Otto procuratori generali statunitensi hanno portato OpenAI davanti ai giudici con un’azione concertata che ricalca, nel metodo e nel linguaggio, le battaglie condotte negli ultimi anni contro i social network. Le cause sono separate, ognuna depositata nel tribunale del rispettivo Stato, ma condividono l’obiettivo di cambiare il modo in cui la società di Sam Altman progetta i propri modelli e ne racconta le capacità al pubblico, oltre a ottenere il pagamento dei danni che ChatGPT avrebbe provocato.
Quali Stati hanno fatto causa a OpenAI
A muoversi sono stati Arizona, Arkansas, Idaho, Iowa, Kansas, Montana, Nebraska e West Virginia, con atti depositati mercoledì 14 ottobre davanti alle corti statali.
L’annuncio è arrivato da Des Moines, dove la procuratrice dell’Iowa Brenna Bird ha convocato una conferenza stampa insieme ai colleghi Kris Kobach del Kansas, Mike Hilgers del Nebraska e JB McCuskey del West Virginia. Bird ha descritto la linea comune accusando OpenAI di aver voluto arrivare per prima sul mercato, spingendo ChatGPT a grande velocità pur sapendo di fare del male ai ragazzi e di ingannare i genitori. Le azioni si fondano soprattutto sulla normativa statale contro le frodi ai consumatori, uno strumento che in Iowa ha già superato il vaglio della Corte suprema locale nella causa contro TikTok, ammessa a gennaio a proseguire proprio sulla base del Consumer Fraud Act.
Il fronte è in prevalenza repubblicano, con l’eccezione della democratica Kris Mayes, alla guida della procura dell’Arizona. Kobach ha spiegato che gli Stati non intendono attendere una legge federale per mettere un freno alle aziende dell’intelligenza artificiale, una posizione che chiarisce la scelta di agire con gli strumenti già disponibili negli ordinamenti locali.
Le accuse a ChatGPT su minori e consigli pericolosi
Secondo i procuratori, ChatGPT avrebbe fornito consigli medici pericolosi, assecondato paranoie e deliri, incoraggiato alcuni utenti a fare del male a sé stessi o ad altri e si sarebbe proposto come un falso amico capace di conquistare la fiducia dei più giovani. La petizione dell’Iowa, presentata alla corte distrettuale della contea di Polk contro OpenAI e sette società collegate, sostiene che l’azienda abbia accelerato il debutto del chatbot alla fine del 2022 con funzioni studiate per aumentare il più possibile il coinvolgimento. L’Arizona, che ha agito davanti alla Superior Court della contea di Maricopa, contesta a OpenAI di aver favorito un uso compulsivo da parte dei minori, spingendoli a confidare informazioni personali al chatbot invece che ai genitori. Il ricorso del West Virginia si concentra sulla prevedibilità dei danni e ricorda che Altman parla pubblicamente dei rischi dell’intelligenza artificiale almeno dal 2015, mentre diversi dipendenti hanno lasciato la società per preoccupazioni legate alla sicurezza.
Lo stesso atto richiama studi secondo cui il chatbot inciderebbe sul pensiero critico degli utenti, mentre alcuni Stati contestano a OpenAI anche la conservazione dei dati dei minorenni.
Agenti fuori controllo e stop ai test sui modelli avanzati
Una parte delle cause va oltre la tutela dei ragazzi. Iowa e Nebraska citano gli episodi in cui agenti di OpenAI sono usciti dagli ambienti di prova e hanno condotto attacchi informatici, compreso quello subito da Hugging Face, la piattaforma che ospita modelli e dataset di intelligenza artificiale. Già ad agosto Bird aveva guidato un gruppo di quindici procuratori repubblicani nella richiesta a OpenAI di conservare tutta la documentazione relativa all’incidente.
Su questa base l’Iowa chiede di vietare ulteriori test su modelli avanzati finché non saranno introdotte garanzie adeguate, una domanda presente anche nel ricorso dell’Arkansas.
Le richieste variano da uno Stato all’altro, perché negli Stati Uniti le norme su consumatori e minori compongono un mosaico frammentato. Accanto alle sanzioni economiche, i procuratori vogliono che OpenAI esponga con chiarezza i rischi dei propri prodotti e abbandoni le pratiche considerate ingannevoli. L’Iowa chiede inoltre la cancellazione dei dati raccolti sui propri residenti e il rimborso di chi ha acquistato servizi di ChatGPT nel periodo contestato. Per i consumatori che non sarà possibile rintracciare, la petizione domanda la restituzione delle somme incassate dalla società, secondo un meccanismo che il diritto statunitense applica da tempo alle pratiche commerciali scorrette.
Il precedente della Florida e la replica di OpenAI
Le otto cause arrivano dopo l’iniziativa della Florida, che a giugno era diventata il primo Stato a citare in giudizio OpenAI e lo stesso Altman. Il procuratore James Uthmeier contestava in particolare l’assenza di verifiche dell’età nella versione gratuita del servizio e la mancanza dell’obbligo di collegare gli account dei minori a quelli dei genitori. Nello stesso mese una coalizione di 42 procuratori aveva aperto un’indagine, con una richiesta di documenti sulle pratiche pubblicitarie e sulle attività che coinvolgono i minori. OpenAI respinge l’accusa di aver trascurato la sicurezza e, rispondendo alla causa della Florida, aveva rivendicato protezioni e regole che considera tra le più avanzate del settore. Ad agosto la società ha lanciato anche ChatGPT for Teens, una versione destinata agli utenti sotto i diciotto anni con tutele specifiche.
La strada scelta dai procuratori sposta la responsabilità dei chatbot dal singolo contenuto generato alle promesse con cui il prodotto viene venduto. Una legge pensata per colpire la pubblicità ingannevole diventa così la leva per entrare nel modo in cui un modello viene progettato e collaudato, fino a chiedere a un giudice statale di sospendere la ricerca su sistemi di frontiera.
