Il partito di Luiz Inácio Lula da Silva porterà Meta davanti all’Organizzazione degli Stati Americani, l’organismo che riunisce i governi del continente e che da decenni invia missioni di osservazione durante le elezioni, con l’accusa di aver interferito nella corsa alla presidenza del Brasile. Secondo il Partito dei Lavoratori, Instagram e WhatsApp avrebbero frenato la diffusione dei contenuti del presidente uscente a vantaggio del suo sfidante Flávio Bolsonaro, mentre l’azienda statunitense respinge ogni addebito.
Cosa contesta il partito di Lula a Meta
L’annuncio è arrivato dal comitato elettorale del presidente, che ha messo in fila cinque episodi di presunta restrizione avvenuti nelle ultime settimane.
Il primo riguarda la promozione a pagamento dei post del feed di Instagram, che secondo la campagna è rimasta bloccata per giorni e ha impedito di usare uno degli strumenti più diffusi della comunicazione politica online, mentre un altro tocca una pubblicazione dell’account ufficiale il cui conteggio delle visualizzazioni si sarebbe fermato all’improvviso. Prima del primo turno, sempre secondo il partito, i profili di Lula e di altri dirigenti della sinistra erano scomparsi dalla funzione di ricerca di Instagram. Nei ricorsi presentati alla giustizia elettorale gli avvocati del Pt chiamano in causa anche l’assistente di intelligenza artificiale integrato in WhatsApp, al quale attribuiscono una forma di «selettività algoritmica» che penalizzerebbe i messaggi del presidente e dei suoi sostenitori senza alcuna spiegazione. Gli stessi legali sostengono che i profili schierati con Bolsonaro abbiano raggiunto una visibilità sproporzionata, con visualizzazioni superiori a quelle di celebrità conosciute in tutto il mondo. Un rapporto interno della segreteria comunicazione del partito attribuisce alla pagina dello sfidante un coinvolgimento medio quasi tre volte più alto di quello di Lula, a fronte di un seguito inferiore del 17,2%.
La replica di Meta alle accuse di ingerenza
Per Éden Valadares, responsabile della comunicazione del Partito dei Lavoratori, è arrivato il momento di sottoporre la vicenda alla comunità internazionale a partire proprio dall’Osa, perché a suo giudizio Meta non sarebbe in grado di dimostrare che le limitazioni siano dipese dal caso. Lo stesso dirigente, intervistato pochi giorni fa dall’agenzia France-Presse, aveva però riconosciuto che il partito non possiede prove di un collegamento concreto e formale tra l’azienda e la campagna avversaria. Dopo il primo turno il comitato del presidente aveva già depositato diversi esposti alla giustizia elettorale, nei quali segnalava «indizi di ingerenza». A questi si aggiunge una segnalazione annunciata all’autorità brasiliana per la protezione dei dati.
Meta Brasile ha liquidato le accuse come false e prive di riscontro nei fatti.
In una nota diffusa alla stampa la società ha spiegato che molti dei problemi tecnici segnalati dalla campagna hanno colpito anche altri Paesi e account diversi da quelli del presidente. L’azienda ha aggiunto di rispettare le norme elettorali brasiliane e di garantire a tutti i candidati le stesse condizioni di accesso alle proprie piattaforme.
Le 48 ore concesse dal Tribunale superiore elettorale
Sul piano giudiziario la vicenda è nelle mani del Tribunale superiore elettorale, l’organo che in Brasile vigila sul corretto svolgimento del voto e che ha il potere di imporre obblighi anche alle piattaforme digitali. Il ministro Marco Aurélio Bellizze ha concesso a Meta 48 ore per spiegare se i contenuti pubblicati dal profilo di Lula abbiano subito limitazioni nella distribuzione o esclusioni dai sistemi di raccomandazione. Nello stesso provvedimento il giudice ha chiesto conto di eventuali blocchi su base geografica e delle verifiche svolte dall’azienda su una rete di 255 profili falsi creati con l’intelligenza artificiale. Una volta arrivata la risposta, la coalizione del presidente e la Procura generale elettorale avranno 24 ore ciascuna per replicare, dopodiché il tribunale si pronuncerà sulla richiesta di provvedimento urgente.
La contesa arriva dopo un primo turno chiuso da Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, al 47% contro il 45% di Lula, che i sondaggi indicavano come favorito. Il presidente ha già accusato più volte gli Stati Uniti di voler favorire il suo rivale. Domani il suo staff incontrerà gli osservatori internazionali per illustrare le accuse rivolte a Meta, in vista del ballottaggio del 25 ottobre.
