C’era già tutto, un mese fa. Avevamo raccontato che l’amministrazione Trump stava discutendo una forma di supervisione governativa sui modelli di intelligenza artificiale più avanzati, con il caso Mythos di Anthropic come innesco e il modello britannico di revisione preventiva come riferimento. Il 2 giugno 2026 quella discussione si è chiusa con una firma: Donald Trump ha sottoscritto l’ordine esecutivo “Promoting Advanced Artificial Intelligence Innovation and Security”, il primo provvedimento della sua presidenza che introduce un meccanismo di controllo preliminare sui sistemi di frontiera prima che raggiungano il mercato.
Cosa prevede l’ordine esecutivo sull’intelligenza artificiale firmato da Trump
Il meccanismo dovrebbe funzionare così: le aziende del settore sono invitate a condividere i propri modelli più avanzati con le agenzie federali almeno trenta giorni prima del rilascio pubblico, per consentire una valutazione dei rischi legati alla sicurezza nazionale e alla cybersicurezza. La partecipazione è volontaria, un dettaglio che non è secondario e su cui si tornerà. A completare il quadro, il provvedimento istituisce un centro di coordinamento per la sicurezza informatica, con il compito di analizzare e gestire le minacce che dovessero emergere durante le fasi di revisione. Nel testo del decreto si legge che “le capacità avanzate dell’intelligenza artificiale rendono la nazione più forte, ma introducono anche nuove considerazioni in materia di sicurezza nazionale che richiedono un’azione coordinata tra i vari dipartimenti e agenzie”.
La portavoce della Casa Bianca Liz Huston ha descritto il provvedimento come coerente con l’impostazione dell’amministrazione: collaborare con l’industria per trovare un equilibrio tra sviluppo tecnologico e protezione delle infrastrutture critiche, consolidando il predominio americano nel settore.
Per Chris Lehane, responsabile degli affari globali di OpenAI, l’ordine esecutivo va nella direzione giusta. Ha sottolineato che ospedali, scuole, istituzioni finanziarie e servizi pubblici sono spesso i bersagli più vulnerabili agli attacchi informatici, e che proprio per questo gli strumenti difensivi più avanzati dovrebbero arrivare prima nelle mani di chi ha il compito di proteggerli, non dopo.
Perché Trump ha cambiato rotta rispetto alla deregulation promessa
Il percorso verso la firma è stato tutt’altro che lineare, e le settimane di gestazione dell’ordine esecutivo raccontano molto sulle tensioni interne all’amministrazione. Una prima versione del testo era già arrivata sul tavolo di Trump, che l’aveva respinta giudicandola troppo restrittiva. La preoccupazione era concreta: vincoli eccessivi avrebbero potuto rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati, cedendo di fatto terreno alla Cina. David Sacks, ex czar dell’intelligenza artificiale e figura di raccordo tra Washington e la Silicon Valley, aveva lavorato con Ryan Baasch del Consiglio economico nazionale, con Scott Bessent al Tesoro e con Susie Wiles, capo dello staff della Casa Bianca, per mantenere la natura volontaria di qualsiasi misura. Sacks aveva anche ottenuto la riduzione a trenta giorni della finestra di pre-implementazione. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth si era invece mosso nella direzione opposta, chiedendo limiti più netti per impedire che i modelli più potenti potessero finire nelle mani di attori ostili o essere sfruttati da Pechino. A fare da ago della bilancia verso la firma è stata anche la pressione dell’ala Maga, che chiedeva da tempo un intervento visibile sul dossier intelligenza artificiale.
Il catalizzatore di tutto, come avevamo raccontato un mese fa, porta il nome di Mythos. Il modello più avanzato di Anthropic aveva sollevato preoccupazioni serie tra i funzionari governativi per la sua capacità di individuare e potenzialmente sfruttare vulnerabilità nei software. Anthropic aveva avvertito in via riservata i vertici dell’amministrazione che Mythos rendeva significativamente più probabili attacchi informatici su larga scala nel corso del 2026, innescando una reazione che aveva coinvolto la Federal Reserve, la Bank of England e il ministero delle Finanze canadese, con scenari descritti come shock sistemici senza precedenti. Un quadro che ha reso impossibile per Washington continuare a rinviare qualsiasi risposta formale.
