Il Garante Privacy multa Cairo Editore e un canale Youtube per le foto del corpo di Chiara Poggi

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto a Cairo Editore una sanzione di 9.380 euro per le fotografie del corpo di Chiara Poggi pubblicate sul settimanale Giallo del 26 marzo 2026, dopo il reclamo presentato dai genitori della vittima. Con il provvedimento n. 759 del 23 settembre 2026 l’Autorità ha vietato ogni ulteriore diffusione delle immagini per violazione del principio di essenzialità dell’informazione e ha sanzionato per le stesse ragioni anche un canale YouTube.

Le fotografie del corpo di Chiara Poggi riverso sui gradini della villetta di Garlasco, pubblicate dal settimanale Giallo, sono costate a Cairo Editore una sanzione di 9.380 euro decisa dal Garante per la protezione dei dati personali. Con il provvedimento n. 759 del 23 settembre 2026, reso pubblico il 16 ottobre, l’Autorità ha dichiarato illecita la diffusione di quelle immagini e ne ha vietato ogni ulteriore utilizzo, dando ragione ai genitori della giovane uccisa nel 2007.

Perché il Garante Privacy ha sanzionato il settimanale Giallo

Il servizio contestato, uscito sul numero 13 della rivista in edicola il 26 marzo 2026, mostrava a pagina 10 il luogo del ritrovamento con il corpo della ragazza oscurato soltanto sul volto e circondato da abbondanti macchie di sangue.

Già il giorno successivo Giuseppe Poggi e Rita Preda hanno presentato reclamo attraverso il proprio legale. Nella denuncia i genitori descrivevano una scena cruda e raggelante, priva di qualsiasi collegamento con gli argomenti sviluppati nell’articolo, che a loro giudizio aveva ferito la memoria della figlia insieme alla dignità di una famiglia costretta a ritrovare quell’immagine su una rivista venduta in tutta Italia. Nella stessa seduta in cui ha deciso sul caso di Giallo, il collegio ha adottato un secondo provvedimento, il n. 758, con cui ha sanzionato per gli stessi motivi un canale YouTube. L’importo inflitto all’editore, coperto dagli omissis nella versione pubblicata sul sito dell’Autorità, è stato reso noto dalla stampa. La cifra, naturalmente, resta lontana dai massimi previsti dal GDPR, che arrivano a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo mondiale. Il precedente più vicino risale a luglio, quando il Garante aveva multato RTI per 59.606 euro complessivi a causa di immagini analoghe trasmesse da Le Iene e da Zona Bianca.

Le difese di Cairo Editore e la questione della foto pixelata

La contestazione formale è stata notificata alla società l’11 giugno. Nelle memorie depositate il 9 luglio Cairo Editore ha collocato il servizio dentro il rinnovato interesse pubblico per il delitto, riacceso dalla riapertura delle indagini e dalle nuove ipotesi sulla dinamica dell’omicidio. Secondo la difesa la fotografia ritraeva proprio il luogo su cui si concentravano le recenti consulenze, dalla posizione del corpo alla sequenza delle azioni attribuite all’aggressore, per cui risultava funzionalmente legata alla notizia. L’editore ha ricordato anche che quella stessa immagine era già comparsa in passato su altre testate e in programmi televisivi impegnati a sostenere piste alternative rispetto alla verità giudiziaria.

Per dimostrare la propria cautela la società ha sottolineato di aver pixelato l’intera figura della vittima, oltre al volto, e di aver agito nella convinzione di restare entro i confini del diritto di cronaca.

In vista della quantificazione della sanzione, l’editore ha poi richiamato il modello organizzativo in materia di privacy adottato dall’azienda e la circolare inviata a tutte le redazioni sul trattamento dei dati delle vittime di reato. La richiesta finale puntava al minimo previsto, anche perché quel numero di Giallo aveva venduto circa 33 mila copie e dall’aprile 2026 risultava ormai introvabile.

Cosa dicono il GDPR e le regole deontologiche sulle foto di cronaca nera

Il collegio presieduto da Pasquale Stanzione, relatore del provvedimento, ha respinto queste argomentazioni partendo dal contesto: secondo l’Autorità l’attenzione mediatica sul caso Garlasco ha superato da tempo l’esercizio del diritto di cronaca per scivolare verso una «continua e morbosa spettacolarizzazione», già oggetto di ripetuti richiami agli organi di informazione. Sul piano normativo il Garante cita l’articolo 85 del GDPR e gli articoli 136 e seguenti del Codice privacy, che riconoscono al giornalismo un regime di favore a condizione di rispettare l’essenzialità dell’informazione su fatti di interesse pubblico. A queste norme si affiancano gli articoli 6 e 8 delle Regole deontologiche, che impediscono di indugiare su dettagli di violenza o su immagini lesive della dignità e la cui osservanza la legge considera condizione di liceità del trattamento. Si tratta di tutele che restano in piedi anche dopo la morte della persona e che i familiari possono far valere a protezione della sua memoria.

A quasi vent’anni dal delitto, osserva il Garante, quelle immagini nulla aggiungono a fatti noti da tempo, che l’articolo avrebbe potuto ricostruire senza mostrarle.

La difesa aveva evocato le fotografie di Aldo Moro e la morte di David Rossi, paragoni che l’Autorità ha giudicato inconferenti in assenza di una valenza politica o di denuncia paragonabile. Il provvedimento segnala inoltre una tendenza ormai generalizzata ad affidare a lettori e spettatori il ruolo di tecnici chiamati a valutare immagini forensi, compito estraneo all’attività giornalistica. Da qui la violazione dei principi di liceità e di minimizzazione dei dati fissati dall’articolo 5 del GDPR, con il conseguente divieto di ulteriore diffusione disposto in base all’articolo 58. I legali della famiglia Poggi hanno espresso soddisfazione per una decisione che, a loro avviso, prova a frenare la spettacolarizzazione del caso, mentre i pubblici ministeri si preparano a chiedere il processo per Andrea Sempio. Cairo Editore può ora impugnare il provvedimento davanti al tribunale ordinario entro trenta giorni dalla comunicazione.