Una lettera firmata da cinquantadue eurodeputati è arrivata sul tavolo di Ursula von der Leyen con una richiesta diretta, chiudere l’indagine aperta contro Meta e passare alle sanzioni.
Il documento, redatto dall’eurodeputata francese Stéphanie Yon-Courtin del gruppo Renew e ottenuto da Euractiv, raccoglie firme trasversali che vanno dai popolari ai verdi e chiede alla Commissione europea di intervenire senza ulteriori rinvii sui danni che i minori subiscono utilizzando Facebook e Instagram. Al centro della richiesta ci sono le funzionalità di design che alimentano un uso prolungato delle due piattaforme, già finite sotto esame a luglio, quando l’esecutivo comunitario aveva formulato un rilievo preliminare di violazione del Digital Services Act. I firmatari chiedono che quel procedimento si chiuda con una decisione di non conformità accompagnata dall’applicazione di sanzioni.
Perché gli eurodeputati chiedono sanzioni contro Meta
L’innesco arriva da oltreoceano, dove il mese scorso Meta ha chiuso la causa promossa dalla quasi totalità degli Stati americani sulla dipendenza degli adolescenti dai social.
L’intesa ha archiviato un contenzioso che accusava l’azienda di aver progettato deliberatamente i propri servizi per trattenere il pubblico più giovane. Tra gli impegni assunti figura un limite giornaliero all’utilizzo di Facebook e Instagram da parte dei ragazzi, insieme ad altre misure di sicurezza rivolte agli adolescenti statunitensi. Gli eurodeputati fanno leva proprio su questo passaggio, perché protezioni equivalenti al momento mancano per i coetanei europei. Nella lettera definiscono insostenibile una situazione in cui i minori del continente risultino meno tutelati di quelli americani, a fronte di un quadro normativo che gli stessi firmatari descrivono come il più rigoroso al mondo.
La richiesta si spinge oltre la semplice accelerazione dei tempi. Qualora la Commissione decidesse di accettare impegni dall’azienda al posto di una sanzione, quegli impegni dovranno restare almeno all’altezza di quanto Meta ha appena concesso agli utenti statunitensi. Nel testo compare anche l’ipotesi di rivolgersi a un giudice per ottenere il blocco temporaneo dell’accesso alle piattaforme, misura da attivare una volta esauriti gli altri poteri a disposizione dell’esecutivo comunitario. A Bruxelles viene inoltre rivolta un’accusa di natura politica, quella di parlare a lungo di sicurezza dei minori online senza poi mantenere le promesse.
Come risponde la Commissione europea
Il portavoce per il digitale Thomas Regnier ha difeso i tempi dell’istruttoria condotta sotto il Digital Services Act, ricordando che la causa statunitense si è trascinata per tre anni e che l’accordo destinato a chiuderla verrà attuato lungo un arco di dieci anni. Il paragone serve a ridimensionare l’accusa di lentezza rivolta all’esecutivo comunitario. Regnier ha aggiunto che la Commissione non si accontenterà di una o due misure di salvaguardia offerte dall’azienda, precisando che l’intervento in corso riguarda le caratteristiche di progettazione capaci di generare dipendenza nelle piattaforme.
Il rilievo preliminare notificato a luglio riguarda scroll infinito, riproduzione automatica dei video, notifiche push e sistemi di raccomandazione fortemente personalizzati. Meta ha respinto quelle conclusioni.
Cosa cambia con il limite di età europeo per i social
Sul tavolo di Bruxelles resta poi il capitolo legislativo. Lo stesso portavoce ha confermato che la Commissione si prepara a presentare una proposta sul cosiddetto ritardo dei social media, ovvero un limite di età valido in tutta l’Unione per l’iscrizione a queste piattaforme.
L’annuncio è atteso durante il discorso annuale sullo Stato dell’Unione, in programma il 16 settembre. Il perimetro giuridico dell’iniziativa resta da definire, a partire dalla soglia anagrafica che verrà scelta e dagli strumenti tecnici chiamati a farla rispettare. La verifica dell’età rappresenta il passaggio più delicato dell’intero impianto, perché richiede sistemi capaci di accertare quanti anni ha chi si iscrive senza trasformarsi in un archivio di documenti d’identità. Su questo fronte la Commissione ha già chiesto agli Stati membri di rendere disponibile una soluzione europea entro la fine del 2026, integrata nei portafogli di identità digitale oppure fornita come applicazione autonoma.
Meta ha finora rivendicato gli strumenti introdotti sugli account per adolescenti, tra cui il blocco notturno e un tetto al tempo di utilizzo quotidiano. La decisione finale sul procedimento aperto nel 2024 resta attesa.
