Prendetela così. Per vent’anni abbiamo discusso di contenuti, cioè di quello che passava dentro il tubo, mentre il tubo se ne stava lì tranquillo. Poi, in cinque settimane, succede tutto insieme. Mettiamo tutto in fila e facciamo un passo indieto.
Il 12 agosto 2026, in un’aula federale di Oakland, è cominciata la selezione della giuria nel processo che i procuratori generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey hanno costruito contro Meta, affiancati da ventinove Stati sulla violazione della legge federale che protegge i dati dei minori. Le dichiarazioni di apertura sono fissate per il 18, il dibattimento dovrebbe durare sei settimane, la decisione arriverà ai primi di ottobre. Mark Zuckerberg e Adam Mosseri dovrebbero testimoniare di persona.
Chi guarda da lontano potrebbe archiviarlo come l’ennesimo capitolo di una guerra legale infinita. Ma fermatevi un attimo: guardate le ultime cinque settimane. Il 9 luglio la Commissione europea ha comunicato le proprie risultanze preliminari: lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione iperpersonalizzati di Instagram e Facebook violano il Digital Services Act, perché Meta avrebbe sottovalutato l’impatto di quel design sul benessere fisico e mentale degli utenti, minori compresi. Sanzione teorica fino al sei per cento del fatturato mondiale, cioè oltre undici miliardi di euro sui ricavi 2025. Meta può evitare la sanzione con una modifica spontanea dele cose che non vanno beme. Pochi giorni fa un giudice del New Mexico ha ordinato a Meta di versare 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale degli adolescenti, dopo che a marzo una giuria dello stesso Stato aveva già stabilito 375 milioni per pubblicità ingannevole sulla sicurezza delle piattaforme: fanno 942 milioni in un solo Stato americano. Il 10 agosto la Corte d’appello di San Francisco (a casa loro) ha respinto il tentativo di Meta, Google, TikTok e Snap di congelare tutto: restano in piedi più di tremila cause federali davanti al giudice Yvonne Gonzalez Rogers e altre tremilatrecento nella corte statale di Los Angeles.
È la resa dei conti. Sono arrivati tutti insieme, il regolatore europeo, le giurie americane e le corti d’appello, su una questione che un sondaggio Reuters/Ipsos della scorsa settimana ha liquidato in una riga: l’ottantacinque per cento degli americani ritiene che i social possano creare dipendenza nei bambini, il sessantuno per cento chiede controlli più severi. Cinque anni di consulenze, perizie, audizioni parlamentari e memorie difensive per accertare quello che ormai è chiaro a tutti. Proprio a tutti.
Confesso però che la difesa depositata da Meta mi ha colpito più delle accuse. La società sostiene di non avere potuto ingannare nessuno, perché la dipendenza da social media manca dai manuali diagnostici ufficiali. Un’azienda che ha costruito il feed infinito si difende dicendo che gli psichiatri non hanno ancora deciso come chiamare il risultato.
Meta ha già cause per 1.400 miliardi di dollari, quasi quanto la capitalizzazione della società. Li ha calcolati proprio Meta in un deposito del 7 luglio.
Ho scritto questo logout perchè ci siamo. Perchè forse a questo punto l’elenco dei rimedi si inizia ad intravedere all’orizzonte. Gli Stati chiedono al giudice di imporre la verifica dell’età, la cancellazione di tutti gli algoritmi e i modelli di intelligenza artificiale addestrati su dati di minori, l’eliminazione dello scorrimento infinito e delle notifiche, la riscrittura del sistema di raccomandazione perché ottimizzi il benessere al posto dell’engagement, limiti di tempo stringenti per gli utenti giovani. Chiedono che valga per tutto il territorio nazionale, quindi, nei fatti, per il mondo.
Una sola persona, il giudice, a ottobre, potrebbe firmare le specifiche di prodotto di Instagram per tutto il mondo. Il giudice diventerà nei fatti il product manager per il pianeta, con effetti che nessun parlamento ha votato e che nessun elettore ha discusso.
Tutto questo è bellissimo. Tocqueville lo aveva capito nel 1835, quando scrisse che negli Stati Uniti quasi non esiste questione politica che non si risolva prima o poi in questione giudiziaria. Due secoli dopo, la struttura regge e, per ora, ci da la solita lezione: la magistratura Americna, con la sua indipendenza, riesce ad andare contro le più grandi potenze del mondo, da Trump (penso ai dazi) alle big tech, passando da aziono storiche come quelle contro le lobby del tabacco.
Va corretta però una lettura che sento ripetere, secondo cui Bruxelles guarda e Washington agisce. Bruxelles ha aperto un procedimento speculare a febbraio contro TikTok, ad aprile ha contestato a Meta l’inadeguatezza dei controlli sull’accesso dei minori di tredici anni, a luglio ha messo sotto accusa proprio l’architettura di Instagram e Facebook. Le misure che la Commissione pretende sono quasi le stesse che i procuratori chiedono al giudice americano: riproduzione automatica e scorrimento infinito disattivati per impostazione predefinita, pause di utilizzo effettive, sistemi di raccomandazione meno orientati a massimizzare il tempo di permanenza. Adesso Meta accederà al fascicolo, replicherà per iscritto e proporrà misure correttive. Vedrete, il piano d’azione europeo e l’ordine di una corte californiana finiranno per assomigliarsi tanto.
Chiudo con un’ultimo sguardo verso un’altra direzione che ci serve per completare il quadro di quanto sta accadendo. Perchè mentre il suo procedimento va avanti, l’Europa spinge soprattutto sul divieto di accesso. E’ una contraddizione. Se credi di essere in grado di rendere sicura la piattaforma, non hai necessità di vietare. Sono due strade opposte.
È foese la scelta di chi ha smesso di credere che quel prodotto possa essere davvero reso sicuro e preferisce tenerne fuori gli utenti finché sono minorenni? Gli Stati Uniti, in questo momento, stanno tentando la strada opposta, che consiste nel mettere le mani dentro il prodotto e obbligarlo a funzionare diversamente per tutti.
A ottobre sapremo se una giudice di Oakland avrà riscritto le specifiche di Instagram.
Nel caso, i minori europei si troveranno protetti da una decisione presa in California, mentre la Commissione starà ancora leggendo la replica scritta di Meta.
