Il presidente di Federprivacy, Nicola Bernardi, è finito al centro di una richiesta di dimissioni partita dall’interno della sua stessa associazione, con l’accusa di aver usato le critiche al Garante per la protezione dei dati personali come trampolino per conquistare un seggio nel Collegio dell’Autorità.
A sollevare il caso è Stefano Gazzella, consulente e data protection officer libero professionista (la figura che in aziende ed enti pubblici vigila sul rispetto delle regole sulla privacy), fino a pochi giorni fa delegato provinciale di Federprivacy a Gorizia. Al cuore della contesa c’è un sondaggio che l’associazione dei professionisti della protezione dei dati aveva lanciato a novembre 2025, nelle settimane in cui le inchieste di Report e del Fatto Quotidiano avevano acceso i riflettori sull’indipendenza dell’Autorità. Su 1.164 esperti interpellati, l’81,9% si era detto favorevole a un Collegio senza politici né militanti di partito, composto da persone con solide competenze giuridiche e informatiche. Otto addetti ai lavori su dieci chiedevano quindi un organismo più distante dalle dinamiche dei partiti, e quel risultato ha finito per segnare la frattura tra l’ex delegato e il vertice dell’associazione.
Le accuse di Gazzella e la replica del presidente di Federprivacy
Gazzella ha contestato quell’indagine nel merito e nel metodo, fino a lasciare Federprivacy il 2 ottobre. La lettera diffusa sui social è indirizzata al Direttivo dell’associazione, al quale l’ex delegato chiede formalmente se la condotta pubblica di Bernardi, soprattutto sui social, rappresenti davvero la linea di Federprivacy. Nel testo quella condotta viene descritta come una “campagna politica” poco mascherata, con cui il presidente punterebbe a proporsi in futuro come componente del Collegio oppure ad accreditarsi come interlocutore di peso dell’Autorità. Gazzella richiama anche alcune espressioni usate da Bernardi verso il Garante, presentato a suo dire come un’istituzione incline ai lapsus o poco autorevole, e sostiene che queste uscite, pur formulate come opinioni personali, mettano in dubbio l’idoneità del presidente a guidare l’associazione. Per questo sollecita di nuovo un voto sulla sostituzione del presidente, avvertendo che in caso di silenzio considererà il Direttivo allineato alle sue parole, dalle quali dichiara di essersi già dissociato formalmente. La lettera lamenta inoltre la mancanza di un confronto tra la presidenza e un delegato territoriale che aveva sollevato dubbi, oltre a criticare una gestione dell’associazione giudicata troppo accentrata. In un’altra dichiarazione l’ex delegato ha indicato nell’inchiesta di Report l’elefante nella stanza, il fattore che a suo giudizio avrebbe cambiato l’atteggiamento di Federprivacy verso l’Autorità.
Bernardi aveva anticipato le accuse il giorno prima con un post su LinkedIn, nel quale escludeva qualsiasi ambizione personale a entrare nel Garante e attribuiva i toni critici verso l’Autorità all’onestà intellettuale e al malcontento degli associati emerso nel sondaggio. Il messaggio ha raccolto circa duecento commenti, quasi tutti di solidarietà.
Gazzella ha liquidato quel messaggio come una mossa per incassare sostegno, lamentando anche lo stop ai suoi articoli sul sito dell’associazione. Bernardi ha preferito non commentare con il Fatto Quotidiano.
Il like di Agostino Ghiglia e il rinnovo del Collegio del Garante
Nella vicenda è entrato anche Agostino Ghiglia, componente del Collegio con un passato da deputato e assessore regionale in Piemonte, indicato dal Fatto Quotidiano come l’uomo di Fratelli d’Italia all’interno dell’Autorità. Ghiglia collegato via social a Gazzella il 28 aprile aveva lasciato un like sotto un post LinkedIn in cui l’ex delegato criticava Bernardi e il suo sondaggio sull’autonomia del Garante. Nel testo descrive la condotta pubblica del presidente come una campagna politica appena dissimulata, pensata per proporsi in futuro come componente del Collegio, e invita gli associati a votare sulle sue dimissioni. Secondo l’ex delegato, a modificare l’atteggiamento dell’associazione verso l’Autorità sarebbe stata proprio l’inchiesta di Report, che lui chiama l’elefante nella stanza. Quell’apprezzamento è poi scomparso dalla pagina. Raggiunto dal quotidiano, il componente del Collegio ha spiegato che i like si mettono per amicizia, spesso senza leggere i contenuti, e ha definito una svista tanto il gesto quanto la sua rimozione. Sulle accuse rivolte a Bernardi ha detto di tenersi lontano dalle vicende associative e di ignorare perché Gazzella chieda le dimissioni del presidente, ricordando che chiunque può candidarsi al Collegio sottoscrivendo le eventuali incompatibilità. Il nome di Ghiglia era già emerso nell’autunno 2025, quando Report lo aveva ripreso mentre entrava nella sede romana di Fratelli d’Italia alla vigilia della sanzione da 150mila euro inflitta dal Garante al programma di Rai3 per la diffusione dell’audio tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie.
La procedura per le nomine del nuovo Collegio si aprirà a luglio 2027. L’articolo 153 del Codice privacy prevede che i quattro componenti siano eletti da Camera e Senato tra candidati che assicurino indipendenza e comprovata esperienza nella protezione dei dati, con particolare riferimento alle discipline giuridiche o informatiche.
