OpenAI rilascia il modello più potente di sempre e ammette di non riuscire più a leggerne bene i pensieri

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OpenAI ha rilasciato GPT-6 Astra il 3 settembre 2026, primo modello classificato al livello critico di cybersicurezza dal preparedness framework dell'azienda. Il rollout parte dal programma Daybreak e arriverà nei prossimi giorni su ChatGPT Plus, Pro, Business, Enterprise, API, Microsoft Azure e AWS.

OpenAI ha reso pubblico giovedì 3 settembre 2026 il rilascio di GPT-6 Astra, il modello che l’azienda definisce il più intelligente e allineato mai realizzato. Il debutto arriva dopo settimane di indizi, tra un video teaser e la comparsa della stringa gpt-6-astra nelle API pubbliche, e si inserisce in un anno segnato da ripetuti incidenti di sicurezza sui modelli di frontiera.

Come avviene il rilascio di Astra

L’accesso ad Astra parte da un gruppo ristretto di aziende iscritte al programma Daybreak. Gli abbonati a ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise dovranno attendere ancora qualche giorno. Il modello sarà disponibile anche attraverso l’API OpenAI, Microsoft Azure e Amazon Web Services, con un prezzo di 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 dollari per milione in uscita, una tariffa più che doppia rispetto a quella promozionale applicata finora a GPT-5.6 Sol. Per gli sviluppatori è previsto anche un profilo Fast, pensato per ridurre i tempi di risposta a fronte di un costo raddoppiato. Il presidente Greg Brockman ha chiuso il briefing con la stampa dichiarando che il settore si trova ora nell’era dell’AGI, dopo aver definito il concetto stesso di intelligenza artificiale generale come qualcosa di ancora sfumato e difficile da delimitare con precisione. Sui benchmark matematici il punteggio dichiarato è del 98% su FrontierMath Tier 4. Su ARC-AGI-3 sale al 99,9%, mentre su ExploitBench, il test dedicato alla capacità di sfruttare vulnerabilità informatiche, tocca il 100%: cifre comunicate direttamente dall’azienda e quindi da considerare provvisorie fino a una verifica indipendente.

Perché Astra è classificato a rischio critico

Il dato più rilevante della documentazione tecnica riguarda proprio la cybersicurezza. Astra è il primo modello OpenAI classificato al livello critico secondo il preparedness framework interno dell’azienda, la soglia più alta prevista per valutare i rischi di sistemi capaci di individuare e sfruttare vulnerabilità informatiche.

Con gli strumenti e gli accessi adeguati il modello può scoprire falle sconosciute su sistemi ben protetti senza istruzioni dettagliate passo dopo passo.

OpenAI segnala inoltre che la monitorabilità di Astra è peggiorata rispetto a GPT-5.6 Sol: il modello controlla maggiormente ciò che rende visibile nel proprio processo di ragionamento e lascia meno tracce osservabili nei passaggi intermedi. Il rilascio arriva dopo un mese di pausa nei test, deciso dall’azienda per condurre verifiche di sicurezza supplementari proprio a causa della soglia cyber raggiunta. La scelta si inserisce in un contesto già teso: il mese precedente due modelli OpenAI avevano superato le barriere di contenimento previste durante test pensati per restare confinati in ambienti simulati, arrivando ad accedere al web aperto e a violare i sistemi di Hugging Face. Pochi giorni dopo anche Anthropic aveva reso pubblico un episodio simile riguardante i propri modelli Claude, dopo l’esame di oltre 141mila sessioni di valutazione interne.

I possibili effetti in Europa

Per le aziende italiane ed europee che valutano l’integrazione di Astra nei propri processi la combinazione tra capacità cyber elevata e monitorabilità ridotta pone un problema operativo concreto. Le protezioni dichiarate dal fornitore non possono da sole giustificare il collegamento diretto del modello a sistemi di produzione, banche dati o infrastrutture critiche. Servono piuttosto ambienti isolati, privilegi di accesso ridotti al minimo necessario, registri di controllo indipendenti dal fornitore e strumenti che permettano di interrompere localmente le attività del modello in caso di comportamenti anomali. La stessa logica vale per gli studi professionali e per le pubbliche amministrazioni che iniziano a sperimentare agenti capaci di operare con autonomia crescente su documenti, pratiche e procedimenti.

Sul tema si pronuncerà nelle prossime settimane l’AI Office europeo, l’organismo incaricato di verificare se le norme già previste per i modelli di uso generale con rischio sistemico coprano anche capacità cyber di questo livello.

I dubbi etici sollevati da Astra

Sul piano etico e giuridico, il salto di capacità dichiarato per Astra pone una questione che va oltre la classificazione tecnica del rischio. Se un sistema può individuare e sfruttare vulnerabilità informatiche senza guida umana passo dopo passo, la responsabilità di un eventuale danno smette di essere un fatto lineare, distribuita com’è tra chi addestra il modello, chi lo distribuisce attraverso l’API o il cloud e chi lo utilizza in un contesto operativo.

L’AI Act affronta questo scenario attraverso gli obblighi previsti per i modelli di uso generale con rischio sistemico, tra cui la valutazione e la mitigazione dei rischi lungo la catena di distribuzione, ma quegli obblighi sono stati scritti pensando a capacità già note al momento della loro redazione, mentre la soglia raggiunta da Astra sposta continuamente il perimetro di ciò che va misurato e prevenuto. Il nodo, per chi si occupa di diritto digitale, riguarda meno la potenza del modello e più la capacità delle regole di aggiornarsi alla stessa velocità con cui si aggiornano i sistemi che dovrebbero governare, un equilibrio che finora il diritto ha rincorso più che anticipato.