre casi facevano parte di un gruppo più ampio di circa 3.300 cause consolidate presso la Corte Superiore di Los Angeles, sotto la supervisione della giudice Carolyn Kuhl, e proprio per questo erano stati scelti come processi bellwether, cioè test rappresentativi capaci di orientare le trattative sulle controversie rimaste in sospeso.
Come funzionano i processi bellwether nel contenzioso social media
Le azioni legali contro Meta Platforms, YouTube di Google e Snapchat di Snap Inc proseguono regolarmente verso il processo previsto per ottobre. Le società coinvolte respingono le accuse e sostengono di adottare misure estese per proteggere i giovani utenti sulle rispettive piattaforme. Il precedente più rilevante di questa serie di controversie risale a marzo, quando una giuria di Los Angeles aveva condannato Meta a un risarcimento di 4,2 milioni di dollari e Google a 1,8 milioni, in una causa promossa da una donna che sosteneva di essere diventata dipendente dai social durante l’adolescenza a causa del design pensato per massimizzare il tempo di permanenza sulle piattaforme. In quel procedimento TikTok e Snap avevano già raggiunto un’intesa prima dell’apertura del dibattimento. A luglio un’altra causa bellwether si era chiusa senza sentenza, dopo che un ricorrente adolescente aveva rinunciato alle proprie pretese verso Meta una volta che gli altri imputati avevano transatto.
Cosa succede adesso
Oltre alle cause pendenti in tribunale statale, circa 2.600 azioni legali con accuse simili risultano depositate presso la corte federale della California da privati, distretti scolastici, comuni e singoli stati, mentre quasi ogni procuratore generale statale ha avviato un procedimento autonomo contro le principali piattaforme social. Un numero enorme e destinato a crescere nel tempo. La strada delle transizioni private potrà anche risolvere alcune di queste situazione, ma la sensazione è che le piattaforme debbano provare ad affrontare il problema in altro modo per strutturare algoritmo e sistemi in modo da rispettare i diritti fondamentali dei minori.
