Sul sito ufficiale della presidenza statunitense è apparsa una sezione chiamata Arcade, cinque videogiochi gratuiti che si aprono direttamente nel browser e traducono in forma ludica le priorità politiche dell’amministrazione in carica.
Il titolo che ha raccolto più attenzione si chiama Build the Wall e ricalca la meccanica del Tetris.
I blocchi geometrici scendono dall’alto e il giocatore li incastra per formare una barriera continua lungo il confine meridionale degli Stati Uniti, mentre la pagina ufficiale presenta lo scenario come un assedio di zombie-immigrati alla frontiera e assegna la sconfitta quando i pezzi raggiungono la parte superiore dello schermo, con la comparsa dell’avviso di barriera violata.
Chi conosce il gioco originale ha notato subito un rovesciamento della logica di partenza, perché nel Tetris le righe complete spariscono e l’obiettivo consiste nello svuotare il campo, mentre qui l’accumulo diventa il risultato desiderato (il muro contro i migranti).
Accanto a questo titolo compare Rio Run, che riprende la dinamica di Snake e mette il giocatore nei panni di un agente impegnato a raccogliere una fila di persone in tuta arancione lungo il corso del Rio Grande, Flappy Bill che replica il funzionamento di Flappy Bird e affida al giocatore un’aquila calva che trasporta un testo legislativo sopra il National Mall evitando gli ostacoli, Trump Savings Tycoon che guarda invece a Duck Hunt e chiede di raccogliere banconote e lingotti per alimentare i conti d’investimento, introdotti a luglio e un quinto gioco ruota attorno alle mense scolastiche, Un ulteriore titolo risulta annunciato come in arrivo.
La comunicazione istituzionale che passa dal videogioco
Un funzionario della presidenza, interpellato dalla stampa americana, ha spiegato che l’amministrazione cerca formule nuove (evidentemente con ancor meno approfondimento degli slogan di Trump) per raccontare i risultati ottenuti raggiungendo ogni fascia di pubblico. La frase misura la distanza percorsa dalla comunicazione pubblica in pochi anni.
Un decennio fa la pubblicazione di un gioco sulle espulsioni su un dominio governativo avrebbe aperto una discussione politica lunga settimane, mentre oggi il passaggio viene registrato, commentato per una giornata e archiviato come trovata di marketing.
Del resto, l’assuefazione procede per scarti minimi, ciascuno abbastanza contenuto da sembrare tollerabile rispetto al precedente, e la somma diventa leggibile solo guardando indietro di qualche anno.
Il linguaggio del gioco, evidentemente, disinnesca il giudizio meglio di qualunque comunicato, perché chi impila blocchi su uno schermo compie un gesto che la mente classifica come innocuo.
La trasformazione del logo Sega e il fronte dei marchi
La campagna di lancio, affidata ai canali social istituzionali, ha ripreso l’estetica delle schermate di avvio delle console degli anni Novanta e Duemila. In una delle animazioni il marchio Sega si scompone e si ricompone nella scritta MAGA, con la stessa resa cromatica dell’originale. In un’altra il logo Xbox appare reinterpretato sostituendo la X con una A, insieme a un richiamo visivo al GameCube e a un contatore delle espulsioni in sovrimpressione.
L’azienda titolare dei diritti sul Tetris ha risposto con un messaggio pubblicato sui propri profili, nel quale chiarisce di non aver partecipato in alcun modo alla realizzazione di Build the Wall e ricorda ai propri utenti la vocazione del gioco come strumento di aggregazione. Il messaggio si chiude con un riferimento diretto alla serietà con cui la società tratta le violazioni del copyright. Nessuna azione giudiziaria risulta avviata e la società non ha confermato l’invio di una diffida formale.
Cosa dice la giurisprudenza sui cloni dei videogiochi
Il diritto d’autore statunitense ha già affrontato una controversia molto simile. Nel 2012 una corte federale del New Jersey ha deciso una causa promossa proprio dai titolari dei diritti sul Tetris contro lo sviluppatore di un clone distribuito su dispositivi mobili, stabilendo che la meccanica di gioco appartiene al campo delle idee e resta esclusa dalla tutela, mentre la specifica espressione grafica può essere protetta. In quel caso la pronuncia è andata a favore dei titolari, perché il clone riproduceva la forma dei pezzi, la disposizione del campo e la resa cromatica dell’originale. La linea interpretativa precedente, costruita su decisioni degli anni Ottanta e Novanta relative a giochi di combattimento, aveva consentito la circolazione di titoli con dinamiche pressoché identiche a condizione che la veste visiva risultasse autonoma. La distinzione, evidentemente, si gioca ogni volta sul dettaglio grafico.
Il fronte dei marchi segue regole proprie e apre una questione autonoma rispetto al diritto d’autore.
Un docente statunitense di diritto della proprietà intellettuale, sentito da una testata americana, ha osservato che la difesa fondata sulla parodia difficilmente reggerebbe, dato che la parodia presuppone un commento rivolto al marchio ripreso, mentre in questo caso il richiamo funziona come strumento di attenzione. Ha aggiunto che la categoria dell’omaggio, per quanto significativa nella pratica artistica, resta estranea al diritto industriale. Il passaggio decisivo, secondo la sua ricostruzione, riguarda la possibilità che il pubblico attribuisca ai titolari originali un coinvolgimento nel progetto, valutazione sulla quale ha espresso una previsione prudente. Un secondo profilo riguarda il danno reputazionale che un’azienda potrebbe lamentare per l’accostamento del proprio marchio a un’iniziativa politica.
I precedenti sull’uso non autorizzato di contenuti protetti
La comunicazione istituzionale statunitense ha già generato attriti analoghi con titolari di diritti in altri settori. L’uso di brani musicali senza autorizzazione ha prodotto reclami e iniziative legali da parte di eredi di artisti scomparsi e di musicisti in attività, con richieste di rimozione accolte dalle piattaforme in più occasioni. Il governo giapponese, dal canto suo, ha chiesto formalmente di interrompere l’impiego di personaggi Nintendo e Pokémon nei contenuti generati con intelligenza artificiale e diffusi dai canali ufficiali. Un doppiatore della serie Halo ha denunciato pubblicamente l’utilizzo della propria voce in materiale che ha definito propagandistico.
In Europa il quadro normativo segue coordinate diverse. L’eccezione di parodia prevista dalla direttiva sul diritto d’autore richiede un intento espressivo che si rivolga all’opera ripresa, requisito interpretato in modo restrittivo dalla Corte di giustizia. La disciplina del marchio dell’Unione, sul versante parallelo, colpisce lo sfruttamento indebito della notorietà altrui anche fuori dal perimetro strettamente commerciale.
Nessuno degli altri titolari dei marchi richiamati nella campagna promozionale ha finora commentato l’operazione.
